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Buono Pasto

Definizione

Un titolo di pagamento dal valore predefinito che il datore di lavoro fornisce al dipendente per acquistare un pasto o prodotti alimentari.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Buoni pasto e pausa pranzo: straordinario dovuto senza turni
Tre dipendenti di un consorzio pubblico hanno ottenuto il diritto al compenso per il prolungamento dell'orario di lavoro di trenta minuti giornalieri. Tale prolungamento era richiesto dal datore di lavoro come recupero per la fruizione dei buoni pasto e pausa pranzo. Tuttavia, l'azienda non aveva mai predisposto i turni per consentire l'effettivo godimento della pausa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del datore di lavoro. I giudici hanno chiarito che, in mancanza di una reale organizzazione dei turni di riposo, i dipendenti non potevano fruire liberamente della pausa senza rischiare sanzioni disciplinari. Di conseguenza, l'estensione dell'orario lavorativo configura una prestazione lavorativa effettiva che deve essere retribuita come lavoro straordinario, in base al principio costituzionale della giusta retribuzione.
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Recupero della pausa pranzo: no al lavoro extra se manca il turno
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda che pretendeva il recupero della pausa pranzo di 30 minuti dai propri dipendenti, prolungando il loro orario di lavoro, senza però aver mai organizzato i turni per consentire l'effettiva fruizione della pausa stessa. I lavoratori, avendo ricevuto i buoni pasto, erano costretti a lavorare mezz'ora in più al giorno senza poter interrompere l'attività, poiché un allontanamento autonomo li avrebbe esposti a sanzioni. La Suprema Corte ha stabilito che i dipendenti hanno diritto al compenso per il maggior tempo lavorato. Il datore di lavoro non può imporre il recupero di una pausa mai concretamente goduta a causa della propria disorganizzazione.
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Blocco degli stipendi pubblici: i buoni pasto si possono tagliare
Tre dipendenti di un Ente Portuale hanno contestato il blocco degli stipendi pubblici, delle progressioni economiche e la riduzione dei buoni pasto da 8,50 a 7 euro, decisi in base alle leggi sul contenimento della spesa pubblica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno chiarito che gli enti portuali sono amministrazioni pubbliche a tutti gli effetti (enti pubblici non economici) e devono quindi rispettare i tagli di bilancio. Inoltre, la Corte ha ribadito che il blocco temporaneo degli aumenti è costituzionalmente legittimo e che i buoni pasto non sono parte dello stipendio fisso, ma semplici misure assistenziali che il datore di lavoro può ridurre per esigenze finanziarie.
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Diritto ai buoni pasto: l’infermiere vince contro l’azienda
Un infermiere ha chiesto il risarcimento dei danni per la mancata concessione dei buoni pasto durante i turni superiori alle sei ore, non potendo usufruire della mensa aziendale. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accolto la domanda, condannando l'azienda sanitaria al risarcimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando il diritto ai buoni pasto per i lavoratori turnisti. La Suprema Corte ha chiarito che questo beneficio assistenziale spetta a chiunque superi le sei ore di lavoro giornaliere e abbia diritto a una pausa, indipendentemente dall'organizzazione in turni. L'azienda è stata condannata a risarcire il dipendente e a pagare le spese legali.
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Pausa Pranzo Saltata: Sì alla Retribuzione Straordinario
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione che riconosce il diritto alla retribuzione straordinario pausa pranzo a due lavoratrici. L'Azienda Sanitaria le obbligava a lavorare 20 minuti in più al giorno per 'recuperare' una pausa pranzo che, di fatto, non potevano godere per mancata organizzazione dei turni da parte del datore di lavoro. Sebbene l'Azienda avesse presentato ricorso, la Corte Suprema lo ha dichiarato inammissibile per vizi procedurali, rendendo definitiva la condanna al pagamento degli straordinari. Il principio è chiaro: il tempo di lavoro imposto in sostituzione di una pausa non fruibile va pagato come straordinario.
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Indennità di mensa: no al dipendente pubblico esterno
La Corte di Cassazione ha negato il diritto all'indennità di mensa a un gruppo di dipendenti regionali in servizio presso l'ufficio del Commissario delegato per l'emergenza rifiuti. La Suprema Corte ha qualificato l'ufficio commissariale come "amministrazione esterna", applicando così la clausola di esclusione dal beneficio prevista dal contratto collettivo regionale. La natura transitoria dell'indennità non ne modifica la subordinazione alle stesse condizioni previste per i buoni pasto.
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Diritto di assemblea: no a trattenuta per pausa pranzo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ente previdenziale non può imporre una trattenuta oraria ai dipendenti per la pausa pranzo fruita durante la partecipazione a un'assemblea sindacale. Tale azione limita il diritto di assemblea e costituisce una condotta antisindacale, anche se l'ente aveva riconosciuto il buono pasto. La Corte ha chiarito che la situazione di chi partecipa a un'assemblea non è equiparabile a quella di chi presta normale servizio, e qualsiasi onere aggiuntivo, come il recupero del tempo, agisce come un disincentivo all'esercizio di un diritto fondamentale.
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Buono pasto turni notturni: la Cassazione conferma
Una azienda sanitaria ha impugnato una decisione della Corte d'Appello che riconosceva a un suo dipendente il diritto al buono pasto per i turni notturni. Sosteneva che gli accordi aziendali escludessero tale beneficio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il diritto al buono pasto è intrinsecamente legato alla durata della prestazione lavorativa: se questa supera le sei ore, il lavoratore ha diritto a una pausa e, di conseguenza, al buono pasto, indipendentemente dall'orario del turno.
