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Collaborazione familiare

Definizione

L'attività prestata in favore di parenti o coniugi, che la legge presume gratuita per dovere morale e affettivo, salvo prova contraria.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Cancellazione dagli elenchi agricoli: dipendenti o familiari
L'ente previdenziale ha disposto la cancellazione dagli elenchi agricoli di due braccianti, sposate con i soci titolari di un'azienda agricola. L'istituto considerava l'attività svolta una semplice collaborazione familiare a titolo gratuito. Le lavoratrici hanno avviato una causa per ottenere la reiscrizione, sostenendo l'esistenza di un vero rapporto subordinato stipendiato. I giudici di merito hanno respinto la domanda a causa di testimonianze generiche e insufficienti. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto integrale del ricorso. I giudici hanno chiarito che, a seguito del provvedimento ispettivo, grava interamente sulle lavoratrici l'onere di dimostrare gli elementi tipici del lavoro subordinato, come il vincolo di dipendenza gerarchica e la retribuzione fissa. Le ricorrenti hanno perso la causa e dovranno pagare le spese legali.
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Indebita percezione di erogazioni pubbliche: moglie condannata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una lavoratrice per il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche. La donna aveva incassato oltre ventimila euro di indennità di disoccupazione dall'INPS, dichiarando falsamente di aver lavorato come dipendente nell'impresa di ristorazione del coniuge. I giudici hanno accertato che si trattava in realtà di una semplice collaborazione familiare, priva dei requisiti del lavoro subordinato (come orari fissi e stipendio costante). La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, che contestava la ricostruzione dei fatti e il superamento della soglia di punibilità penale. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Collaborazione familiare: quando la busta paga della moglie non basta
Il Titolare di un ristorante ha impugnato gli avvisi di addebito dell'Ente Previdenziale, che aveva disconosciuto il rapporto di lavoro subordinato con la moglie, riqualificandolo come collaborazione familiare abituale e prevalente. La Corte d'Appello ha confermato la pretesa dell'ente, rilevando che la donna svolgeva mansioni di cassa e coordinamento senza orari fissi o stipendio predefinito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del ristoratore, confermando che la collaborazione familiare esclude il lavoro dipendente se mancano gli indici della subordinazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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