Quattro individui sono stati condannati per concorso nella coltivazione di stupefacenti e detenzione illecita a seguito del sequestro di oltre undicimila piante di cannabis con principio attivo illegale. I ruoli accertati comprendevano il proprietario del fondo, l'organizzatore della manovalanza, l'autotrasportatore e il bracciante addetto al carico. Gli imputati hanno contestato la qualificazione del fatto, sostenendo l'estraneità alla fase botanica, l'assenza dal terreno o la presunta buona fede dovuta a fatture di sementi legali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi, confermando le condanne del giudice d'appello. La Corte ha stabilito che la coltivazione include la raccolta e il carico immediato. Chi garantisce il trasporto o mette a disposizione i terreni agevola in modo determinante l'attività illecita e risponde pienamente dell'intero reato.
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