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LexCEDpedia

False Dichiarazioni

Definizione

Atto del fornire informazioni non veritiere a un pubblico ufficiale riguardo alla propria identità.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 53 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 77% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 15%
  • Rigettato 8%
  • Inammissibile 77%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 771%
  • Penale Sez. 525%
  • Penale Sez. 64%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 7286/2014in 4 provvedimenti
  • Cass. 55107/2018in 3 provvedimenti
  • Cass. 43952/2017in 4 provvedimenti
  • Cass. 23903/2020in 3 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Falsa Dichiarazione: Ricorso Inammissibile e Condanna Confermata
Un cittadino è stato condannato per aver reso una falsa dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla propria identità o qualità personali (Art. 495 c.p.). La Corte d'Appello aveva già confermato la sua responsabilità, aumentando la pena e negando le attenuanti. Il cittadino ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il fatto dovesse essere qualificato diversamente (Art. 496 c.p.). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché generico e non confrontato con le motivazioni della Corte d'Appello. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende per la sua falsa dichiarazione.
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False Dichiarazioni: Ritrattazione Inutile, Pena Ridotta per Errore
Un individuo è stato condannato per aver reso false dichiarazioni a un pubblico ufficiale e per una violazione del Codice della Strada. La Cassazione ha stabilito che il reato di false dichiarazioni si perfeziona al momento della loro emissione, rendendo irrilevante una successiva ritrattazione. Inoltre, la Corte ha rilevato che la pena detentiva inflitta per la violazione del Codice della Strada era illegale, trattandosi di una contravvenzione. Di conseguenza, questo reato è stato dichiarato estinto per prescrizione, portando a una riduzione della pena complessiva.
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Falsa dichiarazione: quando il ricorso in Cassazione è inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per aver reso una falsa dichiarazione, ai sensi dell'art. 95 del d.P.R. 115/2002. Dopo la condanna in appello, ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo un vizio di motivazione e l'assenza dell'elemento soggettivo del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le doglianze fossero una mera reiterazione di motivi già esaminati e respinti in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. Pertanto, la condanna per la falsa dichiarazione è stata confermata e il Lavoratore è stato condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Falsa Dichiarazione nel Pignoramento: Condanna Convalidata Senza Avviso Esplicito
Un Amministratore di un'Azienda è stato condannato per aver reso una falsa dichiarazione nel pignoramento. Durante una procedura esecutiva, l'Amministratore aveva falsamente affermato che alcune cambiali dell'Azienda erano state consegnate a una banca per un "castelletto". La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che l'avviso delle conseguenze penali per la falsa dichiarazione non richiede una formulazione esplicita nel verbale di pignoramento. È sufficiente il richiamo all'articolo 492 del codice di procedura civile, che già prevede tale avvertimento. L'Amministratore deve pagare le spese processuali alla Parte Creditrice.
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False Dichiarazioni: Ricorso Inammissibile e Condanna Definitiva
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una ricorrente condannata per aver reso false dichiarazioni al difensore del proprio compagno. La Corte d'Appello aveva già confermato la falsità delle dichiarazioni e la congruità della sanzione. La ricorrente ha presentato ricorso, contestando la valutazione dei fatti e la pena. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo che le contestazioni riguardassero il merito della vicenda, già adeguatamente valutato dai giudici precedenti. La sentenza ha quindi confermato la condanna per le false dichiarazioni, imponendo alla ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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False dichiarazioni sulla propria identità: ricorso bocciato
L'Imputato è stato condannato per il reato di false dichiarazioni sulla propria identità ai sensi dell'articolo 495 del codice penale. L'interessato ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione, contestando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'atto difensivo era privo di specificità, in quanto si limitava a riprodurre le medesime doglianze già analizzate e rigettate con giuste motivazioni dalla Corte di Appello. Di conseguenza, L'Imputato perde la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese del processo e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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False dichiarazioni: la guida alla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di false dichiarazioni a un pubblico ufficiale (Art. 495 c.p.). L'imputato aveva richiesto la riqualificazione del fatto nel meno grave reato di cui all'Art. 496 c.p., sostenendo che la condotta non fosse ancora confluita in un atto pubblico. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il delitto si consuma nel momento in cui la dichiarazione mendace perviene al pubblico ufficiale, indipendentemente dalla sua successiva trascrizione formale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con conseguente condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Falsa dichiarazione: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di falsa dichiarazione a pubblico ufficiale, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dalla difesa. Il ricorrente aveva basato la propria impugnazione sulla contestazione dell'elemento soggettivo, cercando di ottenere una nuova valutazione dei fatti già analizzati nei gradi precedenti. La Suprema Corte ha ribadito che, in sede di legittimità, non è possibile procedere a una rilettura del materiale probatorio o proporre ricostruzioni alternative dei fatti, a meno che non emergano specifici travisamenti delle prove non rilevati in precedenza.
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False dichiarazioni: la Cassazione sulla pena pecuniaria
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale di un soggetto per il reato di **false dichiarazioni** rese a un pubblico ufficiale riguardo alla propria data di nascita. La difesa sosteneva che la bugia fosse inidonea a ingannare le autorità, ma la Corte ha ribadito che il reato si consuma nel momento stesso della dichiarazione falsa, ledendo la fede pubblica a prescindere dall'effettivo inganno. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente al diniego della sanzione sostitutiva pecuniaria, rilevando un difetto di motivazione del giudice di merito che non aveva valutato correttamente l'efficacia rieducativa della multa rispetto alla pena detentiva.
