Definizione
Una dichiarazione non veritiera fatta dal contribuente, in questo caso affermando di possedere i requisiti per un beneficio fiscale che in realtà non gli spetta. Comporta la revoca del beneficio e l'applicazione di sanzioni.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 36 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 38% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 24%
- Rigettato 35%
- Inammissibile 38%
- Altro 3%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 753%
- Penale Sez. 426%
- Civile Sez. 521%
Precedenti più richiamati
- Cass. S.U. 13145/2022in 3 provvedimenti
- Cass. S.U. 8230/2019in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne e le sanzioni derivanti da una complessa truffa per erogazioni pubbliche legata a finanziamenti regionali. La vertenza coinvolgeva dirigenti aziendali accusati di frode fiscale, dipendenti imputati di favoreggiamento personale e due società sanzionate per responsabilità amministrativa. I vertici societari avevano ottenuto contributi pubblici presentando rendicontazioni e fatture relative a operazioni inesistenti. I dipendenti avevano reso dichiarazioni false alla polizia tributaria per proteggere il datore di lavoro. Nonostante la prescrizione del reato principale per le persone fisiche, i giudici hanno ribadito la piena sanzionabilità delle imprese per colpa organizzativa e la confisca dell'intero contributo percepito. La Suprema Corte ha dichiarato tutti i ricorsi inammissibili, confermando le condanne per evasione, favoreggiamento e le pesanti sanzioni patrimoniali a carico degli enti.
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Un Lavoratore ha percepito indebitamente assegni familiari per anni, rilasciando dichiarazioni mendaci sul reddito della moglie. La Corte d'Appello lo ha condannato alla restituzione dell'intera somma. Il Lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la decadenza assegni familiari dovesse riguardare solo la parte non dovuta. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, affermando che una dichiarazione non veritiera comporta la perdita totale del beneficio, non solo della parte indebita. Il Lavoratore dovrà quindi restituire l'intera somma e pagare le spese legali.
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Un cittadino ha richiesto l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato autocertificando un reddito pari a zero. Il giorno successivo, durante l'interrogatorio di garanzia, l'uomo ha invece ammesso di lavorare nell'edilizia percependo compensi non dichiarati per circa 500 o 600 euro al mese. I giudici di merito lo hanno condannato per false dichiarazioni. L'imputato ha presentato ricorso sostenendo che i guadagni effettivi rientravano comunque entro i limiti di legge per ottenere il beneficio economico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Il reato si perfeziona con la semplice falsità o omissione dei dati reddituali nella domanda, indipendentemente dal fatto che il reddito reale consenta o meno di accedere all'assistenza legale gratuita.
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Un conducente, fermato dai Carabinieri senza documenti, ha fornito false dichiarazioni sulla propria identità. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per falsa dichiarazione identità (Art. 495 c.p.), ritenendo che tali affermazioni, in assenza di altri mezzi di identificazione, costituiscano un'attestazione preordinata a garantire le proprie qualità personali al pubblico ufficiale. Il ricorso del conducente è stato dichiarato inammissibile, con obbligo di pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una condanna per aver reso una dichiarazione mendace, cioè una falsa testimonianza, allo scopo di favorire un congiunto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto infondate le contestazioni sulla presenza del dolo e sulla mancata concessione delle attenuanti generiche. La Cassazione ha ribadito che non può riesaminare i fatti già accertati dai giudici precedenti. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Un uomo ha subito la custodia cautelare in carcere per il reato di lesioni personali gravi. Al termine del processo di merito, il tribunale lo ha assolto per non aver commesso il fatto a causa dell'irreperibilità della persona offesa. L'uomo ha quindi chiesto l'indennizzo per i giorni trascorsi in cella. La Corte d'Appello ha respinto l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. Il richiedente ha perso il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione poiché ha mentito durante le indagini: ha dichiarato il falso sulle modalità del suo fermo e ha fornito un alibi palesemente contraddittorio indicando una data di nascita errata. Tale comportamento ha integrato una colpa grave ostativa all'indennizzo.
