Definizione
La cartolarizzazione è la cessione di attività o beni di una società definita tecnicamente originator, attraverso l'emissione ed il collocamento di titoli obbligazionari. I beni o attività sono ceduti a terzi, e il recupero da parte dei terzi del valore di questi beni o attività dovrebbe garantire la restituzione del capitale e delle cedole di interessi indicate nell'obbligazione. Se tale recupero non è possibile, chi ha comprato titoli cartolarizzati incorre nella perdita sia del capitale versato che degli interessi dovuti. Per lo più i beni ceduti sono costituiti da crediti, tuttavia possono essere immobili, strumenti derivati o altro. I beni vengono ceduti a società-veicolo (SPV,Special Purpose Vehicle; società cessionaria abilitata ad emettere i titoli in cui sono incorporati i crediti ceduti) che ne versano al cedente il corrispettivo economico ottenuto attraverso l'emissione ed il collocamento di titoli obbligazionari. Le obbligazioni emesse sono divise in classi a seconda del rating (AAA,AA,BBB,BB etc.. fino alla partecipazione azionaria), con un merito creditizio che è minore quanto più è alto il livello di subordinazione nella restituzione del debito obbligazionario.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 62 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 42% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 42%
- Rigettato 37%
- Inammissibile 15%
- Altro 7%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 148%
- Civile Sez. 328%
- Civile Sez. 525%
Precedenti più richiamati
- Cass. 16059/2021in 4 provvedimenti
- Cass. 25152/2016in 5 provvedimenti
- Cass. 13735/2022in 3 provvedimenti
- Cass. 18896/2021in 3 provvedimenti
- Cass. 17124/2021in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Due eredi hanno contestato le ipoteche giudiziali iscritte sui beni ereditari da vari istituti bancari prima della chiusura delle operazioni d'inventario. Nelle more del contenzioso, diverse società veicolo di recupero crediti sono subentrate alle banche creditrici. Gli eredi hanno eccepito il difetto di legittimazione delle cessionarie, sostenendo che l'avviso di cessione pubblicato in Gazzetta Ufficiale non provasse la titolarità dei singoli crediti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Il giudice di merito accerta liberamente la prova del trasferimento dei crediti anche tramite indizi precisi. Nella cessione di crediti in blocco, l'avviso pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale basta a dimostrare l'acquisto se le caratteristiche indicate identificano con certezza le categorie cedute.
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Una società finanziaria cessionaria ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro una debitrice per oltre diecimila euro, derivanti da un prestito originariamente contratto con un altro istituto e asseritamente ceduto più volte. La debitrice ha promosso opposizione contestando la titolarità del credito e l'assenza di prove sul passaggio del debito. La società creditrice ha prodotto soltanto un avviso generico e poco leggibile pubblicato in Gazzetta Ufficiale, omettendo il contratto di cessione e l'elenco dei singoli crediti ceduti. Il Tribunale di Bologna ha accolto l'opposizione e revocato il decreto ingiuntivo: in tema di cessione dei crediti in blocco, la semplice pubblicazione dell'avviso non dimostra l'effettivo trasferimento dello specifico credito se il debitore ne contesta l'inclusione.
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Un inquilino ha acquistato l'immobile residenziale condotto in locazione durante la procedura di dismissione gestita da un ente previdenziale. La procedura rientrava nell'alveo della cartolarizzazione immobili pubblici. L'acquirente aveva beneficiato dapprima di una riduzione dell'8% del prezzo per gravi difetti manutentivi dello stabile, concordata con i sindacati. In seguito, la legge ha introdotto un coefficiente generale di abbattimento per rimediare ai ritardi della pubblica amministrazione e ai rincari di mercato. L'ente venditore ha rifiutato di cumulare i due sconti, applicando il coefficiente normativo in modo sfavorevole. L'acquirente ha quindi promosso un'azione per recuperare oltre dodicimila euro pagati in eccesso. La Corte di Cassazione ha accolto le ragioni del compratore. I giudici hanno stabilito la piena cumulabilità tra le due riduzioni, ordinando una nuova determinazione del rimborso.
