Definizione
Una svista materiale dei giudici nel percepire un fatto decisivo del processo, che, se conosciuto correttamente, avrebbe portato a una decisione diversa. Non riguarda l'interpretazione delle leggi.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 36 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 84% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 3%
- Rigettato 6%
- Inammissibile 84%
- Altro 6%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 538%
- Civile Sez. Lavoro38%
- Civile Sez. 124%
Precedenti più richiamati
- Cass. 6198/2005in 3 provvedimenti
- Cass. 8472/2016in 3 provvedimenti
- Cass. 3190/2006in 5 provvedimenti
- Cass. 3652/2006in 4 provvedimenti
- Cass. 9865/2014in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Una Società di scommesse estere impugna un atto impositivo dell'Amministrazione Finanziaria. La Commissione Tributaria Regionale respinge l'appello e rifiuta di inviare quesiti alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea. La Società propone ricorso per revocazione, sostenendo che la mancata trasmissione del rinvio pregiudiziale costituisca un errore di fatto per revocazione. I giudici di secondo grado negano l'esistenza di tale vizio. La Corte di Cassazione conferma la decisione e rigetta il ricorso. Il Collegio precisa che la scelta di consultare i giudici europei spetta unicamente al magistrato, quando ravvisa un effettivo dubbio interpretativo. Un disaccordo sulla valutazione della legge rappresenta una critica giuridica e non un errore percettivo. La Società perdente deve pagare le spese di lite e versare un ulteriore contributo unificato.
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La Gestrice del Bar all'interno di una struttura sanitaria impugna la decisione della Corte di Cassazione richiedendo la revocazione della sentenza. La ditta sostiene che i giudici abbiano commesso gravi sviste nel valutare la durata della locazione, la responsabilità precontrattuale e lo svolgimento di una gara pubblica. Tuttavia, la Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'errore di fatto per revocazione consiste esclusivamente in una svista percettiva o materiale su fatti incontestabili. Le censure della ricorrente riguardano invece la valutazione delle prove e l'interpretazione delle norme, configurando un errore di giudizio non impugnabile con la revocazione. La Gestrice del Bar perde la causa ed è condannata al pagamento delle spese processuali e al raddoppio del contributo unificato.
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La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di un'azienda che lamentava un errore di fatto per revocazione in una precedente ordinanza che ne confermava il fallimento. L'azienda sosteneva che i giudici avessero erroneamente creduto alla sua partecipazione all'udienza prefallimentare, mentre in realtà era assente. La Corte ha stabilito che, anche se l'errore fosse sussistito, non sarebbe stato 'decisivo'. La procedura di convocazione urgente era formalmente corretta perché autorizzata dal Presidente del Tribunale. Di conseguenza, la presenza o l'assenza del debitore non avrebbe cambiato l'esito della decisione. Il fallimento è stato quindi definitivamente confermato.
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Una lavoratrice, dopo una lunga causa per la stabilizzazione di contratti a termine, tenta un'ultima strada: la revocazione della sentenza della Cassazione. Sostiene che i giudici abbiano commesso un errore di fatto nell'interpretare una decisione precedente. La Corte Suprema, però, respinge il ricorso. Stabilisce un principio fondamentale: l'errata interpretazione di una sentenza non è un errore di fatto, ma un errore di diritto. Di conseguenza, l'istanza di errore di fatto revocazione è inammissibile. La lavoratrice perde definitivamente e viene condannata a pagare le spese legali.
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Un ex amministratore di una società pubblica, già condannato in via definitiva al risarcimento dei danni, ha tentato di annullare la sentenza della Cassazione tramite un ricorso straordinario. La sua difesa si basava su un presunto 'errore di fatto per revocazione' commesso dai giudici nella valutazione di aspetti procedurali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: l'errore di fatto per revocazione è solo una svista percettiva e oggettiva, non un errore di valutazione o di interpretazione della legge. Poiché le lamentele dell'amministratore riguardavano il giudizio legale della Corte, e non una svista materiale, la sua condanna è stata confermata.
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Una contribuente ha chiesto la revocazione di una sentenza della Cassazione, sostenendo che i giudici avessero commesso un errore di fatto nel qualificare alcune delibere comunali. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, chiarendo che l'errata qualificazione giuridica di un atto non costituisce un **errore di fatto per revocazione**, ma un errore di giudizio. Quest'ultimo non può essere corretto con questo strumento straordinario. L'errore revocatorio, infatti, è solo una svista materiale (es. leggere 'sì' al posto di 'no'), non una valutazione legale. La contribuente ha quindi perso la causa ed è stata condannata a pagare le spese legali.
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Una società chiede alla Corte di Cassazione di annullare una sua precedente sentenza, sostenendo un errore di fatto revocazione. Il caso originale riguardava il diniego di una 'pace fiscale'. La Corte aveva giudicato inammissibile il ricorso della società perché presentato fuori termine. L'azienda ora afferma che la Corte ha sbagliato a calcolare la scadenza. Con questa ordinanza, i giudici non decidono sul merito della questione. A causa della necessità di ricomporre il collegio giudicante, rinviano la causa a una nuova udienza. L'esito finale resta quindi in sospeso.
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Una struttura sanitaria privata ha chiesto di annullare una sentenza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto per revocazione. La struttura riteneva che la Corte avesse ignorato documenti che provavano il mancato superamento del tetto di spesa, dandole diritto al pagamento da parte dell'ASL. La Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che l'errore di fatto per revocazione riguarda solo sviste su atti procedurali interni al suo stesso giudizio, non una nuova valutazione delle prove dei gradi precedenti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la decisione sfavorevole per la struttura sanitaria.