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La Corte di Cassazione ha annullato la condanna inflitta a un cittadino per aver omesso una misura cautelare nella domanda per il Reddito di cittadinanza. Il richiedente sosteneva che l'obbligo di dimora fosse già inefficace e decaduto al momento della richiesta, benché la formale revoca fosse giunta mesi dopo. I giudici di merito avevano rigettato la tesi difensiva senza svolgere verifiche d'ufficio. La Suprema Corte ha chiarito che il cittadino ha pienamente assolto il proprio onere di allegazione indicando i fatti precisi. I giudici dovevano accertare l'effettiva efficacia temporale della misura senza invertire l'onere della prova a carico dell'imputato.
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La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una contribuente che aveva acquistato un immobile usufruendo dell'agevolazione prima casa, dichiarando falsamente che non si trattava di un'abitazione di lusso. L'Agenzia delle Entrate aveva revocato il beneficio e applicato le sanzioni. La contribuente sosteneva che la successiva modifica dei criteri per definire gli immobili di lusso avesse cancellato l'illecito per il principio del favor rei. Le Sezioni Unite hanno invece stabilito che la modifica dei parametri non ha effetto retroattivo sulla falsità della dichiarazione originaria. Di conseguenza, non si configura alcuna abolitio criminis e le sanzioni restano interamente dovute. Vince l'amministrazione finanziaria.
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Il Contribuente ha impugnato una cartella di pagamento emessa a seguito della revoca delle agevolazioni prima casa, che richiedeva il pagamento di una maggiore IVA e sanzioni. Durante il giudizio in Cassazione, il Contribuente ha presentato un'istanza per avvalersi della definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023 per estinguere la controversia fiscale. La Corte di Cassazione, preso atto della richiesta, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per verificare il perfezionamento della sanatoria, sospendendo temporaneamente il giudizio in attesa degli adempimenti del contribuente e delle verifiche dell'Amministrazione Finanziaria.
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L'Agenzia delle Entrate ha revocato l'agevolazione prima casa a due acquirenti perche l'immobile superava i 240 metri quadrati, limite oltre il quale era considerato di lusso secondo la vecchia normativa. I contribuenti hanno impugnato l'atto basandosi su una perizia privata e chiedendo l'annullamento delle sanzioni in virtu di una legge successiva piu favorevole. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la perizia di parte ha solo valore di indizio e che il fisco puo legittimamente basarsi sulle planimetrie catastali ufficiali. Inoltre, la successiva modifica dei criteri per definire le case di lusso non cancella le sanzioni per le false dichiarazioni passate, poiche l'imposta originaria resta dovuta.
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Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di rientro notturno ha fornito generalità false durante un controllo di polizia. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale, respingendo la tesi difensiva del reato impossibile. I giudici hanno chiarito che il reato si consuma per il solo fatto di mentire sulla propria identità, indipendentemente dal fatto che l'agente di polizia fosse a conoscenza della verità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Un cittadino ha richiesto l'ammissione al gratuito patrocinio dichiarando falsamente di possedere un reddito inferiore ai limiti di legge. Gli accertamenti dell'Agenzia delle Entrate hanno invece rivelato redditi familiari superiori alla soglia consentita per gli anni 2011, 2012 e 2013, senza che l'interessato comunicasse le variazioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, rilevando che i reati contestati, tra cui la falsa dichiarazione e l'omessa comunicazione delle variazioni di reddito, si erano interamente estinti per prescrizione prima della definizione del giudizio di appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
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Il Contribuente ha impugnato l'avviso di accertamento con cui l'Amministrazione Finanziaria ha revocato l'agevolazione prima casa su un immobile acquistato nel 2011. L'ufficio ha contestato la natura di lusso dell'abitazione, avendo questa una superficie superiore a 240 metri quadrati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Contribuente, stabilendo che nel calcolo della superficie utile complessiva rientra anche l'autorimessa seminterrata direttamente collegata all'abitazione e concretamente utilizzabile per le attività quotidiane. Inoltre, la Corte ha chiarito che le riforme legislative successive non eliminano retroattivamente le sanzioni per le dichiarazioni mendaci rese sotto la vecchia disciplina, escludendo l'applicazione del principio del favor rei. Di conseguenza, il Contribuente perde la causa e deve pagare la maggiore imposta e le sanzioni.
