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Definizione Accelerata

Definizione

Procedura speciale nel giudizio di Cassazione (art. 380-bis c.p.c.) in cui, se il ricorso appare palesemente infondato o inammissibile, viene proposta una rapida definizione per evitare un'udienza.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 44 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2023–2026). Nel 40% dei casi il ricorso è stato rigettato.

Esito del ricorso

  • Rigettato 40%
  • Inammissibile 23%
  • Estinto 18%
  • Altro 20%

Provvedimenti per anno

2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Civile Sez. 553%
  • Civile Sez. 324%
  • Civile Sez. 224%

Precedenti più richiamati

  • Cass. S.U. 9611/2024in 15 provvedimenti
  • Cass. 31839/2023in 3 provvedimenti
  • Cass. S.U. 21349/2022in 7 provvedimenti
  • Cass. S.U. 10648/2017in 5 provvedimenti
  • Cass. S.U. 28540/2023in 4 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Esenzione IMU alloggi sociali: il Comune perde e paga le sanzioni
Un ente comunale ha emesso avvisi di accertamento tributario contro un'azienda territoriale per l'edilizia residenziale pubblica, pretendendo il versamento dell'imposta municipale per l'anno 2016 su molteplici unità abitative. L'ente gestore ha impugnato gli atti rivendicando l'esenzione IMU alloggi sociali, trattandosi di abitazioni concesse a famiglie economicamente svantaggiate. La Corte di Giustizia Tributaria ha dato ragione all'ente gestore, rilevando che lo stesso comune gestiva i bandi e possedeva già ogni dato urbanistico e reddituale. L'amministrazione locale ha promosso ricorso per cassazione, sostenendo la necessità di una dichiarazione formale e invocando la semplice detrazione ordinaria. La Suprema Corte ha respinto il ricorso del comune. I giudici hanno confermato l'esenzione totale e condannato l'amministrazione per responsabilità processuale aggravata al pagamento delle spese di lite e di sanzioni per abuso del processo.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: sanzione per abuso
Una società cooperativa ha impugnato l'apertura della liquidazione giudiziale, giustificata da debiti fiscali non pagati per oltre 106.000 euro e dall'assenza totale di attivo. La Suprema Corte ha formulato una proposta di definizione accelerata per manifesta inammissibilità dell'impugnazione. La cooperativa ha prima rifiutato la definizione rapida chiedendo la decisione collegiale, ma all'imminenza dell'udienza ha presentato la rinuncia al ricorso per cassazione. I giudici hanno dichiarato estinto il processo per intervenuta rinuncia. Tuttavia, la Corte ha qualificato tale manovra come abuso del processo e condotta dilatoria. Per questo motivo, la società è stata condannata al pagamento di mille euro in favore della cassa delle ammende a titolo di sanzione processuale.
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Iscrizione ipotecaria: ricorso respinto e condanna
Una contribuente ha impugnato il preavviso di iscrizione ipotecaria emesso dall'Agente della Riscossione, contestando nei gradi di merito la pretesa fiscale. Dopo la conferma del provvedimento in appello, la cittadina ha proposto ricorso per Cassazione. La donna ha lamentato un presunto difetto di rappresentanza dell'ente esattoriale, sostenendo che l'ufficio non avesse dimostrato i poteri del proprio difensore nel secondo grado. La Suprema Corte ha dichiarato infondato e inammissibile il ricorso: i giudici di merito avevano già accertato l'avvenuto deposito della procura notarile e la Cassazione non può riesaminare le prove. Essendosi la contribuente opposta alla proposta di definizione rapida senza validi motivi, i giudici hanno confermato la legittimità della misura cautelare e condannato la ricorrente per lite temeraria.
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Rimborso TARSU negato: tariffe valide e sanzione
Una società ha richiesto il rimborso TARSU per gli anni 2007-2012, contestando il rifiuto dell'ente locale. L'impresa lamentava l'incompetenza del Sindaco nella fissazione delle tariffe comunali, la mancata trasmissione degli atti al Ministero e l'illegittimità dei costi del servizio. Dopo aver impugnato la sentenza sfavorevole di secondo grado, la società ha fatto opposizione alla proposta di rigetto rapido della Suprema Corte. I giudici di legittimità hanno respinto integralmente il ricorso: in Sicilia la determinazione delle tariffe spetta al Sindaco e la mancata comunicazione ministeriale non rendeva nulli gli importi prima del 2019. L'azienda ha perso la lite ed è stata condannata a pagare le spese di causa, oltre a una sanzione di quattordicimila euro per aver insistito in un giudizio infondato.
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Compensazione delle spese di lite valida dopo il ritardo pubblico