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False dichiarazioni e prescrizione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per false dichiarazioni sull'identità personale rese a pubblici ufficiali. Il ricorrente lamentava che le discrepanze anagrafiche fossero dovute a errori di trascrizione fonetica dalla lingua araba e non a una volontà di mentire. La Suprema Corte ha riscontrato un vizio di motivazione, poiché i giudici di merito non avevano verificato quali dichiarazioni fossero effettivamente false alla luce dei documenti ufficiali prodotti. La sentenza chiarisce inoltre che, in caso di annullamento per responsabilità, i periodi di sospensione della prescrizione previsti dalla Legge Orlando non devono essere computati nel calcolo dei termini estintivi del reato.
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Falsa dichiarazione: quando il ricorso è inammissibile
Un individuo, condannato per falsa dichiarazione a un pubblico ufficiale per nascondere il ritiro della patente, ricorre in Cassazione. La Corte dichiara il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato, in quanto mirava a una non consentita rivalutazione delle prove, e condanna il ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Falsa dichiarazione: quando è reato anche se innocua?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per aver reso una falsa dichiarazione a un pubblico ufficiale. La Corte ha ribadito che il reato è istantaneo e si perfeziona nel momento in cui la dichiarazione mendace viene resa, rendendo irrilevante la successiva scoperta della verità o la presunta 'innocuità' del falso.
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False dichiarazioni: la responsabilità del legale firmatario
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un legale rappresentante condannato per false dichiarazioni. Secondo la Corte, la firma apposta su un documento contenente informazioni mendaci implica l'accettazione del rischio, integrando l'elemento soggettivo del reato e confermando la responsabilità penale, anche in presenza di colpa nella proposizione del ricorso.
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False dichiarazioni: quando si commette reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per favoreggiamento. La condanna era scaturita da false dichiarazioni rese per proteggere il conducente di un veicolo coinvolto in un omicidio stradale. La Corte ha stabilito che il reato si consuma nel momento stesso in cui viene resa la dichiarazione mendace e che il possesso di tabulati telefonici da parte degli inquirenti non era sufficiente a far scattare le garanzie difensive per il testimone.
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False dichiarazioni: quando la bugia è un reato
La Corte di Cassazione conferma la condanna per false dichiarazioni (art. 495 c.p.) a un uomo che, dopo un incidente, aveva mentito alla polizia sull'identità del conducente per evitare sanzioni. Il ricorso è stato giudicato inammissibile perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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False dichiarazioni: quando sono inutilizzabili?
Un soggetto, condannato per false dichiarazioni nella domanda per il reddito di cittadinanza, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che la sua condanna si basasse su dichiarazioni rese in giudizio e da considerarsi inutilizzabili. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico, non avendo il ricorrente specificato quali dichiarazioni fossero state usate e come avessero influenzato la decisione. La sentenza chiarisce che per contestare l'uso di proprie dichiarazioni è necessario un motivo di ricorso specifico e dettagliato, non un mero richiamo a principi generali.
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False dichiarazioni: quando si rischia l’art. 495 c.p.
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per false dichiarazioni a un pubblico ufficiale. La sentenza chiarisce la distinzione tra il reato di cui all'art. 495 c.p. (falsa attestazione) e quello meno grave dell'art. 496 c.p. (false dichiarazioni), confermando che mentire sulla propria identità ai Carabinieri durante un controllo, in assenza di documenti, integra la fattispecie più grave. Vengono inoltre respinti i motivi procedurali, ribadendo i limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione delle prove e sull'omessa concessione delle attenuanti generiche non richieste in appello.
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False dichiarazioni: annullata condanna senza avvisi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8820/2024, ha annullato senza rinvio la condanna di un imputato per il reato di false dichiarazioni. La decisione si basa su un precedente intervento della Corte Costituzionale, che ha stabilito l'inutilizzabilità delle dichiarazioni sulle pendenze penali rese dall'imputato se non precedute dagli specifici avvertimenti previsti dalla legge, come il diritto di non rispondere. Poiché nel caso di specie tali avvertimenti non erano stati forniti, il reato non è stato ritenuto sussistente.
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Falsa dichiarazione: la condanna va dichiarata sempre
Una candidata a consigliere comunale è stata condannata per falsa dichiarazione per aver omesso una vecchia condanna penale dalla sua autocertificazione sui requisiti di candidabilità. La difesa sosteneva che, non essendo la condanna riportata sul casellario giudiziale per via del beneficio della non menzione, non vi fosse obbligo di dichiararla. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il beneficio della non menzione non si applica per le questioni di diritto elettorale, rendendo la dichiarazione mendace e confermando il reato di falsa dichiarazione.
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False dichiarazioni: quando il reato è consumato?
La Corte di Cassazione chiarisce la natura del reato di false dichiarazioni ex art. 495 c.p. Un individuo, condannato per aver fornito generalità false, ha presentato ricorso sostenendo che la menzogna fosse palesemente inidonea a ingannare e che, al più, si trattasse di un tentativo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il delitto di false dichiarazioni è un reato di pericolo istantaneo: si consuma nel momento stesso in cui la dichiarazione viene resa, a prescindere dalla sua capacità di indurre in errore il pubblico ufficiale. La valutazione va fatta 'ex ante', senza considerare l'esito finale.
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