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Concorso In Detenzione Di Stupefacenti

Definizione

La partecipazione di più persone nella detenzione illegale di sostanze stupefacenti. Ciascuno risponde del reato anche se il suo contributo è stato minimo, come la semplice custodia.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 59 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 63% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 22%
  • Rigettato 15%
  • Inammissibile 63%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 748%
  • Penale Sez. 326%
  • Penale Sez. 626%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 6128/2017in 3 provvedimenti
  • Cass. 28890/2019in 3 provvedimenti
  • Cass. 14961/2024in 3 provvedimenti
  • Cass. 34985/2015in 4 provvedimenti
  • Cass. 34754/2020in 8 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Concorso in detenzione di stupefacenti: la casa data al partner
La Corte d'appello ha condannato un'imputata a oltre quattro anni di reclusione per concorso in detenzione di stupefacenti, assolvendola invece dal possesso di armi. La donna ha proposto ricorso per cassazione sostenendo di essere solo la convivente dell'autore principale e di aver tenuto un comportamento passivo privo di rilievo penale. Ha inoltre contestato il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che concedere consapevolmente casa e veicolo al partner per custodire la droga non rappresenta una mera convivenza, ma un aiuto materiale concreto. La Corte ha confermato la condanna e inflitto una sanzione pecuniaria.
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Concorso nella detenzione di stupefacenti o semplice convivenza
Le forze dell'ordine rinvengono una consistente partita di cocaina e marijuana in un vano segreto azionabile con telecomando nella cucina dell'abitazione familiare. Il figlio convivente si assume l'intera responsabilità delle sostanze, ma i giudici condannano anche il genitore. L'imputato presenta ricorso affermando la propria estraneità e invocando la semplice convivenza passiva non punibile. La Corte di Cassazione conferma la condanna a quattro anni di reclusione e ventimila euro di multa. La Corte esclude la semplice tolleranza e ravvisa il concorso nella detenzione di stupefacenti poiché il genitore conosceva l'esatta natura della droga, ha azionato l'impianto del nascondiglio e ha garantito un supporto logistico fondamentale nell'alloggio comune.
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Concorso nella detenzione di stupefacenti: connivenza o reato?
Un individuo ha impugnato l'ordinanza che gli applicava la custodia cautelare in carcere per concorso nella detenzione di stupefacenti con il fratello. Egli sosteneva una mera connivenza non punibile e chiedeva misure meno afflittive, come gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la detenzione della droga, trovata in casa, e il passato criminale dell'imputato giustificavano la misura cautelare. La Corte ha ribadito che il suo contributo non era passivo ma attivo, escludendo la connivenza non punibile.
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Concorso nella detenzione di stupefacenti tra viaggio e carcere
Un uomo viaggiava come passeggero su un'auto in cui le forze dell'ordine hanno trovato oltre due chili e mezzo di droga tra cocaina, hashish e marijuana. Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere. L'indagato ha presentato ricorso per cassazione, sostenendo di essere un semplice accompagnatore ignaro del traffico illecito dell'amico e privo di ruoli operativi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che accompagnare attivamente il conducente in una lunga trasferta per acquistare droga supera la mera presenza passiva. L'intenso odore nell'abitacolo e l'ingente quantità di droga vicino al sedile del passeggero provano la consapevolezza del viaggio illecito e integrano il concorso nella detenzione di stupefacenti. Il carcere resta indispensabile per il concreto pericolo di recidiva.