Un avvocato, creditore delle spese legali verso l'agente della riscossione, ha promosso un ricorso per l'adempimento forzato della sentenza. L'ente pubblico ha pagato la somma dovuta solo dopo l'avvio della causa. I giudici tributari regionali hanno dichiarato estinto il processo per intervenuto pagamento e hanno disposto la compensazione delle spese di lite, ritenendo giustificato il ritardo per i tempi tecnici di lavorazione della pratica. Il legale ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la mancata condanna dell'ente alle spese. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità della scelta del giudice tributario di compensare le spese processuali e condannando il ricorrente al versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Improcedibilità del ricorso per cassazione tra confessione e rigetto
Un Ente Sanitario impugna una sentenza sfavorevole davanti alla Corte di Cassazione, ma omette di depositare tempestivamente la prova della notifica della decisione d'appello. La Corte formula una proposta di definizione accelerata per improcedibilità del ricorso per cassazione. L'Ente chiede di revocare la proposta: sostiene che l'ammissione della controparte sulla ricezione della notifica renda il fatto certo e pacifica la tempestività, producendo solo in ritardo la ricevuta telematica. I giudici rigettano la richiesta e confermano l'improcedibilità. L'accordo o l'ammissione delle parti non sana l'omissione di un controllo inderogabile di rilievo pubblico. Oltre al rigetto definitivo, l'Ente subisce la condanna alle spese e due sanzioni pecuniarie per insistenza ingiustificata.
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Improcedibilità del ricorso per cassazione: relata PEC omessa
Un'azienda sanitaria locale ha impugnato una sentenza della Corte d'appello notificata dalla clinica privata avversaria. Nel depositare l'atto in Cassazione, l'ente pubblico non ha inserito la copia autentica del provvedimento munita della ricevuta di notifica. Il relatore ha proposto la definizione accelerata del giudizio. L'azienda sanitaria ha chiesto di modificare la proposta sostenendo che l'avvenuta notifica fosse ormai un fatto pacifico e confessato dalla controparte, depositando tardivamente la ricevuta PEC. La Suprema Corte ha respinto la tesi difensiva. L'omesso deposito tempestivo della relata determina l'improcedibilità del ricorso per cassazione, insanabile da ammissioni o depositi successivi. La Corte ha quindi condannato la ricorrente alle spese legali, al doppio contributo unificato e alle sanzioni pecuniarie per lite temeraria.
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TARI per attività stagionali: chiusura invernale e tassa piena
Una società alberghiera ha impugnato l'avviso di pagamento per oltre centoventimila euro emesso dal Comune. L'impresa pretendeva l'esenzione totale della tassa sui rifiuti per i mesi invernali di inattività e contestava l'assimilazione del villaggio turistico alla categoria alberghiera con ristorante. La Corte di Cassazione ha confermato la debenza del tributo e la piena legittimità dell'inquadramento tariffario deliberato dall'ente locale. La Corte ha chiarito le regole della TARI per attività stagionali: la sola chiusura temporanea non cancella l'obbligo fiscale se l'immobile resta oggettivamente utilizzabile, bastando la riduzione del dieci per cento prevista dal regolamento comunale. Poiché l'azienda ha insistito nel giudizio dopo una proposta di definizione sfavorevole, i giudici hanno rigettato il ricorso e applicato pesanti sanzioni per lite temeraria.
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Distanze minime: la rinuncia al ricorso per cassazione e i costi
Due comproprietarie agiscono contro le società vicine per l'ampliamento di un hotel a meno di tre metri dal confine e a meno di sei metri dalle finestre, violando la distanza minima di dieci metri. I giudici di secondo grado accertano la violazione e condannano le imprese a risarcire il danno per ogni anno di abuso. Le società costruttrici impugnano la pronuncia, ma, dopo una proposta di definizione accelerata per un vizio formale e la richiesta di decisione, formalizzano la rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte dichiara estinto il giudizio. L'abbandono dell'impugnazione produce pieno effetto, evitando sanzioni pecuniarie aggravate e il raddoppio del contributo unificato, ma obbliga le società a rimborsare le spese legali ai vicini.
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Relata di notifica della sentenza assente: ricorso perso e multa
