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Dies A Quo

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Provvedimenti

Frode in danno dell’assicurazione: finti feriti smascherati
Due soggetti hanno simulato lesioni fisiche da incidente stradale utilizzando certificati medici falsi del Pronto Soccorso, allontanandosi in realtà senza visite. Grazie a questi documenti, hanno ottenuto oltre ventimila euro ciascuno dalla compagnia assicurativa. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di falsità materiale e frode in danno dell'assicurazione. I giudici hanno chiarito che il termine per presentare querela decorre solo dalla piena conoscenza della truffa (ricezione del rapporto investigativo) e non dai primi sospetti. Inoltre, la gravità del dolo e la mancanza di pentimento escludono la sospensione condizionale della pena. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando la colpevolezza dei finti danneggiati.
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Prescrizione del risarcimento danni: impresa perde contro la banca
Un'impresa contesta la revoca delle linee di credito e la segnalazione a sofferenza da parte di una banca, avviando una causa per ottenere il ristoro dei pregiudizi subiti. I giudici di merito rigettano la domanda ritenendo il diritto ormai estinto. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'impresa, confermando la prescrizione del risarcimento danni. La Corte rileva che il termine di prescrizione ha iniziato a decorrere quando l'impresa ha avuto chiara percezione del danno, avvenuta già negli anni Settanta con la notifica del ricorso di fallimento, e che l'impresa stessa ha smesso di inviare atti interruttivi dal 1985. Vince la banca, che ottiene la conferma definitiva della decisione a suo favore, mentre l'impresa viene condannata a pagare le spese di giudizio.
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Gestione Separata INPS: scontro tra fisco e redditi minimi
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una professionista a cui l'Ente Previdenziale chiedeva i contributi per la Gestione Separata INPS relativi all'anno 2009. La Corte d'Appello aveva dichiarato prescritto il credito calcolando il termine dal 16 giugno 2010. La Cassazione ha invece stabilito che la prescrizione inizia a decorrere dal termine prorogato per i pagamenti, ossia il 6 luglio 2010. Tuttavia, accogliendo anche il ricorso della professionista, la Corte ha chiarito che l'iscrizione alla Gestione Separata INPS richiede lo svolgimento abituale dell'attività. Un reddito inferiore a 5.000 euro costituisce un forte indizio di occasionalità che il giudice deve valutare concretamente, senza presumere l'abitualità solo dall'iscrizione all'albo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Gestione separata INPS: no al dolo automatico per quadro RR vuoto
Un avvocato si oppone all'addebito dell'INPS per il mancato pagamento dei contributi previdenziali relativi all'anno 2011, derivanti dall'iscrizione d'ufficio alla Gestione separata INPS. La Corte d'Appello ritiene legittima l'iscrizione e nega la prescrizione, ravvisando un comportamento doloso nell'omessa compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del professionista. I giudici chiariscono che la prescrizione dei contributi decorre dalla scadenza del termine di pagamento e non dalla presentazione della dichiarazione. Inoltre, la mancata compilazione del quadro RR non costituisce automaticamente dolo (occultamento del debito). La sentenza viene cassata con rinvio per un nuovo esame della prescrizione.
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Istanza di rimborso: il primo pagamento batte l’ultima rata
L'Amministrazione Finanziaria notificava a una Società un avviso di accertamento per l'anno 2002. Le parti definivano la pendenza tramite accertamento con adesione, concordando un pagamento rateale. La Società versava la prima rata il 6 aprile 2009 e l'ultima il 6 gennaio 2011. Successivamente, il 4 luglio 2012, la Società presentava un'istanza di rimborso per le maggiori imposte versate. L'Ufficio respingeva la richiesta ritenendola tardiva. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, stabilendo che il termine di decadenza biennale per presentare l'istanza di rimborso decorre dal pagamento della prima rata, momento in cui si perfeziona l'accordo, e non dall'ultimo versamento. Di conseguenza, il ricorso della Società è stato rigettato.
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Indebita compensazione: reato sussistente ma condanna annullata
L'Amministratore di una società cooperativa viene condannato in primo e secondo grado per il reato di indebita compensazione, avendo utilizzato crediti IVA non spettanti e privi del visto di conformità per oltre 214.000 euro nel 2014. La Corte di Cassazione, pur confermando la sussistenza del reato e l'intento elusivo dell'imputato, accoglie il ricorso sulla prescrizione. I giudici di legittimità chiariscono che il termine di prescrizione decorre dalla data del primo modello F24 che supera la soglia di punibilità (17 febbraio 2014), come indicato nel capo d'imputazione, e non dall'ultimo versamento. Di conseguenza, calcolando la sospensione per l'emergenza Covid-19, il reato risulta estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello. La Cassazione annulla la condanna senza rinvio ed elimina la confisca dei beni.
