Definizione
Il danno economico subito dallo Stato o da un ente pubblico a causa della condotta illecita di un soggetto.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 166 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 44% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 16%
- Rigettato 44%
- Inammissibile 22%
- Altro 18%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. Unite78%
- Civile Sez. 513%
- Civile Sez. 39%
Precedenti più richiamati
- Cass. S.U. 4883/2019in 11 provvedimenti
- Cass. S.U. 15893/2022in 10 provvedimenti
- Cass. S.U. 18991/2017in 7 provvedimenti
- Cass. S.U. 30526/2019in 10 provvedimenti
- Cass. S.U. 31755/2019in 7 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
I soci e amministratori di un'azienda subivano una condanna contabile per danno erariale a causa di contributi pubblici considerati indebiti. In seguito, una sentenza civile definitiva riconosceva la legittimità delle agevolazioni. I destinatari impugnavano quindi le cartelle esattoriali con una opposizione all'esecuzione, sostenendo che la pronuncia civile annullasse la base della condanna contabile. I giudici di merito respingevano la domanda, precisando che il giudice dell'esecuzione attua i comandi ma non può annullare titoli esecutivi preesistenti né comporre contrasti tra giudicati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei debitori, condannandoli alle spese legali. La Suprema Corte ha ribadito che l'opposizione all'esecuzione non consente di ridiscutere la validità intrinseca di un titolo contabile definitivo attraverso accertamenti esterni.
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Un'assistente amministrativa di un liceo è stata condannata per responsabilità erariale dalla Corte dei Conti. Aveva svolto attività professionali di amministratrice condominiale e gestione immobiliare senza autorizzazione, omettendo di riversare i compensi all'amministrazione. La Corte di Cassazione ha confermato la giurisdizione della Corte dei Conti. Ha stabilito che il mancato versamento di tali compensi costituisce un danno erariale, anche se le attività sono state svolte prima dell'introduzione della norma specifica che lo prevede. La sentenza chiarisce che la norma ha natura ricognitiva, non innovativa, rafforzando la tutela delle finanze pubbliche.
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Un ex consigliere regionale è stato condannato dalla Corte dei Conti per danno erariale, dovuto a spese non ammissibili. Ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, lamentando un "eccesso di potere giurisdizionale" da parte della Corte dei Conti per presunti errori procedurali e interpretativi. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'eccesso di potere giurisdizionale si configura solo in casi di difetto assoluto o relativo di giurisdizione, non per mere violazioni di legge o errori procedurali. Anche la richiesta di rinvio pregiudiziale all'UE è stata respinta.
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La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di responsabilità amministrativa riguardante l'erogazione illecita di fondi pubblici da parte di funzionari del Comune di Roma. Questi fondi erano destinati a progetti sportivi e culturali, ma la procedura adottata era irregolare, una sorta di 'procedura ibrida'. La Corte dei Conti aveva condannato i funzionari per danno erariale. L'ex Presidente dell'Assemblea Capitolina ha presentato ricorso, sostenendo che le sue direttive fossero 'atti politici' e quindi non sindacabili (non controllabili) dalla Corte dei Conti. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la giurisdizione della Corte dei Conti per la responsabilità amministrativa quando vengono violate le norme che delimitano la discrezionalità.
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La vicenda nasce dall'affidamento dei lavori per realizzare un impianto a biomassa commissionato da un Comune. L'opera è risultata inutilizzabile e non collaudabile. La Corte dei Conti ha condannato l'ex Sindaco, l'Assessore e il Direttore dei Lavori al risarcimento economico per le irregolarità commesse nelle procedure di gara e nella liquidazione degli stati di avanzamento. I condannati hanno impugnato la decisione dinanzi alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, sostenendo l'interferenza con procedimenti penali e civili paralleli e un presunto eccesso di potere del giudice contabile. Le Sezioni Unite hanno dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici supremi hanno ribadito la piena autonomia del processo contabile rispetto a quello civile o penale, confermando la responsabilità per danno erariale.
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Un'azienda ha subito un danno economico a causa di illeciti commessi da un proprio dipendente. Durante la vita del lavoratore, il creditore ha recuperato parte delle somme tramite trattenute su pensione e liquidazione. Alla morte del dipendente, i giudici hanno dichiarato una parte del debito intrasmissibile agli eredi e un'altra parte regolarmente trasmissibile. L'azienda ha avviato un'azione esecutiva contro gli eredi per la quota trasmissibile. I familiari hanno eccepito che i vecchi versamenti dovevano coprire il loro debito. La Corte d'Appello ha accolto l'opposizione con motivazioni contraddittorie. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che i giudici di merito devono verificare la corretta imputazione del pagamento secondo i criteri legali, senza confondere il debito personale estinto in vita con quello ereditato.
