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Compensatio Lucri Cum Damno

Definizione

Principio giuridico in base al quale, nel calcolare il risarcimento per un danno, si deve tener conto anche di eventuali vantaggi economici che la parte danneggiata abbia ottenuto dallo stesso evento che ha causato il danno, sottraendoli dall'importo del risarcimento.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 125 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 48% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 48%
  • Rigettato 41%
  • Inammissibile 7%
  • Estinto 1%
  • Altro 3%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Civile Sez. Lavoro59%
  • Civile Sez. 321%
  • Civile Sez. 120%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 21160/2019in 14 provvedimenti
  • Cass. 16702/2020in 6 provvedimenti
  • Cass. 22798/2020in 4 provvedimenti
  • Cass. 20111/2014in 3 provvedimenti
  • Cass. 27998/2021in 3 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Risarcimento danni da investimenti: comprare non prova la perdita
Due investitori citano una banca chiedendo il risarcimento danni da investimenti per oltre due milioni di euro impiegati nell'acquisto di titoli argentini poi andati in default (insolvenza dello Stato estero). Gli acquirenti sostengono che la mancata contestazione dell'importo speso da parte dell'istituto equivalga all'ammissione del danno totale. La Corte d'Appello respinge la richiesta perché gli investitori non hanno dimostrato l'effettivo pregiudizio subito, trascurando il valore residuo dei titoli e i rimborsi parziali emessi dal Paese estero. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dei risparmiatori: ammettere l'esborso iniziale non significa riconoscere una perdita integrale. Spetta a chi investe provare l'esatto danno sofferto.
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Intermediazione finanziaria: colpa della banca ma danno ridotto
Una società investitrice ha citato in giudizio un istituto bancario per violazione degli obblighi informativi in materia di intermediazione finanziaria dopo aver acquistato obbligazioni subordinate svalutatesi nel tempo. La Corte di Appello ha riconosciuto la colpa della banca, ma ha ridotto il risarcimento applicando il concorso di colpa: l'investitrice ha mantenuto imprudentemente i titoli dopo la loro sospensione dai mercati anziché venderli tempestivamente. La Corte di Cassazione ha confermato la negligenza dell'investitrice per i danni successivi evitabili con l'ordinaria diligenza. Inoltre, i giudici supremi hanno accolto il ricorso dell'istituto di credito: i giudici di merito hanno omesso di pronunciarsi sulla decurtazione degli importi riscossi dalla cliente a titolo di cedole durante l'investimento. La controversia torna ora ai giudici territoriali per calcolare correttamente le somme.
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Danni all’opera ma aiuto pubblico: compensatio lucri cum damno
Una società lamenta gravi difetti di condensa nella copertura del proprio capannone industriale, citando in giudizio il progettista e direttore dei lavori per ottenere il ristoro delle spese di riparazione. In appello, tuttavia, i giudici negano il risarcimento applicando il principio della compensatio lucri cum damno: l'impresa ha infatti percepito un cospicuo contributo pubblico europeo a fondo perduto, impiegato proprio per il rifacimento del tetto e la posa di pannelli solari. La Corte di Cassazione conferma la decisione e rigetta il ricorso della società. La compensazione del vantaggio economico con il danno patito costituisce una difesa rilevabile d'ufficio per determinare l'effettivo pregiudizio economico ed evitare ingiustificati arricchimenti. La Suprema Corte condanna inoltre la ricorrente per lite temeraria.
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Perdita di chance e risarcimento: il nuovo contributo
I proprietari di un immobile danneggiato dal sisma del 1997 citano in giudizio il Comune. L'ente locale omette l'inoltro dei documenti necessari e i privati lamentano la perdita di chance di ottenere i contributi pubblici per la ricostruzione. I giudici di primo e secondo grado condannano il Comune e i suoi tecnici a risarcire oltre 135.000 euro. Durante la causa, tuttavia, i proprietari ricevono un consistente contributo pubblico post-sisma 2016 per riparare le medesime opere. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Comune: il giudice d'appello doveva esaminare tale fatto sopravvenuto. Se il vantaggio successivo copre gli stessi interventi, il danno economico scompare del tutto.
