Definizione
Uno strumento, spesso chiamato 'tregua fiscale' o 'condono', che permette a cittadini e imprese di chiudere le liti pendenti con il Fisco pagando una somma ridotta rispetto a quanto richiesto, con forti sconti su sanzioni e interessi.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 89 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 72% dei casi il giudizio si è estinto.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 14%
- Rigettato 1%
- Inammissibile 7%
- Estinto 72%
- Altro 6%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 594%
- Civile Sez. 64%
- Civile Sez. Lavoro1%
Precedenti più richiamati
- Cass. 721/2022in 3 provvedimenti
- Cass. 733/2022in 3 provvedimenti
- Cass. S.U. 18298/2021in 6 provvedimenti
- Cass. 14782/2018in 7 provvedimenti
- Cass. 6400/2021in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
L'Agenzia delle Entrate ha notificato due accertamenti a una società: il primo per utili societari non dichiarati e il secondo per il recupero delle ritenute fiscali sui dividendi dei soci. La società ha vinto la causa sul primo atto e ha poi presentato domanda di definizione agevolata della lite per chiudere la pendenza. Nel secondo contenzioso, i giudici tributari hanno ritenuto annullate anche le ritenute sui soci per effetto della vittoria ottenuta sul primo atto. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione e ha accolto il ricorso dell'Ufficio. Chiudere la lite presupposta cancella le sentenze emesse e impedisce la formazione di un giudicato a favore del contribuente. Ogni atto impugnato richiede una domanda separata.
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Un contribuente chiedeva la definizione agevolata della lite durante il giudizio di appello contro un avviso di accertamento. L'ente impositore respingeva la domanda per asserita insufficienza del versamento iniziale. Il contribuente impugnava il diniego in un giudizio separato, versando l'integrazione con riserva. La corte territoriale estingueva prima l'appello principale, affermando apoditticamente che la richiesta implicava rinuncia al giudizio, e poi cancellava il ricorso contro il diniego ritenendo definitiva la prima pronuncia. La Corte di Cassazione accoglie i ricorsi del contribuente. I giudici di legittimità sanciscono la nullità della prima decisione per motivazione meramente apparente ed evidenziano l'errore della seconda pronuncia, emessa quando i termini per impugnare la prima sentenza erano ancora pendenti. La lite sul diniego ha carattere pregiudiziale rispetto all'atto impositivo.
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L'ente previdenziale ha notificato un avviso di addebito a un socio accomandatario per il recupero di maggiori contributi Gestione Commercianti, scaturiti da un accertamento fiscale per presunti lavoratori irregolari. L'imprenditore ha impugnato l'atto contestando sia l'efficacia del debito a seguito del condono fiscale, sia l'effettiva sussistenza del lavoro dei soggetti indicati. Il Tribunale ha annullato la richiesta, ma la Corte d'Appello ha ribaltato l'esito, ritenendo l'accertamento definitivo dopo la chiusura fiscale e ignorando le difese sul merito del lavoro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imprenditore, chiarendo che il giudice d'appello deve obbligatoriamente esaminare le eccezioni riproposte sui presupposti dell'obbligo previdenziale senza limitarsi a recepire automaticamente i rilievi tributari.
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L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente in qualità di coobbligato solidale di un'associazione sportiva per imposte non versate. Il contribuente ha impugnato l'atto vincendo sia in primo che in secondo grado. L'Ufficio ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del procedimento, un altro coobbligato solidale ha perfezionato la definizione agevolata della lite per il medesimo debito fiscale originario. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che la definizione agevolata della lite conclusa da un coobbligato estende i propri effetti favorevoli anche agli altri debitori solidali, bloccando definitivamente ogni pretesa fiscale residua.
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Una società ha contestato un avviso di accertamento IVA per l'anno 2004. Dopo aver perso in appello contro l'Agenzia delle Entrate, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, la contribuente ha scelto di avvalersi della definizione agevolata della lite ai sensi dell'art. 6, d.l. 119/2018. Avendo depositato la prova del versamento della prima rata e non essendoci stati dinieghi o richieste di trattazione nei termini, la Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese sono state poste a carico delle parti che le avevano anticipate.
