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Capacità di volere

Definizione

L'attitudine di una persona a controllare i propri impulsi e a determinare liberamente le proprie azioni in base a una scelta consapevole.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Vizio parziale di mente: lucidità e disturbo nel delitto
La Suprema Corte ha confermato la condanna a diciannove anni di reclusione per una madre responsabile della morte del figlio di due anni, precipitato dal sesto piano di un edificio. I giudici hanno escluso la fatalità o la condotta colposa, accertando la natura volontaria del gesto dettato dal timore patologico di perdere l'affidamento del minore. Alla donna è stato applicato il vizio parziale di mente, derivante da un grave disturbo borderline di personalità che ha alterato la comprensione della realtà lasciando intatta la determinazione nell'azione. La Cassazione ha rigettato la richiesta difensiva di una nuova perizia psichiatrica e ha confermato il diniego delle attenuanti generiche, reputando logica e completa la valutazione dei periti sulla lucidità organizzativa dell'imputata.
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Capacità di intendere e di volere: droga e alcol non scusano
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello che confermava la sua responsabilità penale. La difesa ha contestato la capacità di intendere e di volere del soggetto al momento del reato, sostenendo la presenza di gravi disturbi della personalità. Tuttavia, la perizia medica disposta nel giudizio di merito ha accertato la piena capacità dell'imputato, riconducendo i suoi disturbi comportamentali esclusivamente all'abuso volontario di alcol e sostanze stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché le censure si limitavano a criticare il merito della perizia senza evidenziare vizi di legittimità. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Vizio di mente: capacità di volere e detenzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto condannato per un reato commesso in cella, chiarendo i criteri per la valutazione del vizio di mente. Nonostante una grave patologia psichiatrica, la Corte ha confermato la condanna, ritenendo che una residua capacità di autocontrollo, accertata dal perito, sia sufficiente a escludere il vizio totale di mente. La Corte ha inoltre stabilito la compatibilità della detenzione con la malattia, qualora le terapie in carcere risultino efficaci nel gestire la condizione.
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Ludopatia e peculato: non è vizio di mente
Un direttore si appropriava di ingenti somme di denaro per finanziare la sua dipendenza dal gioco. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per peculato, stabilendo che la sua ludopatia, pur essendo una patologia, non costituiva un vizio di mente in grado di escludere o diminuire la sua responsabilità penale. La Corte ha ritenuto che l'imputato avesse agito con piena consapevolezza e capacità organizzativa, elementi che dimostrano una sufficiente capacità di volere al momento del fatto.
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