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Gestione Separata INPS: contributi dovuti ma sanzioni cancellate
Un avvocato ha contestato l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata INPS per gli anni 2009 e 2010, sostenendo di non dover versare contributi previdenziali poiché già iscritto all'albo e protetto dalla propria cassa professionale. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS per i professionisti che non versano il contributo soggettivo alla cassa di categoria, calcolando l'importo sull'intero reddito e non solo sulla quota eccedente i 5.000 euro. Tuttavia, accogliendo parzialmente il ricorso del professionista alla luce di una pronuncia della Corte Costituzionale, i giudici hanno stabilito che per gli anni precedenti al 2011 non sono dovute le sanzioni civili per l'omessa iscrizione. Il professionista ottiene così l'annullamento delle sanzioni, pur dovendo pagare i contributi base.
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Rivalutazione amianto: la prescrizione non parte dalla pensione
Il Lavoratore ha chiesto il riconoscimento del diritto alla rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda ritenendola prescritta, facendo decorrere il termine decennale dalla data del pensionamento avvenuto nel 1999. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Lavoratore. I giudici hanno stabilito che la prescrizione non decorre automaticamente dal pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore acquisisce la reale consapevolezza dell'esposizione oltre la soglia di legge. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la vera scadenza
Un'avvocatessa ha impugnato la richiesta di pagamento dell'INPS per i contributi omessi del 2009 alla Gestione Separata, eccependo la prescrizione quinquennale. La Corte d'Appello aveva ritenuto che il termine decorresse dalla dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, chiarendo che la prescrizione contributi Gestione Separata decorre dalla scadenza del termine di pagamento, non dalla dichiarazione dei redditi. Tuttavia, poiché i termini di versamento per il 2009 erano stati prorogati al 6 luglio 2010 da un apposito decreto ministeriale (D.P.C.M.), la richiesta di pagamento notificata dall'INPS il 30 giugno 2015 è stata considerata tempestiva, in quanto avvenuta prima della scadenza del quinquennio. Il ricorso della lavoratrice autonoma è stato quindi respinto.
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Prescrizione contributi INPS: vince il commerciante contro l’ente
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando la prescrizione contributi INPS dovuti da un commerciante per l'anno 2005. L'ente sosteneva che il termine di cinque anni dovesse decorrere dalla presentazione della dichiarazione dei redditi o rimanere sospeso per presunto occultamento del debito. I giudici hanno invece chiarito che la prescrizione inizia a decorrere dalle scadenze ordinarie di pagamento dei contributi. Non essendoci stati comportamenti fraudolenti da parte del debitore, la richiesta di pagamento inviata oltre i cinque anni dalle scadenze è tardiva. Il commerciante vince la causa e non deve pagare i contributi richiesti.
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Responsabilità degli amministratori: il silenzio non salva dai debiti
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione pecuniaria di 33.000 euro inflitta dall'Autorità di Vigilanza a un componente del consiglio di amministrazione di una banca. L'ispezione aveva rilevato gravi carenze nella gestione dei rischi e nei controlli interni. Il ricorrente contestava la regolarità della notifica, i tempi di contestazione e la propria responsabilità personale. La Suprema Corte ha chiarito che la responsabilità degli amministratori è solidale: per escluderla non basta il silenzio o il disinteresse, ma occorre esprimere formalmente il proprio dissenso. Inoltre, la sanzione non è legata alla retribuzione percepita. L'amministratore è stato condannato anche al pagamento delle spese di giudizio.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: l’INPS ha ragione
Il Professionista ha impugnato un avviso di addebito dell'Ente Previdenziale per oltre ventiduemila euro di contributi dovuti alla Gestione Separata per l'anno 2013. Il ricorrente sosteneva che il credito fosse ormai estinto per prescrizione dei contributi previdenziali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il termine di prescrizione quinquennale decorre dalla scadenza del termine di pagamento (giugno 2014) e non dall'accertamento fiscale. Inoltre, la notifica dell'accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate nel 2017 ha interrotto validamente la prescrizione anche per l'Ente Previdenziale. Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata nel 2019 è pienamente tempestiva e legittima.
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Omissione contributiva: dichiarare i redditi esclude l’evasione
Un avvocato contesta la richiesta dell'ente previdenziale di pagare contributi e sanzioni per la Gestione separata. La Corte d'appello applica il regime sanzionatorio più lieve dell'omissione contributiva, escludendo l'evasione poiché il professionista ha dichiarato i redditi nel modello unico, pur omettendo la compilazione del quadro specifico per i contributi. L'ente previdenziale ricorre in Cassazione chiedendo l'applicazione delle sanzioni per evasione. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso dell'ente. I giudici confermano che l'omissione della compilazione del quadro previdenziale non dimostra da sola la volontà di evadere se i redditi sono stati comunque dichiarati al fisco. Di conseguenza, si applica la sanzione per omissione contributiva e non quella per evasione.
