Definizione
Nel diritto tributario, si ha 'enunciazione' quando un atto soggetto a registrazione (es. una sentenza) menziona un altro atto non registrato (es. un contratto verbale) che avrebbe dovuto essere tassato. Questo fa scattare l'obbligo di pagare l'imposta anche per l'atto menzionato.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 100 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 48% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 38%
- Rigettato 48%
- Inammissibile 13%
- Altro 1%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 595%
- Civile Sez. 65%
Precedenti più richiamati
- Cass. 17938/2019in 10 provvedimenti
- Cass. 10490/2022in 8 provvedimenti
- Cass. 22829/2013in 8 provvedimenti
- Cass. 28559/2019in 19 provvedimenti
- Cass. 5946/2007in 19 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un notaio ha redatto il verbale di aumento gratuito del capitale sociale di un'azienda. Nel testo dell'atto, i soci hanno richiamato un precedente finanziamento infruttifero non registrato e la parziale rinuncia al relativo credito. L'Agenzia delle Entrate ha preteso il versamento della tassa di registro su entrambi gli atti pregressi, notificando la liquidazione direttamente al pubblico ufficiale. Il professionista ha impugnato l'atto contestando il proprio obbligo di pagamento per negozi giuridici passati a cui era del tutto estraneo. La Corte di Cassazione, rilevando un profondo contrasto interpretativo sulla responsabilità solidale del notaio per i contratti solo enunciati, ha rimesso la questione al Primo Presidente per la definitiva assegnazione alle Sezioni Unite.
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Una società per azioni delibera l'azzeramento del capitale per perdite e il contestuale aumento di capitale. I soci liberano l'aumento compensando i crediti certi ed esigibili vantati verso la società. Il notaio versa l'imposta fissa di duecento euro. L'Agenzia delle Entrate contesta l'operazione e richiede l'aliquota proporzionale dello 0,50% per un totale di oltre ventitremila euro, qualificando la compensazione come autonoma rinuncia al credito. I giudici tributari di merito danno ragione alla società. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e accoglie il ricorso dell'Erario. La Suprema Corte stabilisce che l'operazione coinvolge due atti distinti e funzionalmente collegati: la delibera societaria e la compensazione dei singoli soci. Pertanto, l'imposta di registro aumento capitale si applica in misura proporzionale e non fissa.
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L'Agenzia delle Entrate ha tassato un decreto ingiuntivo e un contratto di cessione di credito richiamato in esso. Il contribuente ha contestato la tassazione del solo contratto di cessione. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'intero avviso, ritenendo non applicabile la **tassazione atti enunciati** (Art. 22 d.P.R. 131/86) per mancanza di identità tra le parti del decreto ingiuntivo e quelle della cessione. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'Agenzia. Ha confermato che la tassazione della cessione di credito non era dovuta, ma ha stabilito che l'annullamento totale dell'avviso era errato, poiché la tassazione del decreto ingiuntivo era legittima.
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L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza che aveva annullato un avviso di liquidazione per la tassazione di un presunto finanziamento soci. Una società aveva effettuato versamenti senza diritto alla restituzione, qualificati dalla Commissione tributaria come contributi in conto capitale, non mutui. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia. Ha ribadito che la qualificazione di un versamento dipende dalla reale volontà delle parti, non solo dalla terminologia contabile. Se il versamento è a fondo perduto, non c'è obbligo di restituzione e, di conseguenza, la sua "rinuncia" non è soggetta alla *tassazione finanziamento soci*.
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Un'Azienda ha coperto le proprie perdite tramite l'utilizzo del capitale e la rinuncia dei soci al rimborso di un finanziamento precedentemente concesso. L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di liquidazione chiedendo la tassazione di tale atto. L'amministrazione ha preteso l'imposta di registro su finanziamento soci in misura proporzionale, sostenendo che l'enunciazione della rinuncia al credito nel verbale assembleare giustificasse il prelievo fiscale. La società ha contestato la richiesta, ottenendo ragione nei primi gradi di giudizio, dove i giudici hanno qualificato il versamento come apporto al patrimonio netto non soggetto a tassazione proporzionale. Di fronte al ricorso del Fisco, la Corte di Cassazione ha evidenziato contrasti giurisprudenziali fondamentali: da un lato chi sostiene la tassabilità dell'atto enunciato e dall'altro chi la nega. La Suprema Corte ha dunque disposto il rinvio della causa in pubblica udienza.
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L'Agenzia Fiscale ha tentato di applicare l'imposta di registro su una cessione di credito, qualificandola come "atto enunciato" all'interno di un decreto ingiuntivo. La Società Finanziaria ha contestato questa tassazione. La Corte di Cassazione ha chiarito che la tassazione atti enunciati richiede l'identità delle parti tra l'atto che enuncia (il decreto ingiuntivo) e l'atto enunciato (la cessione di credito). Poiché nel caso specifico le parti non coincidevano perfettamente, la Corte ha annullato l'avviso di liquidazione per la parte relativa alla cessione di credito, affermando che la diversità dei soggetti impedisce l'applicazione dell'imposta.