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Ipoteca non dichiarata: la Responsabilità del mediatore immobiliare tra danno e risarcimento
Due acquirenti hanno perso caparra e acconti a causa del fallimento del venditore, dopo che un mediatore immobiliare non aveva rivelato l'esistenza di un'ipoteca sull'immobile. Il Tribunale ha negato il risarcimento, ma la Corte d'Appello ha riconosciuto la responsabilità del mediatore, condannando gli ex soci della società di mediazione. La Cassazione ha confermato la responsabilità del socio accomandatario per la mancata informazione sull'ipoteca, rigettando il suo ricorso. Ha invece accolto il ricorso della socia accomandante, stabilendo che la sua responsabilità è limitata alla quota di liquidazione ricevuta, e il creditore deve provarlo. La Cassazione ha anche escluso la 'compensatio lucri cum damno', affermando che l'acquisto dell'immobile a prezzo ridotto in sede fallimentare non compensa il danno causato dalla Responsabilità del mediatore immobiliare.
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Liquidazione equitativa del danno: il blocco del risarcimento
Un'azienda editrice ha subito l'interruzione illegittima del servizio di gestione chiamate da parte di una società telefonica per circa tre mesi. Con una sentenza non definitiva, i giudici hanno accertato l'inadempimento del gestore e l'esistenza di un danno effettivo, consistente nel calo del fatturato dell'azienda. Successivamente, la Corte d'Appello ha ribaltato l'esito nel giudizio finale, negando il risarcimento per presunta mancanza di prova sull'ammontare preciso del danno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda. La Suprema Corte ha stabilito che, quando l'esistenza del pregiudizio è stata già accertata, il giudice non può smentire se stesso nel giudizio finale. Se risulta difficile quantificare l'importo esatto, il magistrato deve applicare la liquidazione equitativa del danno, valutando tutti gli elementi già raccolti senza annullare la tutela dovuta alla parte lesa.
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Cessione di ramo d’azienda inefficace: il Lavoratore vince contro l’Azienda
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore che aveva visto il suo rapporto di lavoro coinvolto in una Cessione di ramo d'azienda inefficace. L'Azienda Cedente sosteneva che le somme percepite dal Lavoratore da un'altra azienda o come indennità di mobilità dovessero essere detratte dalla retribuzione dovuta. La Corte ha stabilito che, in caso di Cessione di ramo d'azienda inefficace, il rapporto di lavoro originario con l'Azienda Cedente continua a esistere. Le somme percepite dal Lavoratore da altri rapporti o come trattamenti previdenziali non possono essere detratte. La Corte ha quindi respinto il ricorso dell'Azienda Cedente, confermando il diritto del Lavoratore a ricevere le retribuzioni complete.
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Appalto illecito: l’azienda paga tutti gli arretrati
Un lavoratore ha ottenuto l'accertamento giudiziale di un appalto illecito e ha messo a disposizione le proprie energie lavorative a favore dell'azienda committente. L'azienda ha rifiutato la prestazione e non ha pagato gli stipendi maturati. Il dipendente ha quindi richiesto i compensi insoluti. L'azienda ha contestato il debito, pretendendo di sottrarre quanto il lavoratore aveva guadagnato svolgendo altre mansioni presso datori di lavoro terzi ed estranei alla vicenda. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda. I giudici hanno stabilito che le somme dovute dopo la formale offerta della prestazione hanno natura retributiva e non risarcitoria. Pertanto, l'azienda committente non può detrarre i compensi corrisposti da soggetti terzi estranei all'appalto irregolare.
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Responsabilità erariale: Funzionario condannato per doppi compensi
Un Responsabile del settore economico finanziario di un Comune e una Segretaria comunale sono stati condannati dalla Corte dei Conti per `responsabilità erariale`. L'ufficiale aveva ricevuto compensi per attività legali e di recupero tributi (ICI) che rientravano nelle sue mansioni istituzionali, violando il principio di onnicomprensività della retribuzione. Inoltre, aveva omesso i pareri di regolarità contabile su delibere che lo riguardavano direttamente. La Corte dei Conti d'appello ha confermato la condanna. Il successivo ricorso in Cassazione dell'ufficiale è stato dichiarato inammissibile, ribadendo che le attività rientravano nei suoi doveri e che i compensi extra costituivano gestione illecita di denaro pubblico.
