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Destinazione Ad Uso Personale

Definizione

Riferito a sostanze stupefacenti, indica che la droga è posseduta per il consumo proprio e non per essere venduta o ceduta ad altri.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Detenzione Stupefacenti: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per detenzione stupefacenti ai fini di spaccio. L'imputato contestava la responsabilità, ma la Corte ha ribadito che la quantità di droga, le modalità di occultamento, la suddivisione in dosi e le osservazioni della polizia giudiziaria sono elementi sufficienti a provare la destinazione allo spaccio. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché basato su questioni di fatto già valutate nei gradi precedenti, e non su violazioni di legge. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Destinazione ad uso personale o spaccio: no alla tenuità
L'Imputato ha proposto ricorso per contestare la condanna penale, sostenendo la destinazione ad uso personale della sostanza stupefacente trovata in suo possesso e richiedendo l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto le doglianze, evidenziando che le modalità di conservazione della droga, il possesso di tipologie differenti di sostanze e una pur rudimentale organizzazione dell'attività di cessione escludono l'uso esclusivamente individuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la piena validità della decisione impugnata e condannando il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti: quando scatta la condanna
Un uomo viene condannato per la detenzione di 1,83 grammi di cocaina, rinvenuti nella sua autovettura e nella sua abitazione. L'imputato propone ricorso in Cassazione sostenendo che la sostanza fosse destinata al mero uso personale di stupefacenti. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando la condanna penale. I giudici evidenziano che elementi specifici escludono la destinazione al consumo individuale: la suddivisione della cocaina in involucri separati, il denaro contante nascosto nel veicolo e lo stato di disoccupazione dell'uomo. Tali circostanze dimostrano l'attività di spaccio. Il ricorrente deve quindi pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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