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Un Professionista ha impugnato un avviso di liquidazione emesso dall'Agenzia delle Entrate per l'imposta di registro su un decreto ingiuntivo. Il provvedimento del giudice citava l'incarico professionale svolto dall'Avvocato per recuperare i propri compensi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Contribuente, confermando la legittimità della Tassazione per enunciazione. La Corte ha ribadito che il contratto di patrocinio, richiamato nel provvedimento giudiziario nei suoi elementi essenziali, si distingue dalla semplice procura alle liti ed è soggetto autonomamente ad imposta di registro. Di conseguenza, il Contribuente è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e al raddoppio del contributo unificato.
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L'Amministrazione Finanziaria ha richiesto a una società il pagamento dell'imposta di registro per oltre 180.000 euro. La pretesa nasceva dall'enunciazione di un precedente finanziamento soci da 6,1 milioni di euro all'interno di un verbale di assemblea straordinaria per l'aumento di capitale. La società sosteneva si trattasse di un versamento a fondo perduto e non di un mutuo. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto interpretativo sull'applicazione dell'imposta di registro in caso di enunciazione di contratti di finanziamento in atti societari, ha rinviato la causa alla pubblica udienza. La questione centrale riguarda la tassazione del finanziamento soci quando viene menzionato in un verbale assembleare.
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L'Agenzia delle Entrate ha richiesto a un professionista il pagamento dell'imposta di registro proporzionale per l'enunciazione di alcuni finanziamenti soci infruttiferi, menzionati in un atto di donazione da lui redatto. La Corte di secondo grado aveva escluso la responsabilità del professionista, ritenendo che si trattasse di un'imposta complementare. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco, stabilendo che la tassa dovuta per gli atti enunciati, se non richiede accertamenti complessi, costituisce un'imposta principale. Di conseguenza, sussiste la responsabilità solidale del notaio per il pagamento del tributo insieme alle parti contraenti. La sentenza è stata cassata con rinvio per verificare l'effettiva identità delle parti nei due atti.
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L'Agenzia delle Entrate ha richiesto il pagamento dell'imposta di registro su fideiussione, con aliquota dello 0,50%, per alcune garanzie menzionate in una sentenza civile. L'Istituto di Credito si è opposto, sostenendo che tali garanzie, collegate a finanziamenti a medio e lungo termine, fossero già coperte dall'imposta sostitutiva agevolata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che le garanzie già soggette all'imposta sostitutiva non possono subire una nuova tassazione di registro per il solo fatto di essere enunciate in un provvedimento giudiziario. Di conseguenza, l'Agenzia delle Entrate ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di liquidazione per recuperare l'imposta di registro per enunciazione su alcune fideiussioni citate in una sentenza civile di opposizione allo stato passivo di un'azienda in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha stabilito che la precedente menzione delle garanzie in atti registrati non impedisce una nuova tassazione se il fisco non aveva ancora esercitato il suo potere impositivo. Inoltre, ha chiarito che l'avviso di liquidazione è valido anche senza allegare la sentenza tassata, purché i dati essenziali siano chiari. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'azienda sulla determinazione della base imponibile, rinviando la causa al giudice di merito per verificare se l'imposta proporzionale dovesse applicarsi solo sul valore delle garanzie e non sull'intero credito ammesso.
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Un Istituto di Credito ha impugnato l'avviso di liquidazione con cui il Fisco richiedeva l'imposta di registro sulla fideiussione enunciata in un decreto ingiuntivo, oltre alla tassazione proporzionale sugli interessi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della banca. I giudici hanno chiarito che se la garanzia è collegata a un finanziamento a medio o lungo termine che beneficia del regime dell'imposta sostitutiva, non si applica alcuna ulteriore imposta di registro sulla fideiussione. Inoltre, la sentenza d'appello è stata annullata per totale mancanza di motivazione in merito alla tassazione degli interessi. La causa è stata rinviata per un nuovo esame del merito.
