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Dato captativo

Definizione

Informazione ottenuta attraverso strumenti di intercettazione, come quelle telefoniche o ambientali, autorizzate dall'autorità giudiziaria.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Custodia cautelare in carcere: no a nuove prove in Cassazione
Un indagato ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza che confermava la misura della custodia cautelare in carcere per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L'uomo sosteneva di aver acquistato venti grammi di droga per un uso condiviso con un conoscente poi deceduto e cercava di smentire lo stato di indigenza allegando fogli presenze di un lavoro non regolarizzato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Le intercettazioni e le condizioni economiche dimostrano che l'acquisto era destinato interamente al terzo. La Suprema Corte ha ribadito che nel giudizio di legittimità non è possibile produrre nuove prove che richiedano una valutazione nel merito dei fatti. L'indagato rimane in carcere e deve pagare tre mila euro alla Cassa delle Ammende.
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Traffico di stupefacenti: dal ruolo di corriere al carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare in carcere. L'uomo è accusato di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti con il ruolo di corriere. La difesa contestava la gravità degli indizi e la stabilità del gruppo criminale, chiedendo la riqualificazione del fatto come di lieve entità. I giudici hanno confermato la solidità dell'impianto indiziario, evidenziando l'esistenza di una struttura organizzata con divisione territoriale e ruoli definiti. Il ricorrente custodiva le chiavi del deposito della droga e aveva persino danneggiato la rete elettrica pubblica per disattivare le telecamere di sorveglianza. La Cassazione ha quindi confermato la misura cautelare in carcere e condannato l'indagato al pagamento delle spese processuali.
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Partecipazione associazione mafiosa: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30117/2025, si è pronunciata su diversi ricorsi contro una condanna per partecipazione associazione mafiosa e narcotraffico. La Corte ha dichiarato inammissibili la maggior parte dei ricorsi, confermando le sentenze di merito. Di particolare rilievo è l'analisi sul ruolo della moglie del capo clan, ritenuta partecipe attiva e non semplice familiare, sulla base di intercettazioni e altri elementi probatori che ne dimostravano il coinvolgimento decisionale e operativo, specialmente dopo l'arresto del marito. La sentenza ribadisce la possibilità del concorso tra il reato di associazione mafiosa e quello di associazione per il traffico di stupefacenti.
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Partecipazione associativa e narcotraffico: la prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per partecipazione associativa finalizzata al narcotraffico. La Corte ha stabilito che la prova della partecipazione associativa può essere desunta da un'analisi complessiva degli indizi, anche in assenza di contatti diretti con il capo dell'organizzazione o di sequestri di droga. Nel caso specifico, il ruolo funzionale dell'indagato all'interno di un gruppo familiare dedito allo spaccio, a sua volta collegato stabilmente al sodalizio maggiore, è stato ritenuto un indizio sufficiente a configurare il vincolo associativo.
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