Un condannato ha chiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione del reato continuato tra diverse condanne irrevocabili. L'uomo sosteneva che i delitti derivassero da una medesima pianificazione iniziale. La Corte d'Appello ha respinto l'istanza: l'interessato aveva fondato un proprio sodalizio criminale nel 2007 e, dopo oltre quindici anni, aveva aderito a un'altra associazione del tutto diversa, guidata da soggetti estranei al primo gruppo. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la vicinanza temporale o l'omogeneità dei reati non provano, da sole, un progetto iniziale comune, bensì una semplice abitudine a delinquere. La Cassazione ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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