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Fatto Di Lieve Entità — Anno 2026

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Altri anni per Fatto Di Lieve Entità

Provvedimenti

Spaccio di droga: 90g di hashish e un bilancino costano l’arresto
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per un'indagata trovata in possesso di 90 grammi di hashish. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale, la presenza in casa di un bilancino di precisione e di materiale per confezionare le dosi è stata considerata prova schiacciante di un'attività di spaccio di droga. I giudici hanno ritenuto questi elementi 'indici tipici' della destinazione alla vendita, superando la giustificazione dell'indagata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, rendendo definitiva la misura cautelare e condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Fugge e getta la droga: la resistenza a pubblico ufficiale è reato
Un uomo viene condannato per detenzione di 100 grammi di hashish a fini di spaccio e per resistenza a pubblico ufficiale. Durante un controllo, l'uomo si era opposto fisicamente agli agenti, era fuggito e aveva gettato via la droga. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo la sua difesa. I giudici hanno stabilito che la reazione violenta non era giustificata, poiché il controllo di polizia era legittimo e non un atto arbitrario. Inoltre, la notevole quantità di droga e il comportamento dell'imputato hanno impedito di considerare il reato come di 'lieve entità'. L'imputato ha perso il ricorso e la sua condanna è diventata definitiva.
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Validità Narcotest: Condanna per Spaccio Anche Senza Perizia
Un soggetto, condannato per spaccio di lieve entità, ha contestato la sentenza sostenendo che un semplice narcotest non fosse una prova sufficiente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito un principio importante sulla validità narcotest: per i reati minori legati agli stupefacenti, questo test rapido può bastare per fondare una condanna, a patto che il giudice motivi adeguatamente la sua decisione considerando l'esigua quantità della sostanza e altri elementi significativi. Non è quindi sempre necessaria una complessa perizia di laboratorio.
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Droga ai domiciliari: non è mai un fatto di lieve entità
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio importante in materia di reati di droga. Un imputato, già agli arresti domiciliari, ha commesso un reato legato agli stupefacenti durante le ore di permesso. L'imputato ha chiesto che il suo gesto fosse considerato un 'fatto di lieve entità', data la modesta quantità di sostanza. La Corte ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che commettere un reato mentre si è sottoposti a una misura cautelare è una circostanza così grave da escludere automaticamente la possibilità di qualificare il reato come 'fatto di lieve entità', a prescindere da ogni altra valutazione sulla quantità o qualità della droga.
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Detenzione ai fini di spaccio: condanna definitiva per ricorso vago
Un uomo viene condannato per detenzione ai fini di spaccio di cocaina. I giudici riconoscono l'ipotesi del 'fatto di lieve entità', condannandolo a un anno di reclusione e 2.000 euro di multa. L'imputato presenta ricorso alla Corte di Cassazione, ma questo viene dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano una semplice ripetizione di argomenti già respinti in appello e non criticavano in modo specifico la logica della sentenza. Di conseguenza, la condanna per detenzione ai fini di spaccio è diventata definitiva e l'uomo è stato condannato a pagare ulteriori spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Droga in carcere: non è mai spaccio di lieve entità
La Corte di Cassazione ha escluso la possibilità di qualificare come spaccio di lieve entità la condotta di una donna che ha tentato di introdurre in carcere quasi 64 dosi di hashish. La droga era nascosta nell'orlo di un giaccone destinato al compagno detenuto. Secondo i giudici, la modalità dell'azione, ovvero l'introduzione dello stupefacente in un istituto penitenziario, e la quantità non trascurabile, dimostrano una professionalità e un'offensività incompatibili con l'ipotesi del fatto di lieve entità. La condanna della donna è stata quindi confermata, respingendo il suo ricorso e condannandola al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di Lieve Entità? No con 1 Kg di Droga, dice la Cassazione
Un uomo, condannato per aver ceduto un chilogrammo di sostanza stupefacente, ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato chiedeva di qualificare il reato come spaccio di lieve entità per ottenere una pena più bassa. La Corte Suprema ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: una quantità così ingente di droga è oggettivamente incompatibile con l'ipotesi del fatto lieve. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio e fatto di lieve entità: no sconti con legami criminali
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato che chiedeva di riconoscere il reato di spaccio come un fatto di lieve entità. La richiesta è stata negata a causa di elementi aggravanti come la quantità e la varietà delle droghe detenute, il luogo dello spaccio e i legami con ambienti criminali di spessore. Secondo i giudici, queste circostanze nel loro insieme escludono la possibilità di applicare la norma più favorevole. L'impugnazione è stata quindi dichiarata inammissibile, con condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: negato se l’attività è professionale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di cocaina, negando la qualifica di 'fatto di lieve entità'. Secondo i giudici, per escludere l'ipotesi di spaccio di lieve entità è sufficiente che anche un solo elemento, come la professionalità dell'attività, indichi una certa gravità. Nel caso specifico, l'imputato agiva in modo organizzato, con un ruolo da 'palo' e in collaborazione con altri complici. Questa modalità operativa ha dimostrato una non occasionalità dell'attività di spaccio, giustificando il rigetto della richiesta di attenuante e rendendo il ricorso inammissibile.