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Concorso nella detenzione di stupefacenti e connivenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un appartenente alle forze dell'ordine per il concorso nella detenzione di stupefacenti insieme alla propria convivente. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto circa 36 grammi di cocaina e materiale per il confezionamento nel comodino della camera da letto utilizzato dall'uomo, accanto ai suoi effetti personali e di servizio. La difesa sosteneva la semplice connivenza passiva e l'inconsapevolezza dei traffici della compagna. I giudici hanno invece ritenuto provata la piena responsabilità penale: l'imputato ha messo a disposizione un nascondiglio sicuro e ha tentato di rallentare la perquisizione dei colleghi, fornendo indicazioni fuorvianti sull'ingresso dell'abitazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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Spaccio in casa: concorso nella detenzione di stupefacenti
Due fratelli impugnano la condanna penale per concorso nella detenzione di stupefacenti destinati allo spaccio. I ricorrenti sostengono la propria estraneità ai fatti, evidenziando che un terzo fratello ha ammesso la piena ed esclusiva responsabilità per la droga trovata nell'abitazione comune. La Corte di Cassazione respinge la tesi difensiva e dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici rilevano elementi fattuali decisivi: tutti i soggetti condividevano la stessa casa, il bilancino di precisione si trovava nella camera da letto del primo fratello e il materiale per il confezionamento delle dosi nella camera del secondo fratello. La sola confessione del terzo convivente non esclude la partecipazione attiva e materiale degli altri occupanti della casa. I ricorrenti subiscono la conferma della condanna penale e il pagamento di una sanzione di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: trasporto e complicità
Un passeggero su uno scooter trasportava una busta con circa 850 grammi di cocaina verso un'abitazione. Durante il controllo, le forze dell'ordine hanno trovato altra droga addosso agli indagati e una macchina per il sottovuoto ancora calda per il confezionamento delle dosi. La difesa ha sostenuto l'assenza di responsabilità, qualificando la presenza dell'uomo come mera connivenza e rivendicando l'uso personale per la piccola dose trovata indosso. La Corte di Cassazione ha invece confermato il concorso in detenzione di stupefacenti e la custodia in carcere. I giudici hanno chiarito che trasportare materialmente la sostanza e presenziare al confezionamento costituisce un contributo attivo e consapevole al reato, superando la semplice presenza passiva non punibile.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: basta l’uso dell’auto
L'Imputato è stato condannato per concorso in detenzione di stupefacenti a seguito del ritrovamento di 103 grammi di marijuana all'interno del veicolo da lui guidato. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la sostanza fosse destinata al solo uso personale dell'amico trasportato e contestando l'elemento psicologico del reato, poiché l'uomo si era limitato ad accompagnarlo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che mettere a disposizione la propria auto garantisce un contributo logistico determinante al reato. Inoltre, il giudice di legittimità non può rivedere le prove già valutate nel merito. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concorso nella detenzione di stupefacenti: no al semplice aiuto
Una donna è stata condannata per concorso nella detenzione di stupefacenti in relazione a quindici grammi di cocaina rinvenuti nell'abitazione del compagno. La difesa sosteneva che la condotta della donna integrasse solo il reato di favoreggiamento personale, avendo ella soltanto tentato di avvisare il partner dell'arrivo dei Carabinieri, e chiedeva l'attenuante della lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che i motivi di ricorso riproducevano semplici questioni di fatto già ampiamente e logicamente analizzate nei precedenti gradi di giudizio. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità della donna, condannandola anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: non è favoreggiamento
Durante un controllo stradale, il Conducente di un'auto è fuggito a forte velocità, mentre il Passeggero ha gettato dal finestrino oltre due chili di marijuana. Nonostante il freddo di febbraio, i finestrini erano abbassati per disperdere l'odore della droga. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per entrambi, respingendo la richiesta del Conducente di riqualificare il fatto come semplice favoreggiamento. La Corte ha stabilito che si configura il concorso in detenzione di stupefacenti e non il favoreggiamento quando il reato è ancora in corso e vi è piena consapevolezza della presenza della droga, dimostrata dal forte odore e dal comportamento attivo dei soggetti. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando le condanne e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: condannato il passeggero
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione per un uomo accusato di concorso in detenzione di stupefacenti. Il soggetto si trovava a bordo di un'auto insieme a un complice quando, alla vista delle forze dell'ordine, i due sono fuggiti prima in auto e poi a piedi. All'interno del bracciolo del veicolo è stata rinvenuta dell'eroina, mentre l'uomo, formalmente disoccupato, è stato trovato in possesso di 800 euro in contanti di cui non ha saputo giustificare la provenienza. I giudici hanno ritenuto legittima sia la condanna per la comproprietà della droga, sia la confisca del denaro, considerato profitto dell'attività di spaccio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concorso nella detenzione di stupefacenti: condannato l’autista
