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Dolo di partecipazione

Definizione

La specifica intenzione e volontà di un soggetto di far parte di un'associazione criminale, contribuendo consapevolmente al raggiungimento dei suoi scopi illeciti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Fornitore stabile di stupefacenti e legame associativo
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di plurime cessioni di droga e di partecipazione a un'organizzazione criminale. L'indagato contestava il ruolo associativo, sostenendo di aver effettuato solo sporadiche forniture a singoli sodali senza contatti con i vertici della cosca. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso difensivo, affermando che la qualifica di fornitore stabile di stupefacenti configura la partecipazione al sodalizio criminale. Anche in assenza di un rapporto esclusivo o di contatti diretti con i vertici, la disponibilità costante a rifornire le piazze di spaccio con contabilità e crediti dimostra l'inserimento organico nel programma delittuoso. Il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e l'indagato è rimasto in carcere.
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Corriere o affiliato? La custodia cautelare in carcere resta
Il caso riguarda un uomo arrestato alla guida di un'auto con 5 kg di cocaina destinati al capo di un'organizzazione criminale. Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione finalizzata al traffico di droga. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'assenza di prove sulla sua stabile partecipazione al gruppo e contestando la necessità della misura carceraria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che un carico così ingente non viene affidato a soggetti estranei e che la custodia cautelare in carcere è l'unica misura idonea a evitare contatti con la rete criminale. Di conseguenza, l'indagato resta in carcere e deve pagare le spese processuali.
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Custodia cautelare in carcere: il corriere non evita la cella
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'indagato era stato sorpreso alla guida di un'auto con 5 kg di cocaina destinati al capo dell'organizzazione e aveva occultato 1,5 kg di eroina in un bosco. La difesa contestava la sussistenza dei gravi indizi e delle esigenze cautelari, evidenziando il lungo periodo di detenzione già sofferto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo la motivazione del Tribunale del Riesame solida e priva di vizi logici. I giudici hanno sottolineato che un carico di droga così ingente non viene affidato a soggetti estranei al gruppo e che la custodia cautelare in carcere è l'unica misura idonea a recidere i legami con la rete criminale.
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Fornitore stabile: quando è partecipe al narcotraffico?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di essere un fornitore stabile per un'associazione dedita al narcotraffico. La Corte ha stabilito che la mera ripetitività delle forniture non è sufficiente a provare la partecipazione al sodalizio criminale. È necessario dimostrare il dolo specifico, ovvero la coscienza e volontà di contribuire agli scopi dell'associazione, un aspetto che il Tribunale del riesame non aveva adeguatamente valutato. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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