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Contumacia

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Provvedimenti

Danno da perdita parentale: guida alle tabelle 2022
La Corte d'Appello di Firenze, riformando una sentenza di primo grado, ha riconosciuto un risarcimento maggiore per il danno da perdita parentale a un fratello e ha concesso per la prima volta un risarcimento al nipote della vittima. La Corte ha applicato le più recenti tabelle milanesi 'a punti' del 2022, invece di quelle precedenti 'a forcella', sottolineando che la liquidazione deve basarsi sui criteri più attuali quando la decisione impugnata viene riformata.
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Onere della prova: la contumacia non è ammissione
La Corte d'Appello conferma che la mancata costituzione in giudizio (contumacia) del convenuto non esonera l'attore dal suo onere della prova. In un caso di mancato pagamento per prestazioni professionali, la Corte ha ritenuto sufficiente la copiosa documentazione prodotta dal creditore (cedolini, modelli 770) per dimostrare il proprio diritto, respingendo l'appello. Viene inoltre chiarito che le eccezioni di nullità della CTU per vizi procedurali devono essere sollevate tempestivamente in primo grado e non per la prima volta in appello.
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Clausola risolutiva: la guida completa
Una società di locazione ha citato in giudizio un'azienda cliente per il mancato pagamento dei canoni di un software. La società locatrice ha invocato la clausola risolutiva espressa presente nel contratto. Il Tribunale di Milano ha confermato la legittimità della risoluzione, condannando l'azienda cliente al pagamento di tutti i canoni residui, per un totale di €10.126,39, e alla restituzione del bene. La sentenza sottolinea come la clausola risolutiva bypassi la necessità per il giudice di valutare la gravità dell'inadempimento.
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Art. 696 bis c.p.c.: il CTU per la conciliazione
Il Tribunale di Milano, in una causa per danni da infiltrazioni, ha ammesso un ricorso ex art. 696 bis c.p.c., nominando un Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) con finalità conciliative. Il giudice ha ritenuto ammissibile la procedura sottolineando la sua funzione di facilitare un accordo tra le parti, anche al di fuori dei rigidi presupposti di altre norme. È stata respinta la richiesta di estromissione di alcuni resistenti, poiché la questione sulla responsabilità attiene al merito della causa.
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Indebito oggettivo: che fare se ricevi un bonifico?
Un'agenzia di assicurazioni ha versato per errore una cospicua somma a un imprenditore agricolo, il quale, pur riconoscendo l'errore, ne ha restituito solo una parte. Il Tribunale ha condannato l'imprenditore a restituire la somma residua, applicando il principio dell'indebito oggettivo. La sentenza chiarisce che chi riceve un pagamento non dovuto è tenuto alla restituzione, e se agisce in mala fede, deve corrispondere anche gli interessi dal giorno del pagamento e non dalla domanda giudiziale.
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Socio infedele e responsabilità della società S.n.c.
La Corte d'Appello ha stabilito la responsabilità di una società di persone (S.n.c.) per le somme illecitamente raccolte da un socio amministratore a danno di investitori terzi. Sebbene la Corte abbia escluso la sussistenza di una 'rappresentanza apparente' a causa di evidenti anomalie nelle transazioni che avrebbero dovuto insospettire gli investitori, ha tuttavia fondato la condanna sul principio dell'ingiustificato arricchimento. È stato provato, infatti, che le somme frutto della truffa sono confluite sui conti correnti della società, la quale ne ha tratto un vantaggio economico diretto, ad esempio utilizzando i fondi per estinguere propri debiti. Di conseguenza, la società e gli altri soci sono stati condannati in solido a restituire le somme agli investitori.