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L'Amministrazione Finanziaria richiedeva a un professionista il pagamento dell'imposta di registro proporzionale pari al tre per cento su una scrittura privata di riconoscimento di debito. Tale scrittura era stata richiamata in un'ordinanza del Tribunale che ingiungeva il pagamento di prestazioni professionali soggette a IVA. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che si applica il principio di alternatività IVA e registro. Poiché il debito derivava da prestazioni professionali già soggette a IVA, la scrittura privata enunciata nel provvedimento del giudice deve scontare l'imposta di registro in misura fissa e non proporzionale. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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L'Agenzia delle Entrate ha tassato d'ufficio due lettere allegate alla dichiarazione di successione, con cui i figli riconoscevano debiti verso i genitori. L'ufficio riteneva applicabile l'imposta di registro per il cosiddetto caso d'uso o per enunciazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che l'allegazione di lettere private alla dichiarazione di successione non integra i presupposti per la tassazione per enunciazione. Infatti, la dichiarazione di successione non è un atto soggetto a registrazione in senso stretto e la mera menzione del debito non costituisce un utilizzo giuridico dell'atto (caso d'uso). Di conseguenza, i contribuenti non devono pagare l'imposta pretesa dal fisco.
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L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di liquidazione per l'imposta di registro contro un'azienda, tassando un finanziamento soci menzionato in un contratto preliminare non registrato. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendo che i due contratti non fossero stati stipulati dalle stesse parti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del fisco. La Suprema Corte ha chiarito che l'errore del giudice d'appello sull'identità dei firmatari costituiva un travisamento di fatto e non una violazione di legge. Di conseguenza, il fisco avrebbe dovuto contestare il vizio con un diverso mezzo di impugnazione. Vince l'azienda, mentre l'amministrazione finanziaria viene condannata anche per responsabilità aggravata.
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L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un'impresa un avviso di liquidazione per l'imposta di registro, applicando la tassazione per enunciazione. L'ufficio pretendeva il pagamento dell'imposta proporzionale su un finanziamento soci non registrato, semplicemente menzionato in un contratto preliminare di cessione quote. La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado ha annullato l'atto rilevando che i due contratti non erano stati conclusi dalle stesse parti, come richiesto dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria. L'Agenzia ha infatti contestato la decisione denunciando una violazione di legge anziché un travisamento dei fatti o un vizio di motivazione sulla ricostruzione delle parti contrattuali. Di conseguenza, l'annullamento della tassazione è definitivo e l'impresa non deve pagare l'imposta pretesa.
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L'Azienda ottiene un decreto ingiuntivo contro un debitore e tre fideiussori per un finanziamento garantito da ipoteca. L'Agenzia delle Entrate richiede l'ordinaria imposta di registro proporzionale sulla fideiussione enunciata nel decreto. L'Azienda si oppone sostenendo che il finanziamento a monte ha già scontato l'imposta sostitutiva finanziamenti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Azienda, stabilendo che l'enunciazione in un atto giudiziario di garanzie o contratti già assoggettati a imposta sostitutiva non comporta una nuova tassazione di registro. La causa viene rinviata per verificare l'effettivo pagamento dell'imposta sostitutiva.
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Un Notaio ha impugnato l'avviso di liquidazione con cui l'Agenzia delle Entrate ha richiesto l'imposta di registro per l'enunciazione di un finanziamento soci non registrato all'interno di un atto di scissione societaria. Il professionista sosteneva che mancasse l'identità tra le parti dei due atti, poiché il socio finanziatore originario era diverso dall'attuale socio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della tassazione per enunciazione. I giudici hanno chiarito che il concetto tributario di parte ha un valore sostanziale e non strettamente civilistico. Poiché gli effetti del finanziamento e della scissione coinvolgevano gli stessi soggetti, sussiste l'identità soggettiva richiesta dalla legge. Il Notaio perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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La Corte di Cassazione ha chiarito il regime fiscale del finanziamento infruttifero e imposta di registro. Due società avevano menzionato un prestito senza interessi in una delibera assembleare. L'Agenzia delle Entrate ha richiesto l'imposta di registro proporzionale (3%). Le società si sono opposte, invocando l'applicazione dell'imposta fissa in base al principio di alternatività con l'IVA. La Corte ha dato ragione al Fisco: un finanziamento è soggetto a IVA solo se oneroso, cioè se produce interessi. Essendo il prestito gratuito (infruttifero), non rientra nel campo di applicazione dell'IVA. Di conseguenza, non vale il principio di alternatività e l'imposta di registro si applica in misura proporzionale.
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La Corte di Cassazione ha chiarito un importante principio sulla tassazione per enunciazione. Nel caso esaminato, un'acquirente ha comprato un immobile da una società, pagando il prezzo tramite la compensazione di un suo credito preesistente verso la stessa società, derivante da un finanziamento verbale. L'Agenzia delle Entrate ha preteso l'imposta di registro anche su quel finanziamento, solo perché menzionato nell'atto di vendita. La Corte ha dato ragione al contribuente: la tassazione per enunciazione non si applica se gli effetti del contratto verbale (il finanziamento) cessano proprio in virtù dell'atto che lo menziona (la compravendita che estingue il debito). Di conseguenza, nessuna imposta aggiuntiva è dovuta.
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