Un amministratore di società è stato condannato per l'occultamento di documenti contabili finalizzato a impedire la ricostruzione dei redditi aziendali. L'imputato si è difeso sostenendo di essere un semplice prestanome e di aver affidato la contabilità a un commercialista di cui non ricordava il nome. La Corte di Cassazione ha respinto la sua tesi, confermando la condanna a un anno e sette mesi. Secondo i giudici, l'accettazione della carica e il possesso, anche parziale, delle scritture contabili dimostrano un contributo consapevole al piano criminoso. L'impossibilità di ricostruire i redditi è l'elemento chiave del reato, rendendo la condanna per occultamento documenti contabili definitiva.
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