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LexCEDpedia

Fattore Criminogeno

Definizione

Un elemento o una circostanza che contribuisce a causare o a favorire la commissione di un reato.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 110 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 95% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 4%
  • Inammissibile 95%
  • Altro 1%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 798%
  • Penale Sez. 61%
  • Penale Sez. 21%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 35738/2010in 8 provvedimenti
  • Cass. 19170/2015in 9 provvedimenti
  • Cass. 33299/2016in 38 provvedimenti
  • Cass. 43438/2010in 9 provvedimenti
  • Cass. 35526/2013in 10 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Applicazione della recidiva tra vecchi reati e nuove condanne
L'Imputato ha subito una condanna per furto pluriaggravato e indebito utilizzo di carte di pagamento. La Corte di appello ha ridotto la pena, ma ha confermato l'aumento sanzionatorio per i precedenti penali. L'Imputato ha quindi presentato ricorso in Cassazione per contestare l'applicazione della recidiva, sostenendo che i giudici avessero valutato in modo errato il suo passato criminale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente a pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva richiede una disamina concreta della personalità del reo e dei suoi trascorsi giudiziari. La corte territoriale ha motivato adeguatamente la persistente inclinazione al delitto dell'autore.
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Riconoscimento della recidiva: no all’aumento automatico
L'Imputato subiva una condanna per furto aggravato in concorso con incremento della pena. La Corte d'appello confermava la sanzione richiamando una passata condanna per spaccio di sostanze stupefacenti ed evidenziando una biografia criminale non commendevole. La difesa presentava ricorso per cassazione contestando la carenza di motivazione sull'aggravamento. I giudici di legittimità hanno accolto le ragioni difensive, stabilendo che il riconoscimento della recidiva esige una verifica concreta sulla reale pericolosità sociale del soggetto. Il mero elenco formale delle precedenti condanne non basta a giustificare un inasprimento della pena. La Suprema Corte ha dunque annullato la decisione impugnata limitatamente all'aumento sanzionatorio, disponendo il rinvio ad altra sezione della Corte d'appello per una nuova e approfondita motivazione.
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Recidiva reiterata nel furto: condanna confermata
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per furto aggravato, contestando l'applicazione della recidiva reiterata e la pesantezza della pena inflitta. La difesa ha sostenuto l'assenza di un effettivo legame tra i precedenti penali e la nuova condotta illecita. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contestazione della recidiva reiterata nel furto richiede motivi specifici e argomentati, non la semplice ripetizione delle difese d'appello già respinte. La Corte territoriale ha valutato correttamente la pericolosità sociale e la persistente inclinazione al delitto, escludendo la natura occasionale della condotta. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato integralmente la sentenza di condanna e ha punito l'Imputato con il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Tentato Furto: Ricorso Inammissibile, la Cassazione conferma la pena
Un Lavoratore è stato condannato per tentato furto. Ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che aveva confermato la sua responsabilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le lamentele del Lavoratore fossero solo una ripetizione di argomenti già esaminati e respinti dai giudici precedenti. La Corte ha anche confermato la corretta valutazione della recidiva e del giudizio di comparazione delle circostanze. Il ricorrente ha dovuto pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende a causa dell'inammissibilità ricorso penale.
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Furto in Abitazione: La Recidiva Reiterata Confermato dalla Cassazione
Un Lavoratore, già condannato per furto in abitazione, ha presentato ricorso contro la sentenza che confermava la sua responsabilità e l'applicazione della recidiva reiterata. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che la valutazione della recidiva fosse corretta. Essi hanno considerato le precedenti condanne come un chiaro indicatore di una persistente inclinazione al delitto. La Corte ha così confermato la decisione di merito.