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La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della giurisdizione contabile in un caso di presunto danno erariale. Ex amministratori di una società pubblica erano stati citati per la creazione di una controllata. La questione centrale era se la società principale fosse qualificabile come 'in house', condizione per la giurisdizione della Corte dei Conti. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, confermando la giurisdizione contabile. Ha chiarito che il requisito del 'controllo analogo' non richiede un controllo identico a quello interno della pubblica amministrazione, ma una 'prossimità ontologica' che si adatta al caso specifico, focalizzandosi sulle decisioni strategiche e sulle finalità pubbliche della società.
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La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti dell'Assicurazione Responsabilità Civile Amministratori. Alcuni ex amministratori di un'azienda pubblica erano stati condannati dalla Corte dei Conti per danno erariale, avendo creato una società inutile e percepito compensi illeciti. Hanno chiesto all'assicuratore di coprire sia il danno che la restituzione dei compensi. La Cassazione ha stabilito che l'Assicurazione Responsabilità Civile Amministratori non copre l'obbligo di restituire compensi illeciti. Questo perché la restituzione di un profitto illegittimo non è un danno risarcibile, ma la rimozione di un arricchimento ingiustificato. Il principio indennitario dell'assicurazione esclude la copertura per la perdita di guadagni illeciti.
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Un dipendente pubblico ha continuato a svolgere attività professionali esterne anche dopo la scadenza dell'autorizzazione. L'ente pubblico ha richiesto la restituzione dei compensi percepiti per queste attività non autorizzate. Il dipendente ha contestato la natura del recupero e la prescrizione. La Cassazione ha chiarito che il recupero compensi attività esterna del dipendente pubblico è un'azione contrattuale, soggetta a prescrizione decennale. La decisione sottolinea l'importanza dell'obbligo di esclusività per i pubblici impiegati. Il ricorso del dipendente è stato respinto, confermando la legittimità della richiesta di restituzione.
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Un ex dirigente comunale è stato condannato dalla Corte dei Conti per danno erariale, a causa di un contributo irregolarmente erogato a un'associazione. Ha presentato un ricorso contro questa condanna. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorrente non ha notificato l'atto alla Procura generale presso la Corte dei Conti. Questo errore procedurale ha impedito l'esame del merito della questione. La decisione ha comportato anche l'obbligo di versare un ulteriore contributo unificato, come previsto dalla legge per i ricorsi inammissibili.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di alcuni amministratori e dirigenti comunali, condannati dalla Corte dei Conti per danno erariale. Il danno derivava dalla gestione irregolare di un contratto di trasporto pubblico, che aveva causato un aumento ingiustificato dei costi. I ricorrenti lamentavano un eccesso di potere giurisdizionale da parte della Corte dei Conti. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo sindacato è limitato alla verifica dei confini esterni della giurisdizione, non potendo estendersi a presunti errori di giudizio o di procedura nella sentenza di merito.
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Un consorzio riceve un avviso di accertamento dal Fisco per violazioni tributarie e mancato ribaltamento di costi e ricavi verso le aziende associate. La Commissione Tributaria Regionale annulla parzialmente le sanzioni sostenendo l'assenza di danno economico per lo Stato. La Corte di Cassazione accoglie le ragioni dell'Agenzia delle Entrate: la corretta detrazione IVA consorzi non dipende dalla mancanza di danno erariale, ma esige il rispetto degli obblighi di fatturazione e la prova dell'inerenza dei costi. I giudici hanno cassato la sentenza d'appello rinviando la causa per un riesame contabile.
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Un Geometra e un Ingegnere hanno ricevuto una condanna dalla Corte dei Conti per danno erariale, causato dal mancato completamento di una tangenziale. Il Geometra ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo un "eccesso di potere giurisdizionale" e lamentando errori di diritto e di valutazione dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che il ricorso contro le decisioni della Corte dei Conti è ammissibile solo per difetto assoluto o relativo di giurisdizione, non per contestazioni sul merito o sulla procedura interna. La Cassazione non può sindacare il modo in cui il giudice speciale ha esercitato la sua funzione, a meno che non abbia invaso sfere non sue.
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Un funzionario pubblico, responsabile dell'ufficio legale di un Ente Locale, è stato condannato per responsabilità contabile per rimborso spese legali non dovute. Aveva espresso pareri favorevoli al rimborso di spese legali a dipendenti e amministratori assolti, senza verificare la preventiva comunicazione dei procedimenti penali e l'assenza di conflitti di interesse. La Corte dei Conti ha accertato un danno erariale. Il suo ricorso in Cassazione per eccesso di giurisdizione è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna e l'obbligo di comunicazione preventiva da parte dei dipendenti.