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Responsabilità professionale avvocato: il dovere del cliente
Una lavoratrice cita in giudizio il proprio avvocato per non aver avviato una causa per mobbing, causandone la prescrizione. La Corte d'Appello rigetta la domanda, confermando la sentenza di primo grado. La decisione si fonda sulla mancata collaborazione della cliente, che non ha fornito al legale i nominativi dei testimoni, elemento essenziale per l'azione legale. Viene quindi esclusa la responsabilità professionale avvocato, poiché l'insuccesso della causa è imputabile alla condotta omissiva della stessa assistita.
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Affitto d’azienda: quando il canone è dovuto
La Corte di Appello di Firenze si è pronunciata su un caso di affitto d'azienda, riformando una sentenza di primo grado. La controversia nasceva dal mancato pagamento di canoni da parte dell'affittuario, il quale si opponeva sostenendo di aver diritto a compensazioni per migliorie e di essere stato ostacolato nell'uso del bene. La Corte ha stabilito che l'affittuario è tenuto a pagare il canone fino all'effettiva riconsegna dell'azienda, come previsto dall'art. 1591 c.c., anche se il contratto è stato risolto. Inoltre, ha rigettato la richiesta di rimborso per le migliorie, in quanto l'affittuario non ha provato di aver ottenuto il necessario consenso scritto dal proprietario, come richiesto dal contratto. Infine, è stata annullata la condanna per lite temeraria a carico del locatore, poiché la sua domanda era risultata parzialmente fondata.
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Animus spoliandi: quando manca l’intenzione di spoglio
Una proprietaria ha citato in giudizio l'ex moglie del figlio per aver occupato un suo appartamento. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, rigettando la domanda di reintegrazione nel possesso per mancanza di 'animus spoliandi'. È stato ritenuto che l'occupante fosse in buona fede, indotta a credere dal suo ex marito di avere il permesso della proprietaria. Di conseguenza, mancava l'elemento psicologico necessario per configurare lo spoglio.
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Contratto nullo per difetto di forma: la banca paga
La Corte d'Appello ha dichiarato un contratto bancario nullo per difetto di forma scritta. Di conseguenza, ha condannato un istituto di credito a restituire oltre 33.000 euro a due ex soci, ricalcolando il saldo del rapporto senza le spese e commissioni non validamente pattuite, in riforma della sentenza di primo grado.
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Onere della prova liquidazione giudiziale: chi deve?
Una società ha impugnato la sentenza di apertura della sua liquidazione giudiziale, sostenendo di essere al di sotto delle soglie di legge e di vantare un credito significativo. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo, affermando che l'onere della prova nella liquidazione giudiziale spetta all'imprenditore, specialmente in assenza di bilanci depositati. I documenti alternativi prodotti dalla stessa società, uniti all'ammissione di non poter pagare un debito esecutivo, hanno confermato uno stato di insolvenza conclamato, rendendo inevitabile la conferma della liquidazione.
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Simulazione assoluta: vendita fittizia e onere prova
Una banca ha ottenuto la dichiarazione di nullità di una compravendita immobiliare tra il proprio debitore e un'altra società, provando la simulazione assoluta dell'atto. La Corte d'Appello ha confermato la decisione, valorizzando come prove presuntive le modalità anomale di pagamento, la sproporzione del prezzo e la rinuncia all'ipoteca legale, ponendo a carico dell'acquirente l'onere di dimostrare l'effettivo pagamento.
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Interruzione prescrizione: come si calcolano i termini
Un debitore si oppone a un pignoramento sostenendo la prescrizione dei crediti. Il Tribunale di Torino analizza gli atti interruttivi prodotti dal creditore, accogliendo parzialmente l'opposizione. La sentenza chiarisce l'onere della prova in materia di interruzione prescrizione, annullando solo il credito per cui non è stata provata un'interruzione tempestiva e confermando la legittimità dell'esecuzione per gli altri.
