Il Tribunale di sorveglianza ha confermato il blocco di una lettera indirizzata a un detenuto in regime di carcere duro. La missiva, apparentemente spedita da un solo mittente, conteneva in realtà due scritti diversi (della moglie e del figlio) con dettagliate descrizioni geografiche e logistiche. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del detenuto, confermando la legittimità del provvedimento. La Corte ha stabilito che il controllo della corrispondenza consente il trattenimento della posta quando vi sono elementi concreti che fanno dubitare della trasparenza del testo, come la presenza di messaggi criptici o mittenti non dichiarati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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