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Commercializzazione Cannabis Light

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Commercializzazione Cannabis Light: Spaccio o Legittimità? La Cassazione decide
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione a fini di spaccio di hashish e marijuana. Egli sosteneva che la marijuana rientrava nella normativa sulla commercializzazione cannabis light (Legge n. 242/2016), avendo un basso contenuto di THC e destinazione florovivaistica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che la Legge n. 242/2016 consente la coltivazione e commercializzazione di canapa solo per scopi specifici (es. florovivaismo ornamentale), escludendo l'assunzione umana. La detenzione per spaccio di derivati della cannabis, anche con basso THC, integra reato se la sostanza ha efficacia drogante. La Corte ha inoltre escluso la necessità di un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE, ritenendo la questione manifestamente infondata.
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Commercializzazione cannabis light: è reato? Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la detenzione di 20 kg di marijuana. Nonostante il basso THC, la commercializzazione di cannabis light (infiorescenze) resta reato se la sostanza ha effetti droganti, come stabilito dalle Sezioni Unite. La Legge 242/2016 riguarda solo la coltivazione per fini industriali.
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Commercializzazione cannabis light: la Cassazione fa chiarezza
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30475 del 2019, hanno affrontato la questione della legalità della commercializzazione di derivati della cosiddetta "cannabis light". Il caso nasce dal ricorso di un Procuratore della Repubblica contro l'annullamento di un sequestro di inflorescenze di canapa. La Corte ha stabilito che la legge n. 242/2016, che promuove la filiera agroindustriale della canapa, non legalizza la vendita al dettaglio di foglie, inflorescenze o resine. Tale commercializzazione cannabis light, pertanto, integra il reato previsto dal Testo Unico Stupefacenti (art. 73 d.P.R. 309/1990). Tuttavia, la punibilità è esclusa se il giudice accerta, caso per caso, che il prodotto è concretamente privo di qualsiasi effetto drogante, in applicazione del principio di offensività.
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