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L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole ottenuta da una società commerciale in materia di accertamento IRES per l'anno d'imposta 2008. Durante il giudizio di Cassazione, la società si è avvalsa della definizione agevolata della lite prevista dal Decreto Legge n. 119/2018. La contribuente ha regolarmente presentato la domanda di sanatoria e ha pagato la prima rata dell'importo dovuto tramite modello F24. Nessuna delle parti ha presentato istanza di fissazione dell'udienza entro il termine di legge del 31 dicembre 2020. Inoltre l'amministrazione finanziaria non ha notificato alcun atto di rigetto. La Corte di Cassazione ha preso atto del perfezionamento della procedura e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese processuali restano a carico della parte che le ha gia anticipate.
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L'Agenzia delle Entrate Riscossione ha notificato a un contribuente una cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione dei redditi. Il contribuente ha impugnato l'atto e ha successivamente richiesto la definizione agevolata della lite. I giudici di secondo grado hanno respinto la richiesta, sostenendo che la cartella fosse un mero atto di riscossione escluso dai benefici della pace fiscale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la cartella di pagamento, quando rappresenta il primo e unico atto impositivo notificato al contribuente, consente l'accesso alla chiusura agevolata della controversia.
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L'Agenzia delle Entrate aveva emesso avvisi di accertamento per IRAP e IRPEF contro un'attività di ristorazione, contestando un'operazione di interposizione fittizia con società estere. Dopo che i ricorsi del Contribuente furono accolti nei gradi inferiori, l'Agenzia ricorse in Cassazione. Durante il giudizio, le parti hanno raggiunto una **definizione agevolata lite tributaria**. Questo ha portato alla cessazione della materia del contendere. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato estinto il giudizio, riconoscendo l'accordo raggiunto.
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L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un lavoratore autonomo un avviso di accertamento per redditi non dichiarati. Il giudice d'appello ha dichiarato estinta la causa ritenendo applicabile la Definizione agevolata della lite richiesta dal contribuente per un altro anno di imposta. L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente pubblico. I giudici hanno chiarito che la Definizione agevolata della lite richiede il rispetto di limiti rigorosi. L'importo della causa deve essere inferiore a ventimila euro e la richiesta deve riguardare la specifica annualità in contestazione. Nel caso esaminato, il valore del debito superava la soglia legale e la domanda riguardava un anno diverso. La causa deve quindi ripartire in appello.
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L'Agenzia delle Entrate impugnò una sentenza della Commissione tributaria regionale che aveva parzialmente accolto un avviso di accertamento, escludendo le sanzioni. Il Contribuente, durante il processo in Cassazione, chiese la cessazione della materia del contendere per aver aderito a una definizione agevolata della lite (un condono fiscale). L'Agenzia delle Entrate confermò la regolarità della definizione e accettò la richiesta. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, compensando le spese legali tra le parti.
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I Contribuenti avevano impugnato un avviso di accertamento dell'Amministrazione Finanziaria che rettificava il valore di una compravendita immobiliare per il calcolo dell'imposta di registro. Durante il ricorso in Cassazione, i privati hanno richiesto la definizione agevolata della lite versando la prima rata prevista dalla legge e chiedendo la chiusura del processo. Poiché l'ente fiscale non si è opposto al condono, i giudici hanno dichiarato l'estinzione della causa. Le spese processuali restano a carico di chi le ha sostenute, senza l'applicazione del doppio contributo unificato.
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L'Agenzia delle Entrate ha inviato a un'Azienda una cartella di pagamento a seguito di un controllo automatizzato per recuperare crediti d'imposta. L'Azienda ha impugnato l'atto e ha richiesto la definizione agevolata della lite. Il Fisco ha rifiutato la richiesta, sostenendo che la cartella fosse un mero atto di riscossione e non un atto impositivo. L'Azienda ha quindi ricorso in Cassazione contro il diniego. La Suprema Corte ha dato ragione all'Azienda, stabilendo che la cartella emessa senza un precedente avviso di accertamento costituisce il primo atto impositivo. Pertanto, la controversia rientra pienamente nella definizione agevolata della lite e il processo si estingue definitivamente.
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L'Agenzia delle Entrate ha notificato maggiori imposte a una società di persone per IVA e IRAP e, per trasparenza, ha accertato maggiori redditi IRPEF in capo ai singoli soci. La società ha aderito alla definizione agevolata della lite estinguendo il proprio debito. I giudici di merito hanno dichiarato cessata l'intera controversia anche per i soci. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Erario, stabilendo che la definizione agevolata della lite richiesta dalla società non estende automaticamente i propri effetti favorevoli ai soci. Gli avvisi di accertamento rimangono autonomi perché riguardano soggetti e tributi differenti. Pertanto, i soci restano debitori dell'IRPEF accertata se non presentano una propria specifica istanza di condono.