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Azione di responsabilità contro gli amministratori bancari
Un istituto di credito ha promosso un'azione di responsabilità contro gli amministratori e i componenti del collegio sindacale per aver erogato cospicui finanziamenti a gruppi societari in grave crisi finanziaria senza adeguate garanzie. La condotta negligente ha generato pesanti perdite patrimoniali e la successiva svalutazione dei crediti ceduti a una società di recupero. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna risarcitoria solidale per i dirigenti e i sindaci coinvolti. I giudici hanno stabilito che l'eventuale recupero successivo dei crediti non cancella il danno immediato provocato alla banca. Inoltre, la presenza di delegati dell'autorità di vigilanza alle riunioni non esonera i sindaci dal dovere di controllo e segnalazione delle anomalie gestorie.
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Cessione di ramo d’azienda illegittima: la tutela del lavoratore
Una società trasferisce un dipendente a una nuova impresa. I giudici accertano una cessione di ramo d'azienda illegittima e dichiarano nullo il passaggio del contratto. Successivamente, il lavoratore stipula un accordo di risoluzione con incentivo all'esodo con la nuova impresa e accede alla pensione di anzianità. Il lavoratore chiede all'originario datore il risarcimento per le retribuzioni perdute. La Corte d'Appello respinge la domanda ritenendo estinto l'unico rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del dipendente: il rapporto con la nuova impresa è solo di fatto e non incide sul legame giuridico mai interrotto con il datore originario. Neppure il trattamento pensionistico cancella il debito retributivo e risarcitorio dell'azienda cedente.
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Risarcimento danni da risoluzione: opere pre-accordo e vantaggi
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso di risarcimento danni da risoluzione convenzione urbanistica tra un Comune e una Società. Il contenzioso riguardava l'inadempimento del Comune a una convenzione del 1966, che aveva portato la Società a chiedere il risarcimento per opere di urbanizzazione. La Cassazione ha cassato la sentenza d'Appello, stabilendo che il risarcimento non può includere opere realizzate prima della convenzione, poiché manca il nesso di causalità. Ha inoltre ribadito che la Società doveva dimostrare l'effettiva perdita di valore dei terreni, considerando anche eventuali vantaggi (compensatio lucri cum damno) derivanti dalle opere. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Banca vs Investitore: la Compensazione del Danno negli Investimenti
Un Investitore ha citato in giudizio una Banca per inadempimento degli obblighi informativi e per un ordine di acquisto con firma falsa. La Corte d'Appello aveva riconosciuto il mancato rispetto degli obblighi informativi e condannato la Banca a un risarcimento maggiore, escludendo la compensazione del danno con i frutti dell'investimento. La Cassazione ha accolto il ricorso della Banca su questo punto. Ha stabilito che nel calcolo del risarcimento per inadempimento degli obblighi informativi, si devono considerare i vantaggi ottenuti dall'Investitore, come cedole e controvalore dei titoli, applicando il principio di compensazione del danno. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova quantificazione.
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Danno erariale: soldi pubblici per lo sport usati per fini privati
Un dirigente provinciale di un ente sportivo ha gestito per anni finanziamenti erogati da vari enti pubblici locali per la manutenzione e l'uso di impianti sportivi. Il responsabile ha tuttavia deviato tali somme verso conti non dichiarati e scopi privati, omettendo qualsiasi rendicontazione. La magistratura contabile lo ha condannato a risarcire gli enti lesi. L'amministratore ha contestato la giurisdizione del giudice contabile sostenendo la natura privatistica dei rapporti di gestione delle strutture. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso. Chiunque riceve e gestisce contributi pubblici instaura un rapporto di servizio con la Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, l'uso illegittimo di risorse destinate a finalità collettive integra un danno erariale e radica la competenza della Corte dei Conti.
