Definizione
Controllo effettuato dal giudice sulla legittimità della misura prescritta dal Questore.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 88 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 66% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 66%
- Rigettato 22%
- Inammissibile 12%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Precedenti più richiamati
- Cass. 47811/2022in 3 provvedimenti
- Cass. 36957/2019in 6 provvedimenti
- Cass. 10294/2026in 3 provvedimenti
- Cass. 44431/2011in 5 provvedimenti
- Cass. 20366/2020in 23 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Questura ha imposto a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma, dopo averlo fermato vicino allo stadio insieme a persone in possesso di martelli e altri oggetti pericolosi. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura. Il tifoso ha proposto ricorso in Cassazione lamentando che il giudice non avesse esaminato la memoria difensiva inviata tramite PEC e contestando la frequenza delle firme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, nel rito urgente per la convalida del DASPO, chi invia memorie via PEC ha l'onere di verificare l'effettiva ricezione e l'inserimento dell'atto nel fascicolo del giudice. Inoltre, il dispositivo dell'ordinanza si limitava a confermare le prescrizioni della Questura senza alcun illegittimo aggravamento.
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La Questura ha emesso a carico del Tifoso una misura di divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma presso la polizia. Il Giudice per le indagini preliminari ha confermato la misura tramite convalida del DASPO, motivando la decisione con la pericolosità desumibile da precedenti per reati contro la persona. Il difensore del Tifoso ha contestato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, eccependo l'omessa valutazione delle memorie difensive e dei decreti di assoluzione e archiviazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Il giudice di merito può valutare le memorie difensive in forma concisa e l'obbligo di comparizione scatta automaticamente per i soggetti già colpiti da precedenti provvedimenti analoghi nel triennio.
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La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un GIP che aveva convalidato un Daspo (divieto di accedere alle manifestazioni sportive) senza rispettare i termini procedurali. Il GIP aveva convalidato la misura prima che il soggetto avesse le 48 ore a disposizione per esercitare il proprio diritto di difesa e non aveva considerato una memoria difensiva inviata tramite PEC. La sentenza stabilisce che la mancata osservanza di tali termini rende la convalida Daspo illegittima e il provvedimento inefficace, sottolineando l'importanza del diritto di difesa anche nelle misure di prevenzione.
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La Questura impone a cinque tifosi il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma presso la polizia. Il Giudice per le indagini preliminari convalida la misura cautelare prima che siano trascorse quarantotto ore dalla notifica del provvedimento agli interessati. I destinatari impugnano la decisione per lesione del diritto di difesa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e stabilisce che la convalida del DASPO prima del decorso delle quarantotto ore viola il contraddittorio. Il giudice deve attendere la scadenza del termine per consentire ai difensori di depositare memorie e deduzioni. Di conseguenza, la Corte annulla senza rinvio l'ordinanza del giudice e dichiara inefficace l'obbligo di presentazione.
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La Questura imponeva il divieto di accesso alle manifestazioni sportive e l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria a un tifoso. L'uomo aveva litigato con un condomino per un presunto fumogeno acceso vicino allo stadio e aveva aggredito verbalmente un agente fuori servizio affacciato al balcone. Il Giudice per le Indagini Preliminari rifiutava la convalida dell'obbligo di firma: l'episodio costituiva una lite privata priva di legame diretto con la partita. La Procura impugnava la decisione sostenendo la matrice sportiva della violenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. I giudici hanno confermato che la convalida del DASPO con prescrizioni richiede una pericolosità reale e collegata allo svolgimento delle gare, negando l'obbligo di firma per liti private estranee all'ordine pubblico sportivo.
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Un Lavoratore ha ricevuto un Daspo, un divieto di accedere a manifestazioni sportive per sei anni, con obbligo di firma. Il Giudice per le indagini preliminari (G.i.p.) ha convalidato il provvedimento. Il Lavoratore ha contestato la convalida Daspo, sostenendo che il G.i.p. non aveva rispettato il termine di 48 ore dalla notifica del provvedimento per consentire alla difesa di presentare memorie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha annullato l'ordinanza del G.i.p. e dichiarato inefficace l'obbligo di presentazione, ribadendo l'importanza del diritto di difesa e del rispetto dei termini procedurali.