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Un amministratore di società è stato condannato dalla Corte dei Conti a risarcire la Regione Emilia Romagna per aver sviato un contributo pubblico destinato a progetti di innovazione. L'amministratore ha presentato ricorso per Cassazione, lamentando vizi di merito e procedurali. La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che i limiti ricorso Cassazione Corte dei Conti sono molto specifici: si può ricorrere solo per questioni di giurisdizione, cioè se la Corte dei Conti ha esercitato un potere che non le spettava. Non è possibile contestare errori di giudizio o procedurali. La sentenza conferma un orientamento consolidato che tutela la specificità delle giurisdizioni speciali.
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Un dirigente provinciale di un ente sportivo ha gestito per anni finanziamenti erogati da vari enti pubblici locali per la manutenzione e l'uso di impianti sportivi. Il responsabile ha tuttavia deviato tali somme verso conti non dichiarati e scopi privati, omettendo qualsiasi rendicontazione. La magistratura contabile lo ha condannato a risarcire gli enti lesi. L'amministratore ha contestato la giurisdizione del giudice contabile sostenendo la natura privatistica dei rapporti di gestione delle strutture. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso. Chiunque riceve e gestisce contributi pubblici instaura un rapporto di servizio con la Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, l'uso illegittimo di risorse destinate a finalità collettive integra un danno erariale e radica la competenza della Corte dei Conti.
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L'Agenzia delle Entrate e una Società commerciale hanno impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale. L'amministrazione contestava la validità della motivazione sui costi sostenuti in Paesi a fiscalità privileged. La Società contestava il recupero di costi di acquisto beni attribuiti all'anno sbagliato e la mancata decisione sulle relative sanzioni. La Corte di Cassazione ha stabilito che le regole sul principio di competenza fiscale sono inderogabili per le imprese. Il contribuente non può scegliere autonomamente l'anno in cui dedurre un costo. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso dell'azienda per omessa pronuncia sulle sanzioni. La Cassazione ha chiarito che il giudice di merito deve valutare se la violazione abbia causato un effettivo danno erariale prima di applicare le sanzioni. La causa torna quindi al giudice d'appello per una nuova decisione sulle sanzioni amministrative.
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Un ex alto ufficiale è stato condannato dalla Corte dei Conti per danno erariale (danno alle casse pubbliche) a causa di illeciti legati a corruzione e appalti. Ha tentato la revocazione (annullamento) della sentenza, ma la sua richiesta è stata dichiarata inammissibile. L'ufficiale ha poi presentato ricorso in Cassazione, lamentando un eccesso di potere giurisdizionale (un giudice che va oltre i suoi poteri) e la presenza di un giudice già relatore nel collegio. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'eccesso di potere giurisdizionale riguarda solo i limiti esterni della competenza del giudice, non errori di giudizio (error in iudicando) o vizi procedurali interni. La Corte ha chiarito che, essendo la revocazione già stata dichiarata inammissibile, non vi era stata alcuna invasione della competenza del giudice penale.
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La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di danno erariale riguardante membri del Consiglio di Presidenza di un'Assemblea regionale. Questi avevano conferito incarichi di consulenza esterna senza una chiara base legale. La Corte dei Conti aveva già condannato uno degli ufficiali per alcune di queste nomine. La Suprema Corte ha ribadito che, sebbene gli atti di auto-organizzazione dei consigli regionali godano di autonomia, la Corte dei Conti può comunque verificare la ragionevolezza e l'eccessività degli incarichi esterni. La decisione ha confermato che il giudice contabile ha correttamente valutato gli incarichi, ritenendo alcuni non giustificati. Il ricorso principale è stato rigettato, quello incidentale dichiarato inammissibile.
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La Corte di Cassazione ha chiarito la Giurisdizione Corte dei Conti in un caso di presunto danno erariale. Un ente privato (Il Centro) era stato accusato di aver causato un danno alle finanze pubbliche, fornendo servizi a costi sproporzionati o duplicando attività già esistenti, agendo per conto di un Commissario Straordinario. Un'altra entità (L'Agenzia) era stata coinvolta per presunta sovrafatturazione contrattuale. La Corte ha stabilito che la Giurisdizione Corte dei Conti si applica all'ente privato che svolge funzioni pubbliche per conto dell'amministrazione, instaurando un 'rapporto di servizio in senso lato'. Per L'Agenzia, invece, la giurisdizione è ordinaria, trattandosi di una questione di mera non congruità del pagamento contrattuale. Il ricorso dell'ente privato è stato respinto, confermando la competenza della Corte dei Conti per il danno erariale.
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