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Consulenza tecnica preventiva

Definizione

Una procedura civile che serve a risolvere una controversia nominando un esperto prima di iniziare una causa vera e propria, cercando un accordo amichevole.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Risoluzione del contratto di appalto: vittoria e limiti del danno
Durante l'esecuzione di un'opera stradale commissionata da un ente pubblico, l'impresa appaltatrice scopre una falda acquifera sotterranea non prevista dal progetto originario. La stazione appaltante ordina la prosecuzione senza approvare la variante indispensabile e tenta di risolvere l'accordo in danno. L'impresa reagisce chiedendo la risoluzione del contratto di appalto per colpa della committente e il ristoro dei danni. I giudici di merito dichiarano sciolto il vincolo per inadempimento del committente, accordando il lucro cessante del 10% e le spese vive non contestate. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso dell'appaltatore volto a ottenere ulteriori rimborsi e interessi commerciali moratori. La Suprema Corte conferma le limitazioni probatorie e condanna la società alle spese processuali.
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Garanzia per i vizi: la riparazione salva dalla prescrizione
Gli Acquirenti compravano due immobili con gravi infiltrazioni e difetti strutturali. La Società Venditrice eccepiva la prescrizione annuale dell'azione di garanzia per i vizi. Tuttavia, durante un accertamento tecnico preventivo, la parte venditrice concordava ed eseguiva parzialmente alcune opere di ripristino sui beni difettosi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della venditrice al risarcimento integrale dei danni per oltre ottantasettemila euro. I giudici hanno chiarito che l'impegno materiale a riparare i difetti, anche attuato tramite fatti concludenti in sede peritale, genera una nuova e autonoma obbligazione di fare. Tale impegno supera il termine breve della garanzia per i vizi ed è soggetto alla prescrizione ordinaria decennale.
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Risarcimento danni da allagamento: chi paga le spese?
I Proprietari di un immobile hanno richiesto il risarcimento danni da allagamento causato da forti piogge, lamentando la mancata manutenzione delle strade da parte del Comune e del torrente da parte della Provincia. Il Tribunale delle Acque ha diviso le cause, dichiarandosi incompetente per la parte contro il Comune, che spetta al Tribunale ordinario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la connessione tra cause non permette di spostare al giudice specializzato delle acque una causa ordinaria. Inoltre, la Corte ha rigettato le contestazioni sulle spese legali, ribadendo che la decisione di compensare le spese spetta solo al giudice di merito ed è insindacabile. I Proprietari hanno perso il ricorso e sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
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Rifiuto di atti d’ufficio: ritardo del perito non è reato
La Corte di Cassazione ha stabilito che il ritardo del consulente tecnico d'ufficio nel depositare la perizia per una consulenza preventiva non costituisce il reato di rifiuto di atti d'ufficio. Nel caso specifico, la parte civile aveva accusato i periti nominati dal giudice per il ritardo nella consegna della relazione. I giudici hanno chiarito che la procedura di conciliazione preventiva non ha carattere d'urgenza o cautelare. Di conseguenza, i termini per il deposito sono ordinatori e l'eventuale ritardo ingiustificato comporta solo la revoca dell'incarico del professionista, non una condanna penale. La Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso della parte civile, condannandola al pagamento delle spese.
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Consulenza tecnica preventiva: ammesso l’appello contro l’errore
Un proprietario ha richiesto una consulenza tecnica preventiva per verificare l'esistenza di una servitù di panorama sul terreno vicino. Il Giudice di Pace, invece di limitarsi a nominare un esperto, ha emesso una vera e propria sentenza di merito, dichiarando inesistente il diritto e condannando il richiedente alle spese. Il Tribunale ha poi dichiarato inammissibile l'appello del proprietario, ritenendo la decisione del primo giudice non impugnabile perché del tutto anomala. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del proprietario: anche un provvedimento abnorme e giuridicamente inesistente può essere impugnato con i normali mezzi di impugnazione. La sentenza del Tribunale è stata quindi annullata con rinvio.
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