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Il Questore imponeva a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per otto anni, con l'obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria durante le partite della squadra di calcio. Il Giudice per le indagini preliminari convalidava il provvedimento. Tuttavia, il cancelliere ometteva di indicare l'orario esatto del deposito dell'ordinanza di convalida. Tale omissione rendeva impossibile verificare il rispetto del termine di 48 ore a disposizione del difensore per presentare memorie scritte. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del cittadino. La mancata registrazione dell'orario lede il diritto di difesa e impedisce la convalida del DASPO nella parte relativa alla libertà personale. Di conseguenza, i giudici hanno annullato l'ordinanza senza rinvio, dichiarando del tutto inefficace l'obbligo di presentazione.
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Un tifoso ha ricevuto un DASPO (Divieto di Accedere alle Manifestazioni Sportive) e ha contestato la sua convalida, sostenendo di non aver avuto tempo sufficiente per difendersi. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che il termine di 48 ore per la convalida DASPO da parte del G.i.p. decorre dalla notifica del provvedimento al destinatario, non dalla nomina del difensore. La Corte ha confermato che il provvedimento era stato convalidato entro i termini legali, tutelando il diritto di difesa.
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Un tifoso riceve un DASPO (divieto di partecipare a eventi sportivi e obbligo di firma) dopo disordini tra tifoserie. Contesta la tardiva richiesta di convalida del provvedimento da parte del Pubblico Ministero. La Cassazione ha rigettato il ricorso del tifoso. Ha chiarito che la misura di prevenzione non perde efficacia se il Pubblico Ministero chiede la convalida oltre le 48 ore, purché il Giudice per le Indagini Preliminari (G.I.P.) convalidi il provvedimento entro il termine complessivo di 96 ore dalla notifica iniziale. Il rispetto del termine complessivo di 96 ore è cruciale per la validità della convalida DASPO.
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Un tifoso ha ricevuto la notifica di un provvedimento di DASPO con obbligo di presentazione firmato dal Questore. Il Giudice per le indagini preliminari ha effettuato la convalida del DASPO senza specificare l'orario della propria decisione. Questa omissione ha reso impossibile verificare il rispetto del termine tassativo di quarantotto ore concesso dalla legge alla difesa per presentare memorie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che l'incertezza sull'orario di convalida viola il diritto di difesa. Per questo motivo, i giudici hanno annullato l'ordinanza nella parte relativa all'obbligo di firma, dichiarando inefficace tale prescrizione limitativa della libertà personale.
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La Questura imponeva a un cittadino il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma presso la polizia. Il difensore inviava tempestivamente tramite PEC una memoria difensiva entro il termine di 48 ore. Il Giudice per le indagini preliminari convalidava il provvedimento della Questura senza esaminare né menzionare le deduzioni difensive presentate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato. La Suprema Corte ha chiarito che la convalida del DASPO è illegittima se il magistrato omette l'esame della memoria difensiva, violando il diritto di difesa e il principio del contraddittorio sostanziale. Di conseguenza, i giudici hanno annullato l'ordinanza con rinvio e hanno sospeso l'efficacia dell'obbligo di presentazione.
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La Questura impone a un tifoso il divieto di accedere agli stadi per cinque anni con l'obbligo di firma durante le partite. La notifica del provvedimento avviene il 16 maggio alle ore 16:44. Il Giudice per le indagini preliminari convalida la misura il 18 maggio senza specificare l'orario di deposito del decreto. Il difensore ricorre per Cassazione lamentando la violazione dei termini a difesa. La Suprema Corte accoglie il ricorso e stabilisce che la convalida del DASPO emessa prima del decorso di quarantotto ore dalla notifica lede i diritti difensivi. Di conseguenza, i giudici di legittimità annullano senza rinvio l'ordinanza e dichiarano privo di efficacia l'obbligo di presentazione.
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Un tifoso ha ricevuto dalla Questura la notifica di un divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di presentazione alla polizia. La notifica è avvenuta alle ore dodici del 13 aprile, mentre il Giudice per le Indagini Preliminari ha depositato l'ordinanza di convalida il 15 aprile senza specificare l'orario esatto. Il destinatario ha proposto ricorso in Cassazione evidenziando l'assenza dell'ora di deposito e la violazione dei termini a difesa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'incertezza sull'orario di deposito dell'atto impedisce di verificare la tempestività della decisione. Questo vizio inficia la convalida del DASPO limitatamente all'obbligo di firma. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza senza rinvio, dichiarando inefficace l'obbligo di presentazione imposto al ricorrente.