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L'Amministrazione Finanziaria chiede alla Cassazione di correggere una propria precedente decisione, sostenendo un errore di fatto revocazione. Secondo il Fisco, i giudici avevano erroneamente ignorato la notifica di una sentenza, un fatto che avrebbe reso il suo ricorso tempestivo. La Suprema Corte, però, respinge la richiesta. Precisa che non si tratta di un errore di fatto, ma di una valutazione giuridica. La rilevanza di quella notifica era stata discussa tra le parti e la Corte aveva già implicitamente deciso sulla questione. L'errore di valutazione giuridica non può essere corretto con la revocazione. Di conseguenza, il ricorso del Fisco viene dichiarato inammissibile.
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I genitori di un giovane, deceduto a seguito di un incidente con un mezzo agricolo, hanno agito contro l'Azienda produttrice. I giudici hanno attribuito l'incidente alla condotta anomala e imprevedibile della vittima, escludendo la responsabilità dell'Azienda. Dopo un primo ricorso respinto, i genitori hanno tentato la via della revocazione, sostenendo un errore di fatto da parte dei giudici. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile anche questa richiesta. Ha chiarito che l'errore di fatto per revocazione riguarda solo sviste su punti non discussi, non un diverso modo di valutare le prove. L'Azienda produttrice vince definitivamente la causa.
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Un contribuente con doppia residenza fiscale (Italia e Francia) ha tentato di annullare una sentenza sfavorevole della Cassazione tramite un ricorso per revocazione. Sosteneva che i giudici avessero commesso un errore di fatto revocazione, ignorando documenti sulla sua residenza e interpretando male le norme sulla doppia imposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio chiaro: un disaccordo sull'interpretazione delle norme o sulla valutazione delle prove è un errore di diritto, non una svista materiale. L'azione del contribuente è stata considerata un abuso del processo, con conseguente condanna al pagamento di una sanzione.
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Un professionista ha presentato ricorso per la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione, lamentando un errore di fatto revocazione in merito alla data di iscrizione alla gestione previdenziale e alla presentazione di una dichiarazione dei redditi, elementi decisivi per una questione di prescrizione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che gli errori lamentati non costituivano un errore di fatto (una falsa percezione degli atti processuali), bensì un errore di giudizio. L'ordinanza impugnata, infatti, si era limitata a riportare correttamente i fatti così come accertati dalla sentenza d'appello, rendendo impossibile configurare un errore percettivo della Cassazione stessa.
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Un cittadino ha presentato ricorso per revocazione contro un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che contestare l'applicazione del principio di autosufficienza del ricorso non costituisce un errore di fatto, bensì una critica all'interpretazione giuridica, non ammissibile in sede di revocazione.
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Una professionista ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto revocazione. La Corte avrebbe ignorato i documenti che provavano l'inadeguatezza delle spese legali liquidate. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, distinguendo tra l'errore percettivo, unico motivo valido per la revocazione, e l'errore di valutazione (o di giudizio), che non consente questo rimedio.
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La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per la revocazione di una propria precedente sentenza. Il caso riguarda un dirigente licenziato che denunciava un errore di fatto revocazione nel calcolo dei termini del procedimento disciplinare. La Corte ha stabilito che il ricorso era formalmente incompleto e che l'asserito errore non era una svista materiale, ma una questione di interpretazione giuridica già dibattuta, non rientrando quindi nella nozione di errore di fatto che giustifica la revocazione.
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Una società ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto sulla data di notifica di un ricorso. La Corte ha dichiarato la richiesta inammissibile, specificando che un errore su un punto controverso tra le parti non costituisce errore di fatto revocatorio. Inoltre, ha chiarito che i documenti scoperti dopo la decisione, per essere validi ai fini della revocazione, devono essere preesistenti alla sentenza stessa e non prodotti successivamente.
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La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha corretto un proprio precedente provvedimento attraverso l'istituto dell'errore di fatto revocazione. Una lavoratrice autonoma era stata erroneamente identificata come avvocato anziché come istruttrice sportiva, portando all'applicazione di norme errate sulla prescrizione dei contributi previdenziali. La Corte ha ammesso la svista, revocato l'ordinanza precedente e, decidendo nel merito, ha respinto il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando che i contributi richiesti erano ormai prescritti.
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Un dirigente ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto revocazione relativo all'interpretazione di accordi sindacali nel contesto del suo licenziamento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'errata interpretazione di documenti costituisce un errore di giudizio e non un errore percettivo di fatto, unico presupposto valido per la revocazione.
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Un contribuente cerca la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto nella qualificazione del suo reddito come d'impresa ai fini di un rimborso fiscale. La Suprema Corte dichiara inammissibile la richiesta di errore di fatto revocazione, chiarendo che la classificazione giuridica del reddito è un errore di giudizio, non un errore di fatto emendabile con questo strumento. La Corte ribadisce che la revocazione è un rimedio eccezionale per chiare sviste percettive, non per riconsiderare valutazioni legali.
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Una società ottiene la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione a causa di un errore di fatto revocazione. La Corte aveva erroneamente omesso la condanna alle spese legali, credendo che la società non si fosse costituita in giudizio. Riconosciuta la svista, la Cassazione ha revocato la precedente decisione limitatamente alle spese e ha condannato l'Amministrazione Finanziaria a pagare i costi di entrambi i procedimenti.
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