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Un Comune ha notificato un avviso di accertamento a una società di gestione del risparmio per l'omesso versamento del tributo su beni pubblici cartolarizzati. La società ha contestato la pretesa fiscale, invocando la speciale disciplina prevista per la privatizzazione del patrimonio pubblico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, annullando l'atto impositivo. I giudici hanno chiarito che le società veicolo e i fondi non sono i soggetti passivi dell'imposta. Il tributo grava esclusivamente sui soggetti che hanno in uso effettivo gli immobili concessi dall'amministrazione finanziaria. Il tema dell'esenzione IMU fondi immobiliari si estende anche a questa fattispecie, liberando i gestori patrimoniali.
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Un Comune ha notificato un avviso di accertamento per il mancato pagamento dell'imposta municipale a una società di gestione del risparmio, titolare di beni derivanti dalla dismissione del patrimonio statale tramite un fondo immobiliare. I giudici di merito hanno confermato la pretesa fiscale dell'ente locale. La Suprema Corte di Cassazione ha ribaltato le decisioni precedenti e ha stabilito che la società veicolo non riveste la qualifica di debitore d'imposta. Il tributo locale grava esclusivamente sui soggetti assegnatari effettivi che utilizzano i cespiti per scopi istituzionali. La Corte ha quindi annullato l'atto impositivo, riconoscendo la spettanza del regime di esenzione IMU immobili pubblici in capo agli enti utilizzatori effettivi e condannando il Comune alle spese di lite.
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La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di **prescrizione contributi INPS** relativi alla Gestione Separata. Un professionista aveva ottenuto in appello la dichiarazione di prescrizione per i contributi del 2009 e 2010. L'INPS aveva richiesto il pagamento dei contributi 2009 il 30.06.2015, ma il professionista sosteneva che il termine di cinque anni fosse già scaduto, calcolandolo dalla scadenza ordinaria del 16.06.2010. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che il termine di prescrizione per i contributi del 2009 era stato differito da un D.P.C.M. al 7 luglio 2010. Pertanto, la richiesta dell'INPS del 30.06.2015 era tempestiva, non essendo ancora maturata la prescrizione.
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Una Società di Gestione del Risparmio (SGR) ha contestato un avviso di accertamento IMU da parte di un Comune per immobili conferiti a un fondo immobiliare nell'ambito di una privatizzazione di beni pubblici. La SGR sosteneva l'applicabilità delle esenzioni ICI. La Corte di Cassazione ha stabilito che le regole speciali per l'individuazione del soggetto passivo, originariamente previste per l'ICI nelle operazioni di privatizzazione immobiliare pubblica, si estendono anche all'IMU. Pertanto, il soggetto passivo non è la SGR o il fondo, ma gli enti pubblici che continuano a gestire e utilizzare i beni per scopi istituzionali. La sentenza chiarisce chi deve pagare l'IMU e privatizzazione immobiliare pubblica.
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Una contribuente ha impugnato un avviso di addebito per contributi previdenziali ottenendo l'annullamento dell'atto in primo grado. Tuttavia, i crediti erano stati ceduti a una società di cartolarizzazione, rimasta totalmente estranea al giudizio originario. Tale società, rivestendo la qualifica di litisconsorte necessario pretermesso, ha proposto autonomamente appello. La Corte d'Appello ha annullato la prima sentenza, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato l'esito. La Suprema Corte ha chiarito che il litisconsorte necessario pretermesso non ha la legittimazione ad impugnare direttamente in appello una sentenza resa tra altre parti. Questo soggetto terzo deve invece utilizzare l'opposizione di terzo o intervenire in un appello già pendente. Pertanto, la Cassazione ha cassato senza rinvio la pronuncia d'appello, confermando la vittoria della contribuente e condannando le controparti al pagamento delle spese processuali.
