LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Cessione Di Stupefacenti In Carcere

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Cessione stupefacenti in carcere: annullata la condanna del marito
Una donna ha tentato di introdurre hashish in carcere per il marito detenuto. Entrambi sono stati condannati per cessione di stupefacenti in carcere. La Corte d'Appello ha ridotto le pene, qualificando il fatto come "lieve". La Cassazione ha annullato la condanna del marito, ritenendo contraddittoria la motivazione sulla destinazione della droga (uso personale o cessione a terzi). Ha invece confermato la condanna della donna e il diniego delle attenuanti generiche, condannandola anche al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Cessione di stupefacenti in carcere: la difesa non basta
Una donna affronta il giudizio per la presunta cessione di stupefacenti in carcere al proprio compagno durante un colloquio visivo. Gli agenti di polizia penitenziaria notano la consegna di un oggetto. Successivamente, le forze dell'ordine rinvengono la sostanza illegale negli abiti del detenuto. L'imputata propone ricorso in Cassazione evidenziando minime incongruenze tra i verbali degli agenti, la mancata segnalazione del metal detector d'ingresso e presunte anomalie temporali nel fermo. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che i metal detector rilevano solo oggetti metallici e che le marginali difformità sul punto esatto di occultamento non eliminano la prova del passaggio di mano. La Cassazione non può riesaminare i fatti e condanna la donna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Cessione di stupefacenti in carcere: droga al marito, condannata
Una donna è stata condannata per aver tentato di introdurre hashish in prigione, nascondendolo per consegnarlo al marito detenuto. La sua difesa ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando un difetto di motivazione nella sentenza di condanna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché troppo generico e non in grado di contestare le chiare prove a carico dell'imputata. Questa decisione ribadisce che la **cessione di stupefacenti in carcere** è un reato grave e che un appello, per essere valido, deve contenere critiche specifiche e argomentate, non limitarsi a un dissenso generico. La donna è stata quindi condannata in via definitiva al pagamento delle spese processuali e di una multa.
Continua »