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Spaccio: 521 dosi di cocaina non sono un fatto di lieve entità
Un uomo, condannato per spaccio, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la sua condotta dovesse essere considerata un fatto di lieve entità. In casa sua erano state trovate 521 dosi di cocaina, sostanza da taglio, un bilancino di precisione e un quaderno con la contabilità. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che il numero elevato di dosi (centinaia, non decine) e gli strumenti rinvenuti provavano un'attività di spaccio sistematica e su larga scala. Tale attività è incompatibile con l'ipotesi del fatto di lieve entità. La condanna per spaccio è stata quindi confermata in via definitiva.
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Droga pura: non è fatto di lieve entità, condanna confermata
Due persone, condannate per detenzione di stupefacenti, hanno presentato ricorso in Cassazione chiedendo di riconoscere il 'fatto di lieve entità'. Sostenevano che i mezzi rudimentali e la modesta quantità di droga giustificassero una pena minore. La Corte ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'elevato numero di dosi ricavabili e l'alto grado di purezza della sostanza sono elementi sufficienti per escludere il 'fatto di lieve entità', rendendo irrilevanti gli altri aspetti. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Fatto di lieve entità: negato se lo spaccio è professionale
Un uomo, già agli arresti domiciliari, viene trovato in possesso di cocaina, hashish e marijuana, oltre a tre bilancini di precisione e materiale per il confezionamento. L'imputato chiede il riconoscimento del 'fatto di lieve entità', sostenendo che la quantità fosse compatibile con un piccolo spaccio. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, giudicandolo inammissibile. I giudici sottolineano che la varietà delle droghe, la presenza di strumenti professionali e la condizione di detenuto agli arresti domiciliari dimostrano un'attività di spaccio stabile e organizzata, incompatibile con l'ipotesi del fatto di lieve entità. La condanna a 4 anni e 2 mesi di reclusione e 20.000 euro di multa diventa definitiva.
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Fatto di lieve entità: niente sconti per spaccio se sei recidivo
Un uomo condannato per detenzione di cocaina ai fini di spaccio ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che i giudici avessero sbagliato a non considerare il reato un fatto di lieve entità. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si basa su due elementi chiave: la pericolosità sociale dell'imputato, che era tornato a delinquere pochi mesi dopo una condanna definitiva, e la natura della sostanza. Dieci dosi di cocaina pura, insieme a denaro contante, non costituiscono un'attività marginale. La sentenza conferma quindi che per definire un fatto di lieve entità non basta guardare alla quantità, ma occorre valutare il contesto complessivo, inclusa la condotta passata dell'imputato.
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Fatto di lieve entità negato: 3000 dosi di droga sono troppe
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione di droga ai fini di spaccio. L'imputato aveva richiesto l'applicazione dell'attenuante del 'fatto di lieve entità', ma la sua richiesta è stata respinta. I giudici hanno stabilito che l'ingente quantitativo di stupefacenti (198g di hashish e 152g di marijuana, pari a oltre 3.000 dosi) e l'elevata percentuale di principio attivo erano elementi oggettivi incompatibili con la definizione di lieve entità. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile, rendendo la condanna definitiva e aggiungendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Spaccio da casa non è fatto di lieve entità: condanna confermata
Un uomo viene condannato per spaccio di cocaina e marijuana. La sua attività era organizzata: usava la propria abitazione come base e un telefono dedicato per gli appuntamenti. Nonostante la difesa sostenesse si trattasse di un fatto di lieve entità, la Cassazione ha respinto la richiesta. I giudici hanno sottolineato che la quantità di droga (100 grammi per 214 dosi), la varietà delle sostanze e la struttura organizzata dell'attività escludono la possibilità di considerare il reato come minore. La condanna a 4 anni di reclusione è stata quindi confermata, stabilendo un principio chiaro sulla distinzione tra spaccio occasionale e attività strutturata.