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Applicazione della recidiva: il peso concreto dei precedenti
L'Imputato è stato condannato per il possesso di documenti falsi e ha presentato ricorso lamentando un vizio di motivazione relativo all'applicazione della recidiva. I giudici hanno confermato l'aumento di pena valutando il legame tra i precedenti penali e il nuovo illecito, rilevando una persistente inclinazione criminale secondo i criteri di legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile e ha condannato l'Imputato al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Recidiva e precedenti penali: stop agli aumenti automatici
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dell'applicazione della recidiva nei confronti di un imputato condannato per detenzione di modica quantità di sostanze stupefacenti. I giudici di merito avevano confermato l'aggravante della recidiva basandosi unicamente sulla presenza di un precedente penale specifico recente e sulla gravità oggettiva del nuovo fatto. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che la presenza di precedenti penali non comporta un automatismo sanzionatorio. Il giudice deve infatti verificare in concreto se la nuova condotta riveli un effettivo incremento della pericolosità sociale e una reale inclinazione a delinquere. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Recidiva: confermata per uno, annullata per l’altra. La Cassazione chiarisce l’applicazione della recidiva.
Due imputati sono stati condannati per possesso di carta di credito rubata. Hanno contestato l'applicazione della recidiva (aggravamento di pena per chi ha precedenti). La Cassazione ha confermato la recidiva per l'Uomo, data la sua lunga storia criminale. Ha invece annullato la sentenza per la Donna, perché la motivazione sulla sua recidiva era insufficiente, richiedendo un nuovo giudizio. Il caso evidenzia l'importanza di una motivazione specifica per l'applicazione della recidiva, non bastando la mera esistenza di precedenti.
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Falsa identità e applicazione della recidiva: no al ricorso
L'Imputato è stato condannato per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale sulla propria identità personale. Il condannato ha presentato ricorso per contestare la mancata esclusione dell'aumento di pena per i suoi precedenti penali. La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della recidiva, rilevando che i giudici hanno valutato concretamente la gravità del fatto, l'intervallo temporale tra i reati e la persistente inclinazione a delinquere del soggetto. L'atto di impugnazione è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e a una sanzione di tremila euro.
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Applicazione della recidiva: l’Imputato perde il ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello, contestando la corretta applicazione della recidiva. L'Imputato sosteneva che i giudici avessero valutato in modo errato le sue precedenti condanne penali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e manifestamente infondato. I giudici di legittimità hanno ribadito che l'applicazione della recidiva richiede una valutazione concreta del rapporto tra il nuovo reato e le condanne passate. Il giudice di merito ha infatti verificato con precisione se la condotta criminosa precedente indicasse una perdurante inclinazione al delitto. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del processo e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Applicazione della recidiva: rigettato il ricorso dell’imputata
L'imputata ha proposto ricorso per cassazione contestando la decisione della Corte di Appello sulla sussistenza dei precedenti penali a suo carico. La difesa ha sostenuto che i giudici di merito non avessero motivato a sufficienza l'aumento di pena. La Suprema Corte ha confermato la correttezza della sentenza impugnata. I giudici hanno accertato in concreto la personalità della colpevole e l'effettivo collegamento tra le passate condanne e il nuovo reato. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha confermato l'applicazione della recidiva, condannando la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro.