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Un soggetto viene condannato per favoreggiamento personale per aver reso dichiarazioni false al fine di aiutare un indagato per usura. La difesa sosteneva l'insussistenza del reato, poiché l'usuraio non era stato processato per i fatti specifici che coinvolgevano l'imputato. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio fondamentale: per la configurabilità del favoreggiamento personale è sufficiente che il reato presupposto (l'usura) sia stato oggettivamente commesso e sia oggetto di indagine. Non è necessario che la persona aiutata venga processata o condannata per quel crimine. La condanna è stata quindi confermata.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto che ha fornito dati non veritieri per ottenere il beneficio statale. Il reato di reddito di cittadinanza falso si configura anche solo con l'invio della domanda contenente omissioni rilevanti, a prescindere dall'effettiva percezione delle somme, poiché la norma tutela la correttezza dei flussi di spesa pubblica.
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La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un acquirente che ha scoperto la natura abusiva di un immobile venduto come abitazione ma accatastato come lavatoio. Il venditore aveva dichiarato la pendenza di un condono, poi rigettato perché le opere non erano terminate entro i termini di legge. La Suprema Corte ha stabilito la nullità compravendita immobile abusivo poiché la dichiarazione mendace del venditore circa l'esistenza di un titolo edilizio valido equivale alla sua totale mancanza. La sentenza ha inoltre chiarito che la nullità del contratto di vendita può travolgere anche il mutuo bancario collegato, qualora sussista un legame funzionale tra i due negozi, imponendo al giudice di merito una verifica rigorosa sulla dipendenza dei contratti.
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La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di indennizzo per ingiusta detenzione presentata da una donna assolta dall'accusa di trasporto di stupefacenti. Sebbene assolta nel merito, la ricorrente ha tenuto condotte gravemente colpose, come dichiarazioni false e atteggiamenti ostili al controllo, che hanno indotto l'autorità in errore, giustificando la custodia cautelare e negando il diritto alla riparazione.
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Un dirigente di polizia municipale viene assunto dopo un concorso, ma si scopre una sua dichiarazione mendace su un requisito essenziale. La Cassazione conferma la nullità del contratto ab initio, stabilendo che la decadenza è automatica e non richiede un procedimento disciplinare, a causa del vizio genetico che inficia l'assunzione.
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Un acquirente ha comprato un immobile con un mutuo bancario, scoprendo solo dopo che era frutto di un abuso edilizio e che i permessi citati nell'atto erano basati su documenti falsi. Le corti di merito hanno dichiarato la nullità della compravendita immobiliare e, di conseguenza, anche del collegato contratto di mutuo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, specificando che una dichiarazione falsa sui titoli edilizi equivale a un'omessa dichiarazione, causando la nullità del contratto per proteggere la regolarità del traffico giuridico immobiliare.
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La Corte di Cassazione conferma la responsabilità civile del terzo pignorato per i danni causati da una dichiarazione mendace o incompleta. In un caso di pignoramento presso terzi, una società aveva omesso di dichiarare l'intero ammontare del proprio debito. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, stabilendo che la falsa dichiarazione del terzo pignorato configura un illecito aquiliano, obbligando il terzo al risarcimento del danno subito dal creditore procedente. La Corte ha ribadito che l'obbligo di fornire indicazioni complete e veritiere perdura fino all'udienza di assegnazione.
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