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Un'azienda fornitrice cede crediti sanitari a una società di cartolarizzazione. L'Azienda Sanitaria rifiuta la cessione e paga il fornitore originario, invocando il Codice degli appalti. La società cessionaria ottiene un decreto ingiuntivo. La Corte d'Appello dà ragione alla società, ritenendo speciale la legge sulla cartolarizzazione e quindi inefficace il veto pubblico. L'Azienda Sanitaria ricorre in Cassazione. I giudici rilevano l'assenza di precedenti uniformi sull'efficacia del rifiuto e sulla necessità di impugnarlo dinanzi al giudice amministrativo. Con la presente ordinanza, la Suprema Corte trasmette gli atti alle Sezioni Unite per chiarire definitivamente l'ambito della cessione di crediti verso la PA in contesti di finanza strutturata.
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Un Comune ha notificato un avviso di accertamento per il mancato pagamento dell'imposta comunale a una Società di Gestione del Risparmio, responsabile dei fondi immobiliari in cui erano confluiti beni pubblici precedentemente statali. La società ha contestato la richiesta, sostenendo di non rivestire la qualifica di soggetto passivo ICI, poiché gli stabili erano rimasti in uso e gestione agli enti pubblici originari. La Suprema Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società gestore. I giudici hanno chiarito che, nei piani di dismissione del patrimonio pubblico, l'imposta non grava sul gestore finanziario dei fondi ma sui soggetti pubblici utilizzatori assegnatari dei singoli cespiti.
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Un legale ha richiesto la liquidazione giudiziale per l'equo compenso avvocato nei confronti di un gruppo bancario e di una società di gestione crediti, a fronte di molteplici attività difensive pattuite in convenzioni separate. Il tribunale di merito aveva declinato la competenza a favore dei singoli fori dove il legale aveva patrocinato le cause, trattenendo però la domanda contro la banca. La Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza speciale per i compensi professionali è derogabile da accordi contrattuali scritti. I giudici hanno quindi accolto i ricorsi disponendo la separazione delle liti: il tribunale originario tratterà le domande collegate agli accordi con la società di gestione, mentre il tribunale contrattualmente pattuito nella convenzione bancaria esaminerà le richieste rivolte esclusivamente alla banca.
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Un correntista ha citato in giudizio il proprio istituto di credito chiedendo la rideterminazione del saldo del conto corrente e la restituzione delle somme indebitamente addebitate per interessi ultralegali e commissioni di massimo scoperto non pattuite. La Corte d'Appello ha ridotto il debito del cliente ritenendo che spettasse alla banca produrre i contratti per dimostrare la legittimità dei tassi applicati. La società cessionaria del credito ha fatto ricorso per Cassazione. I giudici di legittimità hanno ribaltato la decisione, stabilendo che nell'azione di ripetizione di indebito bancario l'onere della prova grava interamente sul correntista. Il cliente deve dimostrare non solo i pagamenti eseguiti, ma anche la nullità o l'inesistenza delle clausole contrattuali poste alla base dei singoli addebiti contestati.
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L'Azienda Sanitaria ha impugnato il decreto ingiuntivo che la obbligava a pagare oltre un milione di euro a una struttura sanitaria privata per prestazioni ospedaliere. Il credito era stato oggetto di una cessione del credito in blocco a favore di una societa finanziaria. L'Azienda Sanitaria contestava la mancata notifica della cessione e l'applicabilita degli interessi di mora per le transazioni commerciali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che, in caso di cartolarizzazione, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale sostituisce la notifica individuale. Inoltre, ha stabilito che gli interessi previsti dal d.lgs. 231/2002 si applicano anche alle prestazioni sanitarie erogate da strutture private accreditate, purche regolate da contratto scritto successivo all'8 agosto 2002. L'Azienda Sanitaria perde la causa.
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Due inquilini partecipano al piano di dismissione immobili pubblici manifestando l'intenzione di acquistare il proprio appartamento entro i termini prescritti dalla legge. Successivamente l'ente previdenziale autorizza un cambio di alloggio all'interno del medesimo stabile. Gli inquilini acquistano la nuova casa e pretendono l'applicazione dello sconto sul prezzo previsto per i conduttori. L'ente rifiuta la riduzione sostendendo che l'opzione valesse soltanto per il primo alloggio. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'ente: nelle procedure di dismissione immobili pubblici l'abbattimento del prezzo si applica unicamente allo specifico immobile per il quale è stata esercitata la tempestiva opzione di acquisto.