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Usucapione beni immobili: prova e animus possidendi
Due eredi, già comproprietari di una minima quota di alcuni immobili, hanno ottenuto dal Tribunale di Torino il riconoscimento della piena proprietà per la restante parte tramite usucapione. L'ordinanza ha accolto la loro domanda basandosi sulle prove testimoniali che hanno confermato il loro possesso esclusivo, pubblico e ininterrotto per oltre vent'anni, iniziato dal loro defunto padre. La decisione sottolinea l'importanza di dimostrare non solo l'utilizzo materiale del bene, ma anche l'intenzione di possederlo come unici proprietari (animus possidendi), anche in assenza di opposizione da parte degli altri intestatari catastali, rimasti contumaci.
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Garanzia cessione quote: la sentenza della Corte
La Corte d'Appello di Roma ha esaminato un caso di garanzia nella cessione di quote societarie. Il venditore è stato condannato a risarcire l'acquirente a causa di una posta di bilancio ("rimanenze") rivelatasi inesigibile. La Corte ha rigettato l'appello, confermando che la garanzia sulla veridicità del patrimonio netto sociale è stata violata e che nuove eccezioni non possono essere sollevate per la prima volta in appello. La decisione sottolinea l'importanza della due diligence e la validità della garanzia cessione quote.
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Spese legali azione revocatoria: come si calcolano?
Una Corte di Appello ha riformato una decisione di primo grado riguardo alla liquidazione delle spese legali in una causa di azione revocatoria. La sentenza stabilisce che il valore della causa, ai fini del calcolo dei compensi professionali, deve essere commisurato all'importo del credito tutelato (€ 208.600) e non a uno scaglione di valore inferiore, come erroneamente stabilito dal Tribunale. Di conseguenza, la Corte ha riliquidato i compensi per il primo grado e liquidato quelli per l'appello, applicando il corretto scaglione tariffario e confermando che la fase di trattazione va sempre compensata.
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Interessi commerciali e PA: quando si applicano?
Una società creditrice agisce per ottenere il pagamento di compensi per la custodia di veicoli sequestrati da un'Amministrazione Pubblica. Il cuore della disputa riguarda la natura degli interessi dovuti: legali o i più onerosi interessi commerciali previsti dal D.Lgs. 231/2002. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione stabilisce che gli interessi commerciali si applicano anche alle Pubbliche Amministrazioni quando agiscono privatamente. La Corte d'Appello, in sede di rinvio, conferma questa linea, condannando l'ente pubblico al pagamento degli interessi commerciali, ribadendo che la PA, in tali rapporti, è equiparata a un qualsiasi operatore privato.
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Clausola risolutiva espressa: Guida alla sentenza
Una sentenza del Tribunale di Pescara ha dichiarato la risoluzione di un contratto di locazione a causa dell'attivazione di una clausola risolutiva espressa. Il conduttore, che si era impegnato a partecipare all'asta per l'acquisto dell'immobile locato, non ha presentato l'offerta. Il giudice ha accolto la domanda della parte locatrice (una curatela fallimentare), condannando il conduttore al pagamento di una penale di 260.000 euro, pari alla differenza tra il prezzo d'asta minimo pattuito e quello di successiva aggiudicazione, oltre a un ulteriore risarcimento per la ritardata riconsegna dell'immobile.
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Servitù di passaggio: quando la cortesia non basta
Un avvocato agisce in giudizio per vedersi riconoscere il possesso di una servitù di passaggio su una rampa privata, negata dai nuovi proprietari che hanno cambiato la serratura di un cancello. Il Tribunale di Napoli rigetta la domanda, stabilendo che l'uso del passaggio era basato sulla mera tolleranza e amicizia con il precedente proprietario, non su un possesso effettivo tutelabile ai sensi di legge.
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Difetto di giurisdizione: tasse auto al Giudice Tributario
Il Tribunale di Napoli, riformando una decisione del Giudice di Pace, ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario in una causa su tasse automobilistiche non pagate. La Corte ha ribadito che tutte le controversie sui tributi, inclusa l'opposizione a una cartella esattoriale per il bollo auto, rientrano nella competenza esclusiva del Giudice Tributario. Di conseguenza, la sentenza di primo grado è stata annullata.
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