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Termine lungo di impugnazione: la Cassazione salva il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva dichiarato inammissibile il suo appello per tardività. Il fisco aveva emesso avvisi di accertamento per maggiori redditi nei confronti di due ex soci di una società estinta. Il giudice d'appello ha calcolato la scadenza per impugnare partendo da una data errata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, stabilendo che il termine lungo di impugnazione decorre esclusivamente dal deposito in cancelleria del testo completo della sentenza, e non dalla lettura del dispositivo o dalla sua comunicazione. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio al giudice di merito per verificare la tempestività dell'appello sulla base della corretta data di pubblicazione della decisione di primo grado.
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Detenzione illegale di armi: ereditare un fucile costa caro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per truffa e detenzione illegale di armi. L'imputato aveva raggirato una donna fingendosi un professionista e trattenendo somme di denaro. Inoltre, deteneva un fucile da caccia ereditato dallo zio senza averlo denunciato. La difesa sosteneva la tardività della querela e chiedeva di riqualificare il possesso del fucile come semplice omessa denuncia. I giudici hanno respinto i motivi: il termine per la querela decorre solo dalla piena consapevolezza del raggiro, mentre l'erede ha l'obbligo assoluto di denunciare le armi ricevute in successione, anche se già denunciate dal defunto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Sospensione dei termini processuali: salvo l’appello
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato inammissibile il suo gravame per tardività. I giudici di legittimità hanno chiarito che, nel calcolo dei tempi per impugnare la sentenza, si deve applicare la sospensione dei termini processuali introdotta durante l'emergenza sanitaria da Covid-19. Nel caso specifico, il termine di sessanta giorni per il deposito della motivazione della sentenza di primo grado è rimasto congelato dal 9 marzo all'11 maggio 2020. Di conseguenza, il termine di quarantacinque giorni per presentare l'appello ha iniziato a decorrere solo dal 27 maggio 2020, rendendo tempestivo l'atto depositato dall'Imputato l'8 luglio 2020. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello di Perugia per un nuovo giudizio di merito.
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Fondi assenti e prescrizione del diritto di credito: chi perde
Un professionista ha chiesto il risarcimento dei danni a un ex curatore fallimentare per non aver inserito i suoi crediti professionali nel piano di riparto finale. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda rilevando che i crediti erano già estinti. La Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del professionista. La Corte ha chiarito che la prescrizione del diritto di credito decorre dal momento in cui il diritto può essere fatto valere legalmente, e non da quando il debitore acquisisce la disponibilità economica per pagare. La mancanza di fondi della procedura fallimentare rappresenta un mero impedimento di fatto e non sospende il decorso del termine. Di conseguenza, il danno è stato causato dall'inerzia del creditore e non dall'omissione del curatore.
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Prescrizione contributi previdenziali: il mistero del quadro RR
Una libera professionista si oppone all'addebito dell'INPS per contributi omessi nel 2009, eccependo la prescrizione quinquennale. L'INPS sostiene che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisca doloso occultamento, sospendendo la prescrizione. La Corte d'Appello accoglie l'opposizione della professionista. La Cassazione, con ordinanza interlocutoria, rileva che la scadenza dei pagamenti era stata prorogata, rendendo potenzialmente tempestiva la richiesta dell'ente. Tuttavia, poiché l'INPS ha incentrato il ricorso solo sull'occultamento, la sesta sezione rimette la causa alla sezione ordinaria per chiarire se il giudice possa rilevare d'ufficio il corretto inizio della prescrizione. La decisione finale sulla prescrizione contributi previdenziali è quindi rimandata.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’omissione non è dolo
L'INPS ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2009 a un professionista non iscritto alla cassa professionale. La Corte d'appello ha dichiarato il credito prescritto, escludendo che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito idoneo a sospendere i termini. L'INPS ha proposto ricorso in Cassazione. La sesta sezione civile, rilevando una questione di massima importanza sulla rilevabilità d'ufficio del giorno di inizio della prescrizione, ha disposto la rimessione della causa alla Sezione Quarta civile. Al centro del dibattito resta la corretta applicazione della prescrizione contributi previdenziali e i poteri del giudice nel determinarne la decorrenza.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: omissione o dolo?
L'INPS ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali omessi per l'anno 2010 a un professionista non iscritto alla cassa forense. La Corte d'appello ha dichiarato estinto il credito per prescrizione dei contributi previdenziali, escludendo che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito idoneo a sospendere i termini. L'INPS ha proposto ricorso in Cassazione. La sesta sezione civile, rilevando la necessità di approfondire la rilevabilità d'ufficio della corretta decorrenza del termine di prescrizione e l'effetto della mancata compilazione della dichiarazione, ha disposto la rimessione della causa alla Sezione Quarta civile per una decisione definitiva.
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