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per il reato di concorso nella detenzione di stupefacenti. Gli agenti di polizia avevano sorpreso un gruppo di persone in un parco; due di loro erano saliti a bordo di un'auto guidata da un terzo complice. All'interno del veicolo, i poliziotti hanno rinvenuto oltre mezzo chilo di marijuana. La Suprema Corte ha confermato la responsabilita di tutti i soggetti: mentre i passeggeri trattavano la vendita, il conducente attendeva in auto per sorvegliare la droga e agevolare la fuga. I giudici hanno inoltre respinto la richiesta di acquisire i tabulati telefonici, ritenendola una richiesta puramente esplorativa e ininfluente a fronte di prove schiaccianti. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: convivere non basta
Durante una perquisizione in un'abitazione coabitata da una coppia, le forze dell'ordine hanno rinvenuto oltre 250 grammi di sostanze stupefacenti e un bilancino di precisione. Il Tribunale ha condannato entrambi i conviventi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del convivente, confermando che la quantità e il bilancino escludono l'uso personale. Al contrario, la Corte ha accolto il ricorso della convivente. I giudici hanno stabilito che la semplice convivenza e la consapevolezza della presenza della droga non bastano a configurare il concorso in detenzione di stupefacenti. La sentenza contro la donna è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Concorso nella detenzione di stupefacenti: dormire lì non basta
Un uomo, ospite saltuario in un appartamento, viene arrestato dopo il ritrovamento di cocaina in una stanza diversa dalla sua. Nella sua camera la polizia trova solo sostanza da taglio. Il Tribunale del Riesame conferma la custodia in carcere, ipotizzando il concorso nella detenzione di stupefacenti. La Corte di Cassazione annulla l'ordinanza. I giudici chiariscono che la semplice coabitazione o la presenza sul luogo non bastano a dimostrare la complicità. Senza un contributo attivo, materiale o morale, si configura solo una connivenza non punibile. Anche le risposte reticenti dell'indagato non possono sostituire la mancanza di prove oggettive del suo coinvolgimento.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: condanna senza possesso
Un uomo è stato condannato per il reato di concorso in detenzione di stupefacenti (eroina e cocaina). L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che solo il suo complice avesse il possesso materiale della droga e che mancassero le prove della sua partecipazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la responsabilità penale a titolo di concorso è provata da elementi concreti: la fuga dell'imputato al momento del controllo, il suo comportamento complessivo e la presenza nei telefoni cellulari di messaggi inequivocabili relativi all'attività di spaccio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: l’attesa in auto condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per concorso in detenzione di stupefacenti. L'imputato era stato sorpreso a bordo di un'auto vicino al luogo in cui il cugino stava acquistando circa duecento grammi di cocaina. La difesa sosteneva la casualità della presenza sul posto. Tuttavia, le intercettazioni telefoniche e i movimenti coordinati hanno dimostrato la piena consapevolezza e il ruolo di supporto logistico dell'uomo. La Suprema Corte ha ribadito che, in presenza di una doppia decisione conforme nei gradi precedenti, non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: non è favoreggiamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva di riqualificare la propria condotta da concorso in detenzione di stupefacenti a semplice favoreggiamento personale nei confronti del fratello. I giudici di merito avevano accertato la sua partecipazione attiva nella detenzione illecita della droga. La Cassazione ha stabilito che il ricorso si limitava a proporre una ricostruzione alternativa dei fatti, senza evidenziare reali vizi logici nella sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: da spettatore a complice
Il Ricorrente ha impugnato la condanna per spaccio di lieve entità, sostenendo di essere un semplice consumatore o, al massimo, un soggetto in posizione di connivenza non punibile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la responsabilità per concorso in detenzione di stupefacenti. I giudici hanno evidenziato che l'imputato non era un mero spettatore passivo: egli ha attivamente ostacolato l'accesso delle forze dell'ordine all'abitazione posizionando una carrozzina all'ingresso. All'interno della casa, i militari hanno scoperto un bilancino di precisione e tre persone che discutevano animatamente, dopo aver notato un viavai di giovani acquirenti. La condotta attiva di ostacolo configura una partecipazione cosciente e materiale al reato, escludendo la tesi dell'uso personale. Il Ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Droga in camera condivisa: condannato per concorso anche chi tace
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per concorso in detenzione di stupefacenti a un uomo che condivideva una piccola stanza con il fratello, dove era stata allestita una serra per la coltivazione di marijuana. La difesa sosteneva si trattasse di semplice connivenza non punibile, ma i giudici hanno stabilito che la condivisione di uno spazio così ristretto e la presenza di materiale per il confezionamento dimostravano una partecipazione attiva. La confessione del fratello, che tentava di scagionare l'imputato, è stata giudicata non credibile. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che non è possibile rivalutare i fatti in sede di legittimità.
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Sposta scooter con droga: non è aiuto ma concorso in detenzione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di concorso in detenzione di stupefacenti. L'imputato aveva accettato di spostare uno scooter contenente un'ingente quantità di droga per conto di un'altra persona, al fine di eludere i controlli dei cani antidroga. I giudici hanno stabilito che tale condotta non costituisce un semplice favoreggiamento, ma una vera e propria partecipazione attiva al reato di detenzione. L'enorme quantitativo di sostanze (oltre 3500 dosi totali) e il contesto organizzato di una piazza di spaccio hanno inoltre impedito di qualificare il fatto come di lieve entità. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
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