Una lavoratrice ha chiesto oltre 93.000 euro per differenze retributive, liquidazione e contributi previdenziali non versati, sostenendo di aver prestato attività lavorativa domestica e commerciale per diversi anni. La datrice di lavoro ha eccepito la prescrizione quinquennale dei crediti e la propria carenza di legittimazione passiva per i servizi resi ad altri familiari. I giudici di merito hanno respinto le richieste della donna. La dipendente ha impugnato la decisione in Cassazione dichiarando che il provvedimento le era stato notificato, ma ha omesso di produrre la relata di notifica della sentenza. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso improcedibile, respingendo l'argomento della ricorrente secondo cui la controparte aveva ammesso la data di ricezione. La Corte ha condannato la ricorrente alle spese e a una sanzione aggiuntiva per lite temeraria.
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Efficacia del giudicato e tariffe: il decreto blocca i rimborsi
Un custode giudiziario di veicoli ha ottenuto un primo decreto ingiuntivo per spese di custodia. Successivamente, ha richiesto un secondo decreto ingiuntivo per ottenere somme integrative, fondando la pretesa sulla declaratoria di incostituzionalità della tariffa originaria. L'Amministrazione si è opposta invocando l'efficacia del giudicato sul primo provvedimento non opposto. La Corte di Cassazione ha confermato che il primo decreto ingiuntivo non opposto copre sia quanto richiesto sia quanto si sarebbe potuto chiedere. La dichiarazione di incostituzionalità non riapre i rapporti ormai esauriti dal giudicato civile. Il ricorso del custode è stato respinto con sanzione economica.
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Responsabilità del direttore dei lavori e distanze edili
Una societa committente ha subito l'ordine di demolizione parziale di un immobile per la violazione della distanza minima di dieci metri tra edifici. L'irregolarita derivava dall'errato posizionamento di un pilastro portante. La societa ha chiesto il risarcimento dei danni sostenendo la responsabilità del direttore dei lavori. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del professionista a risarcire i costi di ripristino e le spese legali. I giudici hanno chiarito che pilastri e porticati rientrano nel calcolo delle distanze se idonei a creare intercapedini. Inoltre, i verbali comunali fanno piena prova dell'illecito. Il professionista e stato condannato anche per lite temeraria.
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Compenso professionale dell’avvocato: ricorso rigettato e multa
Un'Azienda ha contestato la richiesta di pagamento per oltre quarantamila euro avanzata da un Legale per consulenze stragiudiziali legate all'acquisto di un impianto fotovoltaico. L'Azienda sosteneva che l'opera fosse stata prestata gratuitamente o a titolo di attività societaria interna. La Corte di Cassazione ha confermato che il compenso professionale dell'avvocato è dovuto se la prestazione è documentata e confermata dai testimoni. Inoltre, avendo l'Azienda rifiutato una proposta di definizione rapida ed essendo ricorsa in Cassazione con argomenti inammissibili, la Corte ha accertato un abuso del processo. L'Azienda ha quindi perso la causa e deve pagare il compenso professionale dell'avvocato, le spese giudiziarie, un indennizzo per responsabilità aggravata e una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Patrocinio a spese dello Stato: revoca per causa infondata
Un cittadino ha richiesto il patrocinio a spese dello Stato per avviare una causa di risarcimento danni contro un perito tecnico. Il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati ha inizialmente concesso la misura in via provvisoria. Nel corso del processo, il Tribunale ha respinto la domanda risarcitoria ritenendola priva di fondamento e ha revocato il beneficio retroattivamente. Il cittadino ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il giudice non potesse revocare il contributo statale semplicemente rivalutando la fondatezza della causa a processo concluso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il giudice ha il potere di revocare il patrocinio a spese dello Stato se accerta che la domanda era palesemente infondata fin dall'origine. Il cittadino ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento di una sanzione di 3.000 euro.
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Rimborso IVA società estera: no ai blocchi per cavilli formali
Una società estera in procedura concorsuale chiedeva all'Erario il rimborso IVA società estera per oltre un milione di euro relativo all'anno 2016. L'Agenzia delle Entrate negava il pagamento pretendendo la produzione del resoconto finale di chiusura della procedura approvato dal Tribunale estero. La società produceva invece un'attestazione del curatore basata sulle scritture contabili. La Corte di Cassazione ha stabilito che il rimborso IVA non può essere rifiutato per adempimenti formali non previsti dalla legge quando la sostanza del credito è provata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la spettanza delle somme e condannandola per lite temeraria.