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Furto e applicazione della recidiva: i limiti di pena
Un imputato, condannato per il reato di furto, ha impugnato la decisione della Corte d'Appello contestando la mancata esclusione della recidiva. L'imputato sosteneva che i giudici di merito avessero valutato in modo errato i suoi precedenti penali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva è corretta quando il tribunale valuta in concreto la gravità del fatto, l'arco temporale e i criteri di legge per verificare la persistente inclinazione al crimine. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata specifica: conferma della condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per falsificazione di monete a carico di un imputato, ribadendo la piena legittimità dell'aggravante della recidiva reiterata specifica. L'imputato contestava il maggiore rigore sanzionatorio applicato nei gradi precedenti. I giudici hanno chiarito che l'aumento di pena non deriva da un mero calcolo automatico della gravità dei fatti passati. Il giudice di merito deve valutare concretamente la personalità dell'autore e il nesso tra le precedenti condanne e il nuovo reato commesso. Nel caso esaminato, i reati pregressi hanno evidenziato una costante inclinazione a delinquere, determinante per la nuova condotta illecita. La Suprema Corte ha pertanto dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, condannandolo alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: conferma nel furto pluriaggravato
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per furto pluriaggravato, il quale contestava la decisione della Corte di Appello di confermare l'aumento di pena per i precedenti penali. Il ricorrente sosteneva l'erronea applicazione della recidiva, ritenendo insufficiente la valutazione svolta dai giudici di merito sui reati passati. I Supremi Giudici hanno confermato la piena legittimità della sentenza impugnata: il giudice di merito ha infatti effettuato una disamina concreta della personalità dell'autore del reato, collegando i precedenti illeciti con il nuovo episodio criminoso per comprovare una persistente inclinazione al delitto. Ritenuto il ricorso manifestamente infondato, la Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, condannando l'imputato alle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: quando il passato aggrava la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza d'appello che confermava la sua condanna. L'unica contestazione mossa riguardava l'applicazione della recidiva. I giudici hanno stabilito che l'aumento di pena è pienamente legittimo. La Corte d'appello non si è limitata a elencare i precedenti penali dell'uomo, ma ha analizzato la sua condotta complessiva. La ripetizione di reati gravi a breve distanza di tempo, anche dopo periodi trascorsi in carcere, dimostra una chiara pericolosità sociale e una persistente inclinazione a delinquere. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il condannato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Applicazione della recidiva: tra condanne passate e nuovo furto
L'Imputata è stata condannata per tentato furto in abitazione. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva, ritenendola automatica e priva di adeguata motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva richiede una valutazione in concreto del rapporto tra il nuovo reato e le condanne passate, per verificare la reale inclinazione a delinquere del soggetto, in linea con i criteri di commisurazione della pena. L'Imputata è stata condannata anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: il passato pesa oltre le attenuanti
L'Imputato, condannato per furto aggravato in concorso, ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva richiede una valutazione concreta del rapporto tra il nuovo reato e le precedenti condanne, per verificare se la condotta passata dimostri una reale e perdurante inclinazione a delinquere. Questa valutazione differisce da quella per la concessione delle attenuanti generiche, escludendo qualsiasi contraddizione logica. Di conseguenza, l'Imputato perde definitivamente il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Applicazione della recidiva: reati diversi ma la condanna aumenta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per false dichiarazioni a un pubblico ufficiale. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva operata dai giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che l'applicazione della recidiva richiede una valutazione concreta del giudice, basata sulla gravità dei fatti e sul legame tra il nuovo reato e le condanne precedenti. Tale esame serve a verificare se la condotta passata dimostri una reale e persistente inclinazione a delinquere. Poiché i giudici di merito hanno motivato correttamente escludendo la recidiva specifica ma confermando quella generica in base alla condotta del reo, il ricorso è stato respinto. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: la Cassazione respinge il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentata violenza privata. Il ricorrente contestava l'applicazione della recidiva, ritenendo la motivazione dei giudici di merito carente e illogica. La Suprema Corte ha invece chiarito che l'applicazione della recidiva è legittima se i giudici valutano in concreto il rapporto tra il nuovo reato e le condanne passate. Questa analisi serve a verificare se i precedenti penali dimostrino una reale e persistente inclinazione a delinquere del soggetto, che ha influito sulla commissione del nuovo fatto. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Applicazione della recidiva: quando il passato pesa sul furto
L'Imputata è stata condannata per furto in abitazione aggravato. La Corte d'Appello ha confermato la pena applicando l'aumento per recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale. L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva per carenza di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla recidiva richiede un'analisi concreta del giudice di merito. Questa indagine non si limita alla gravità dei fatti passati, ma deve verificare se la condotta precedente dimostri una reale e persistente inclinazione al crimine, idonea a spingere il soggetto a delinquere nuovamente. Il ricorso è stato giudicato generico e l'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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