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Spaccio di 20g di cocaina: non è un fatto di lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per spaccio di cocaina, escludendo l'applicazione del 'fatto di lieve entità'. L'imputato era stato accusato di cessioni ripetute di droga, per quantitativi tra i 10 e i 20 grammi. Secondo i giudici, sia il peso della sostanza sia la non occasionalità delle vendite sono elementi incompatibili con la definizione di reato minore. La Corte ha ritenuto che una condotta organizzata e quantitativi significativi dimostrano una gravità tale da non poter beneficiare della pena ridotta prevista per il fatto di lieve entità. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato respinto e la condanna è diventata definitiva.
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Spaccio di lieve entità: No se ci sono bilancino e telecamere
La Corte di Cassazione ha escluso l'ipotesi di spaccio di lieve entità per un uomo trovato in possesso di marijuana e cocaina. Nonostante la difesa sostenesse la minima offensività, i giudici hanno dato peso non solo alla quantità di droga, sufficiente per oltre duemila dosi, ma anche al contesto. La presenza in casa di un bilancino di precisione, denaro contante e un sistema di videosorveglianza, sebbene non funzionante, è stata interpretata come un chiaro indice di un'attività di spaccio non occasionale. La Corte ha quindi confermato la condanna, stabilendo che la valutazione sulla lieve entità deve considerare tutti gli elementi nel loro complesso, non solo il peso della sostanza.
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Ricorso Patteggiamento per Droga: Inutile se l’Errore non è Palese
Un imputato, dopo aver concordato una pena (patteggiamento) per tentato omicidio e spaccio di varie droghe, presenta ricorso in Cassazione. Chiede di re-interpretare lo spaccio come 'fatto di lieve entità'. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. La legge limita fortemente il ricorso patteggiamento, ammettendolo solo per errori palesi. In questo caso, la detenzione di hashish, eroina e cocaina in quantità consistenti e già suddivise in dosi rende impossibile, in modo evidente, qualificare il fatto come lieve. L'accordo iniziale e la relativa pena sono quindi confermati in via definitiva.
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Fatto di lieve entità: No con droga, pistola e videosorveglianza
La Corte di Cassazione ha negato la qualifica di fatto di lieve entità per la detenzione di stupefacenti. Un uomo è stato trovato in possesso di hashish, cocaina e una pistola modificata, con l'abitazione protetta da videosorveglianza. Secondo i giudici, la valutazione non può basarsi solo sulla quantità di droga. La presenza contemporanea di droghe leggere e pesanti, un'arma e un sistema di controllo indicano una pericolosità e un'organizzazione tali da escludere l'ipotesi del piccolo spaccio. Di conseguenza, la richiesta di attenuare la misura cautelare è stata respinta, confermando la detenzione in carcere.
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Spaccio di droga di lieve entità negato: 147 dosi sotto il divano
Le Forze dell'Ordine trovano 119 grammi di cocaina, divisi in 147 dosi, nascosti sotto il divano di casa dell'Imputato. Insieme alla droga ci sono un bilancino e materiale per il confezionamento. L'Imputato viene condannato a quattro anni di carcere. L'uomo fa ricorso in Cassazione. Egli chiede di considerare il reato come spaccio di droga di lieve entità per ottenere uno sconto di pena. La Corte di Cassazione respinge il ricorso. I giudici spiegano che la quantità di droga, pari a 542 dosi singole, il bilancino e il materiale dimostrano un'attività professionale. Non si tratta quindi di un fatto di lieve entità. Inoltre, i precedenti penali dell'Imputato impediscono di concedere sconti di pena. L'Imputato perde la causa in via definitiva. Egli deve pagare le spese processuali, una multa di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende e dovrà scontare la condanna originaria.
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