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Restituzione titoli finanziari: risarcimento e doveri del cliente
L'Investitore subisce ingenti perdite a seguito del crollo di obbligazioni ad alto rischio. La Banca omette di informarlo tempestivamente sull'aumento del rischio, violando gli accordi contrattuali e impedendogli di disinvestire in tempo. La Corte d'Appello condanna la Banca al risarcimento dei danni pari all'intero capitale perso, ma rigetta la richiesta di restituzione dei titoli in favore dell'istituto. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della Banca su questo aspetto: quando il risarcimento copre l'intero valore originario del titolo reputato privo di valore, scatta la restituzione titoli finanziari alla banca. Questo evita che l'investitore ottenga un indebito arricchimento qualora i titoli recuperino valore in futuro. La sentenza viene cassata con rinvio per l'applicazione di tale principio.
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Danno Erariale: Quando la Corte dei Conti può sindacare le spese pubbliche
Un Alto Funzionario Pubblico ha subito una condanna per **danno erariale** dalla Corte dei Conti per aver autorizzato modifiche strutturali su navi militari, tra cui la "Bergamini", senza seguire le procedure amministrative e con costi ingiustificati. La Corte dei Conti ha riconosciuto un danno di oltre 474.000 euro, pur riducendolo del 50% per le migliorie utili. L'Alto Funzionario ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la Corte dei Conti avesse superato i propri limiti giurisdizionali. La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la competenza della Corte dei Conti nel sindacare il **danno erariale** e la legittimità delle spese pubbliche.
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Cessione di Ramo d’Azienda Illegittima: Retribuzioni non Risarcimento
Una lavoratrice ha chiesto il pagamento di somme all'Azienda originaria dopo che la `cessione di ramo d'azienda illegittima` era stata dichiarata inefficace. La Corte d'Appello aveva negato il pagamento, applicando il principio dell'aliunde perceptum (deducendo quanto guadagnato altrove). La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che le somme dovute in questi casi hanno natura retributiva, non risarcitoria. Di conseguenza, il principio dell'aliunde perceptum non si applica. La lavoratrice ha diritto a ricevere le retribuzioni non pagate, senza alcuna detrazione per quanto percepito lavorando per l'azienda cessionaria.
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Risoluzione del contratto preliminare e calcolo del danno
Un promissario acquirente stipula un accordo per comprare una villa, ma rifiuta ingiustificatamente di procedere al rogito definitivo. Il proprietario invia una formale diffida ad adempiere e ottiene la risoluzione del contratto preliminare per grave inadempimento della controparte. I giudici di merito riconoscono al venditore un ingente risarcimento per il deprezzamento commerciale dell'immobile, calcolando la perdita di valore al momento della perizia tecnica d'ufficio anziché alla data dell'inadempimento definitivo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'acquirente, stabilendo che il danno patrimoniale da svalutazione deve essere quantificato con rigoroso riferimento al momento storico in cui si verifica lo scioglimento definitivo del vincolo contrattuale, evitando così un ingiustificato arricchimento a carico del compratore.
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Risarcimento danni appalto: no ai rimborsi senza cantiere
Un Comune interrompe un appalto subito dopo la consegna dei lavori, senza mai avviare il cantiere. L'Appaltatore chiede il risarcimento danni appalto per i costi di ammortamento e leasing dei macchinari rimasti inutilizzati. Tuttavia, i macchinari non sono mai stati portati in cantiere e sono rimasti nella piena disponibilità dell'impresa. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito: il capitolato speciale esclude ogni indennizzo per i beni restituiti o mai consegnati. L'Appaltatore non può pretendere un rimborso per attrezzature che ha potuto liberamente impiegare altrove o noleggiare. Il ricorso dell'impresa viene dichiarato inammissibile. L'Appaltatore deve quindi restituire al Comune oltre novantaquattromila euro incassati in precedenza ed è condannato al pagamento delle spese legali.
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Risarcimento per mancata assunzione: pesano i redditi alternativi
Un lavoratore ha fatto causa a una società pubblica di gestione rifiuti per ottenere l'assunzione obbligatoria e il risarcimento dei danni per il periodo di ritardo. La Corte di Appello ha accolto la richiesta, condannando l'azienda a pagare tutte le retribuzioni non percepite. Tuttavia, il datore di lavoro ha dimostrato che, nel frattempo, il dipendente aveva trovato un altro impiego a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda: nel determinare il risarcimento per mancata assunzione, il giudice deve verificare e sottrarre i guadagni percepiti altrove dal lavoratore. La causa torna quindi ai giudici di merito per il ricalcolo della somma.
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