L'Imputata è stata condannata dal Tribunale di Bergamo, tramite patteggiamento, per il possesso di un documento d'identità contraffatto (una carta d'identità francese falsa valida per l'espatrio con la propria foto). Il Procuratore Generale ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la presenza della foto sul documento configurasse l'ipotesi più grave di concorso nella contraffazione, rendendo la pena concordata inferiore al minimo di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, sebbene la foto sia un forte indizio di concorso nella falsificazione, tale condotta non era stata formalmente contestata nel capo d'imputazione. Di conseguenza, la pena applicata per la fattispecie base è corretta e legittima.
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