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L'Amministrazione Finanziaria notifica un avviso di accertamento a un Consorzio per il recupero di imposte su fatture ritenute indebite. Dopo le decisioni favorevoli al contribuente nei gradi di merito, il Fisco propone ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il Consorzio aderisce alla definizione agevolata della lite prevista dalla legge, saldando gli importi dovuti e chiedendo di fermare la causa. L'Ufficio fiscale non presenta obiezioni e non contesta la documentazione prodotta. La Corte di Cassazione accerta il regolare pagamento e la mancanza di opposizione della controparte. I giudici dichiarano quindi l'estinzione del processo tributario, lasciando le spese di lite a carico della parte che le ha già anticipate.
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L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento per IVA, IRPEG e IRAP a una società di diritto francese estinta. Secondo il Fisco, l'impresa gestiva una stabile organizzazione in Italia tramite la disponibilità di immobili e il ruolo di un rappresentante locale. I giudici di merito hanno annullato l'atto ritenendo non provata la sede italiana. Il Fisco ha presentato ricorso. Durante il giudizio, il liquidatore della società ha presentato domanda per la definizione agevolata della lite versando quanto dovuto. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il corretto pagamento delle somme richieste dalla legge. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del processo con la compensazione integrale delle spese tra le parti coinvolte.
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L'Agenzia delle Entrate contestava l'importo delle imposte di registro, ipotecaria e catastale per un atto di compravendita stipulato tra alcuni Privati venditori e una Società acquirente. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, la Società ha presentato domanda di Definizione agevolata della lite ai sensi della normativa sulla pace fiscale. L'acquirente, in qualità di coobbligata solida, ha versato interamente l'importo dovuto. L'amministrazione finanziaria ha verificato il regolare perfezionamento della procedura stragiudiziale. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti.
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L'Agenzia delle Entrate ha richiesto a un Consorzio industriale oltre 800.000 euro tramite cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato. Il contribuente ha contestato la pretesa tributaria ed è nato un contenzioso giunto fino in Cassazione. Nelle more del procedimento, l'ente ha presentato istanza per la definizione agevolata della lite ai sensi del Decreto Legge 119/2018, versando la rata iniziale e depositando i documenti di regolarità. L'Amministrazione finanziaria non si è opposta. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. I giudici hanno chiarito che anche la cartella automatizzata rientra nella sanatoria fiscale quando costituisce il primo atto impositivo notificato, lasciando le spese di lite a carico di chi le ha anticipate.
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L'Agenzia delle Entrate contestava a un Contribuente la corretta tassazione IRPEF applicata ad alcuni compensi incentivanti. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, il Contribuente ha presentato domanda per la definizione agevolata della lite, versando le prime rate dovute. L'amministrazione finanziaria ha inizialmente opposto un diniego, ma in seguito ha annullato tale rifiuto in autotutela, consentendo al cittadino di saldare l'importo residuo. Verificato il completo versamento delle somme, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione della causa per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo rimangono a carico della parte che le ha anticipate e non si applica la sanzione del doppio contributo unificato.
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Una società contribuente ha impugnato una cartella di pagamento relativa alla tassa sui rifiuti emessa dall'agente della riscossione. Dopo aver perso nei primi gradi di giudizio, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Nelle more del procedimento, l'azienda ha aderito alla sanatoria fiscale, ottenendo la rateizzazione del debito ed eseguendo l'integrale pagamento di quanto dovuto. A fronte della prova documentale dei versamenti, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione del motivo del contendere. I giudici hanno stabilito che la corretta definizione agevolata della lite elimina l'interesse delle parti alla causa, estinguendo definitivamente il giudizio con la compensazione integrale delle spese legali.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la riqualificazione di diverse operazioni societarie in un'unica cessione d'azienda, richiedendo maggiori imposte di registro. Durante il giudizio in Cassazione, la società si è avvalsa della definizione agevolata della lite versando quanto dovuto. Successivamente, confidando in una nuova sentenza costituzionale a lei favorevole, la società ha chiesto la decisione nel merito per ottenere il rimborso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che la definizione agevolata della lite costituisce una scelta volontaria e irrevocabile. Eventuali mutamenti normativi o giurisprudenziali successivi non consentono di riaprire la causa o richiedere la restituzione delle somme versate.
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