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società utilizzatrice di beni in leasing che contestava la legittimazione di una società veicolo subentrata nel recupero del credito. La ricorrente lamentava la mancata prova della cessione dei crediti in blocco, ritenendo insufficiente la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La Suprema Corte ha chiarito che l'avviso in Gazzetta Ufficiale, se contiene indicazioni precise sulle caratteristiche dei crediti trasferiti (come la classificazione in sofferenza in un determinato arco temporale), costituisce prova idonea dell'inclusione dello specifico credito nella cessione, qualora l'esistenza del contratto non sia stata tempestivamente e specificamente contestata. Dichiarato inammissibile il secondo motivo sulla clausola risolutiva, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese.
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Il caso riguarda un debitore che ha proposto un accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento. Una banca, agendo per conto di una società veicolo, ha espresso voto contrario all'accordo in quanto titolare del credito a seguito di una cessione dei crediti in blocco. Il debitore contestava la validità del voto, sostenendo che la cessione non gli fosse stata notificata individualmente e fosse inopponibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del debitore, confermando che per la cessione dei crediti in blocco ex art. 58 TUB la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è sufficiente a rendere efficace il trasferimento senza necessità di notifica individuale. Di conseguenza, il voto negativo espresso dal cessionario è pienamente valido, impedendo l'omologazione dell'accordo per mancato raggiungimento della maggioranza richiesta.
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La Corte di Cassazione ha confermato le sanzioni pecuniarie inflitte dalla Consob ad alcuni membri del consiglio di amministrazione di un noto istituto bancario. Le violazioni riguardavano la gestione scorretta dei conflitti di interesse, l'irregolare profilatura della clientela e anomalie nella determinazione del prezzo dei titoli emessi. I ricorrenti, privi di deleghe operative, sostenevano di non poter conoscere i comportamenti materiali della struttura. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, ribadendo la responsabilità degli amministratori senza delega. Questi ultimi hanno il dovere di agire informati e di vigilare attivamente sull'operato degli organi delegati, non potendo giustificare la propria inerzia con la mancanza di deleghe dirette. Di conseguenza, i consiglieri sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Una società di cartolarizzazione dei crediti ha ottenuto dei decreti ingiuntivi per riscuotere crediti commerciali acquistati tramite factoring. L'Agenzia delle Entrate pretendeva l'applicazione dell'imposta di registro proporzionale al 3% sui decreti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che si applica l'imposta in misura fissa. I crediti derivavano infatti da operazioni di finanziamento e cessioni di beni soggette a IVA (anche se in regime di esenzione). In questi casi, trova applicazione il principio di alternatività IVA e imposta di registro, che vieta la doppia tassazione proporzionale e impone la tassa fissa per gli atti giudiziari che dispongono pagamenti già rientranti nel campo di applicazione dell'IVA.
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Una società di cartolarizzazione ha impugnato l'avviso di liquidazione con cui l'Agenzia delle Entrate richiedeva l'imposta di registro proporzionale del 3% su decreti ingiuntivi per crediti commerciali acquistati tramite factoring. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando l'applicazione della tassa fissa. In virtù del principio di alternatività IVA e registro, le operazioni che rientrano nel campo di applicazione dell'IVA, anche se esenti, non possono essere assoggettate all'imposta di registro proporzionale.
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Il Garante contesta la validità di una fideiussione omnibus prestata a favore di una Banca per garantire il debito di un conoscente. Il Garante sostiene che la garanzia sia nulla perché basata sullo schema ABI sanzionato dall'Antitrust e che la Banca abbia concesso credito al debitore nonostante il peggioramento delle sue condizioni economiche, violando l'obbligo di protezione. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. I giudici chiariscono che la nullità delle clausole ABI è solo parziale e non travolge l'intero contratto se non si prova che fosse essenziale. Inoltre, spetta al Garante dimostrare che la Banca ha agito in malafede concedendo nuovo credito a un debitore insolvente. La cessione del credito nell'ambito di una cartolarizzazione trasferisce automaticamente anche le garanzie accessorie. Il Garante perde la causa.
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