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Prescrizione tassa automobilistica: cartella valida e rigetto
Un contribuente ha impugnato diverse cartelle esattoriali relative al mancato versamento del bollo auto per vari anni, eccependo la mancata notifica e la prescrizione tassa automobilistica. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. I giudici hanno chiarito che, se una cartella di pagamento viene notificata regolarmente e non viene impugnata nei termini, il debito si consolida e non è più possibile eccepire la prescrizione antecedente alla notifica. Inoltre, la notifica diretta via posta da parte dell'agente della riscossione non richiede una successiva raccomandata informativa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e infondato, con condanna del contribuente al pagamento delle sanzioni pecuniarie per lite temeraria e del doppio contributo unificato.
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Qualificazione della domanda giudiziale: no al cambio in appello
Il Committente ha citato in giudizio Il Professionista chiedendo il risarcimento dei danni per vizi e difetti strutturali in un fabbricato. Nell'atto di citazione iniziale, il proprietario ha fondato la causa sulla garanzia decennale prevista dall'articolo 1669 del codice civile. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per la tardività della denuncia dei vizi. Il Committente ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che i giudici avrebbero dovuto interpretare la richiesta come azione contrattuale ordinaria, soggetta al termine di prescrizione decennale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La qualificazione della domanda giudiziale spetta infatti al giudice di merito, la cui interpretazione è incensurabile se motivata. Non è consentito modificare la natura dell'azione nel corso del processo senza le dovute forme. Il proprietario è stato condannato per lite temeraria.
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Procura speciale per cassazione: l’errore che blocca il ricorso
Un proprietario affida alcuni beni a una casa d'aste. L'azienda vende i lotti ma trattiene il ricavato. I giudici di merito condannano la società a restituire le somme spettanti al cliente. La casa d'aste propone ricorso in Cassazione. Tuttavia, il difensore presenta un atto basato su una vecchia procura generale rilasciata anni prima. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso del tutto inammissibile. Per la Suprema Corte, la procura speciale per cassazione deve essere rilasciata dopo la sentenza impugnata e deve riguardare in modo specifico quel giudizio. Inoltre, il difetto della procura non si può sanare successivamente. La casa d'aste perde la causa e deve pagare le spese legali, oltre a pesanti sanzioni economiche per lite temeraria.
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Procura speciale per ricorso in Cassazione: l’errore costa caro
Un istituto di credito ha promosso un decreto ingiuntivo contro un ente pubblico per il pagamento di fatture non saldate. Dopo la revoca del decreto in primo grado e la successiva conferma in appello, la banca ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. La motivazione risiede nel difetto della procura speciale per ricorso in Cassazione. L'istituto bancario ha depositato un mandato difensivo rilasciato durante il primo grado di giudizio, privo dei requisiti di temporalità e specificità necessari per l'ultimo grado. La Corte ha chiarito che né una semplice lettera d'incarico ufficiosa né una sanatoria tardiva possono sopperire alla mancanza della procura formale, condannando la parte ricorrente al pagamento delle spese legali e a sanzioni pecuniarie.
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Base imponibile ICI valore contabile e sanzione per l’Azienda
L'Azienda ha impugnato un avviso di accertamento ICI relativo all'anno duemilaotto emesso dal Comune per una centrale elettrica priva di rendita catastale. La contestazione riguardava la base imponibile ICI valore contabile e l'inclusione delle turbine nel calcolo del tributo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che per gli immobili del gruppo D non accatastati occorre considerare l'intero valore di bilancio, comprensivo degli impianti essenziali al funzionamento della centrale. L'Azienda ha perso il giudizio ed è stata condannata al pagamento delle spese legali, oltre a pesanti sanzioni pecuniarie per lite temeraria.
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