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Un tifoso riceve dal Questore un divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma per cinque anni a seguito di disordini allo stadio. Il Giudice per le indagini preliminari convalida integralmente il provvedimento. Il tifoso propone ricorso in Cassazione contestando sia la sussistenza dei presupposti di pericolosità sociale sia l'assenza di motivazione sulla durata quinquennale dell'obbligo di firma. La Corte di Cassazione conferma la sussistenza della pericolosità del soggetto rilevata dai filmati. Tuttavia la Suprema Corte accoglie il ricorso sulla durata della misura preventiva. La Convalida del DASPO richiede infatti un'autonoma e specifica motivazione del giudice sulla congruità del termine imposto. Di conseguenza la Cassazione annulla l'ordinanza limitatamente alla durata dell'obbligo di presentazione e rinvia al giudice di merito per una nuova valutazione.
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La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della convalida del DASPO emesso dal Questore per due anni con obbligo di firma. La vicenda riguarda un tifoso fermato vicino allo stadio prima di un incontro internazionale mentre impugnava, insieme ad altri individui, oggetti atti a offendere come martelli, un mattarello e una cintura. Il destinatario della misura contestava la mancanza di urgenza, il mancato avviso di inizio procedimento e l'omessa motivazione sulla durata biennale del divieto. I giudici supremi hanno rigettato il ricorso. La Corte ha chiarito che l'urgenza deriva dal calendario calcistico in corso e che la durata fissata sotto la media edittale non necessita di una motivazione analitica particolare.
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La Questura impone a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma per un anno e sei mesi. Il Giudice per le indagini preliminari convalida la misura usando un modulo prestampato e ignora del tutto la memoria depositata dalla difesa, la quale conteneva un recente decreto di archiviazione penale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del cittadino e annulla l'ordinanza per violazione del diritto di difesa. Il controllo giudiziale non può ridursi a una firma automatica su formule stereotipate. La mancata analisi delle ragioni difensive rende nulla la convalida del DASPO e determina la sospensione temporanea dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
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La Questura imponeva a un cittadino il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il difensore trasmetteva una memoria difensiva via PEC entro le quarantotto ore previste dalla legge. Il Giudice per le indagini preliminari convalidava il provvedimento prima della scadenza del termine temporale e ometteva qualsiasi valutazione delle deduzioni difensive scritte. La Corte di Cassazione ha stabilito che la convalida del DASPO è viziata quando il giudice ignora una memoria difensiva tempestiva contenente elementi decisivi per ricostruire i fatti. I Supremi Giudici hanno annullato l'ordinanza con rinvio al Tribunale e hanno sospeso l'obbligo di presentazione imposto al destinatario.
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Il Questore imponeva a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma presso la polizia. L'autorità giudiziaria ha emesso il provvedimento di convalida del DASPO prima della scadenza delle quarantotto ore dalla notifica dell'atto originario. Il destinatario ha inviato tempestivamente una memoria difensiva tramite posta elettronica certificata entro il termine di legge. La memoria contestava formalmente i presupposti della misura. Il giudice ha ignorato tali argomentazioni a causa della decisione anticipata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino per violazione del diritto di difesa. I Supremi Giudici hanno annullato l'ordinanza senza rinvio ed eliminato l'obbligo di presentazione.
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La Questura ha imposto a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per cinque anni, con relativo obbligo di firma presso la polizia giudiziaria. La notifica del provvedimento è avvenuta in una specifica data pomeridiana. Il Giudice per le indagini preliminari ha emesso l'ordinanza di convalida il giorno immediatamente successivo, senza attendere il decorso delle quarantotto ore previste dalla legge. Il destinatario della misura ha presentato ricorso lamentando la violazione dei termini a difesa. La Corte di Cassazione ha accolto il motivo del tifoso, stabilendo che la convalida del DASPO prima del termine dilatorio di quarantotto ore lede il diritto di difesa. I giudici supremi hanno annullato l'ordinanza senza rinvio, dichiarando l'inefficacia dell'obbligo di presentazione.
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La Questura ha imposto a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per cinque anni, aggiungendo l'obbligo di firma durante le partite. L'autorità giudiziaria ha convalidato la misura prima che decorressero le quarantotto ore dalla notifica dell'atto al destinatario. Il difensore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, eccependo la violazione dei diritti difensivi a causa della mancata attesa del termine di legge. I giudici supremi hanno accolto il ricorso e annullato la misura restrittiva della libertà personale. La convalida del DASPO avvenuta senza rispettare le quarantotto ore per il deposito delle memorie difensive determina l'illegittimità e la totale inefficacia dell'obbligo di presentazione.
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