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Diritto alla mensa: sì ai buoni pasto per turni lunghi
Un dipendente ospedaliero che lavorava su turni di 12 ore, anche notturni e festivi, ha richiesto il riconoscimento dei buoni pasto per il periodo in cui la mensa aziendale non era operativa. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto alla mensa, stabilendo che esso è intrinsecamente legato al diritto alla pausa, obbligatoria per ogni turno di lavoro superiore alle sei ore, indipendentemente dall'orario. L'appello dell'azienda, che contestava la chiusura della mensa, è stato respinto perché chiedeva un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Diritto buoni pasto: quando spetta al lavoratore?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto ai buoni pasto per i dipendenti del settore Sanità matura per ogni turno lavorativo superiore alle sei ore, indipendentemente dalla fascia oraria. La sentenza chiarisce che tale diritto è intrinsecamente legato al diritto alla pausa, previsto dalla legge per il recupero psicofisico del lavoratore, e non alla possibilità materiale di pranzare fuori dall'ambiente di lavoro. L'azienda sanitaria è stata condannata a fornire i buoni pasto e a risarcire il danno alla dipendente.
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Buoni pasto: diritto per turni oltre le sei ore
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una dipendente ospedaliera ai buoni pasto per ogni turno di lavoro superiore alle sei ore. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda sanitaria, stabilendo che il diritto al pasto, o al buono sostitutivo, non dipende dall'impossibilità di mangiare a casa, ma è direttamente collegato al diritto alla pausa, che scatta obbligatoriamente al superamento delle sei ore di lavoro giornaliero, come previsto dalla normativa nazionale e dalla contrattazione collettiva.
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Buoni pasto turno notturno: diritto anche di notte
Un operatore sanitario si è visto negare i buoni pasto per i turni notturni. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che il diritto ai buoni pasto per il turno notturno è intrinsecamente legato alla pausa obbligatoria per i turni superiori a sei ore, indipendentemente dalla fascia oraria, e non può essere limitato da accordi aziendali inferiori.
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Buono pasto turno notturno: diritto anche senza CCNL
Un infermiere ha rivendicato il diritto ai buoni pasto per i turni notturni svolti tra il 2002 e il 2008. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello a favore del lavoratore, dichiarando inammissibile il ricorso dell'Azienda Sanitaria. La sentenza sottolinea che il diritto al buono pasto turno notturno non deriva solo dalla durata dell'orario, ma dalla sua specifica articolazione che impedisce di consumare il pasto a casa.
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Buono pasto notturno: diritto se il turno è lungo
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto al buono pasto notturno sussiste per i dipendenti del comparto sanità il cui turno di lavoro superi le sei ore. La 'particolare articolazione dell'orario' che fonda il diritto non è legata a fasce orarie specifiche, ma alla necessità di una pausa. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che negava il buono pasto a un'infermiera per i turni notturni.
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Buono pasto turno notturno: il diritto alla mensa vale
Un infermiere ha rivendicato il diritto ai buoni pasto per i turni notturni svolti tra il 2002 e il 2008. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, basato su un accordo aziendale che limitava il beneficio alle ore diurne, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che il diritto al buono pasto per il turno notturno sorge quando l'orario di lavoro supera le sei ore, essendo legato alla pausa obbligatoria, e non può essere limitato da accordi locali in contrasto con il contratto collettivo nazionale.
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Diritto buono pasto: sì anche per il turno notturno
Una dipendente di un'azienda sanitaria pubblica ha richiesto il riconoscimento del suo diritto al buono pasto per i turni notturni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando che il diritto buono pasto è una misura assistenziale legata alla durata del turno di lavoro (superiore a sei ore), a prescindere che sia diurno o notturno. La Corte ha inoltre ribadito che la prescrizione per questo diritto è decennale e non quinquennale.
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Buoni pasto: quando l’azienda può revocarli?
Un gruppo di lavoratori ha citato in giudizio il nuovo datore di lavoro per aver interrotto l'erogazione dei buoni pasto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i buoni pasto non costituiscono retribuzione, bensì un'agevolazione di carattere assistenziale. Pertanto, non sono protetti dal principio di irriducibilità della retribuzione e l'azienda ha potuto legittimamente recedere dall'accordo aziendale che ne prevedeva la corresponsione.
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Buoni pasto: non sono retribuzione per la Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha respinto il ricorso di un gruppo di lavoratori contro la decisione del loro datore di lavoro di interrompere l'erogazione dei buoni pasto. La Corte ha ribadito un principio consolidato: i buoni pasto non hanno natura retributiva, ma rappresentano un'agevolazione di carattere assistenziale. Di conseguenza, non sono protetti dal principio di irriducibilità della retribuzione e la loro erogazione può essere interrotta se basata su accordi collettivi da cui il datore può recedere.
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Buono Pasto: Risarcimento anche senza richiesta specifica
Un dirigente medico si è visto negare il risarcimento per la mancata fruizione del servizio mensa. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la richiesta di risarcimento del danno per il mancato buono pasto è legittima anche se non formulata come richiesta di adempimento in forma specifica. Secondo i giudici, tale domanda va interpretata come una richiesta di ristoro per inadempimento contrattuale, utilizzando il valore del buono pasto come parametro per quantificare il danno subito dal lavoratore.
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Buoni pasto: diritto per turni oltre le sei ore
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto ai buoni pasto per un gruppo di infermieri turnisti il cui orario di lavoro superava le sei ore. La Corte ha stabilito che l'impossibilità di fruire della pausa mensa per esigenze di servizio non elimina il diritto al beneficio, ma lo converte nel diritto a ricevere il buono pasto come prestazione sostitutiva. Il diritto è legato alla durata della prestazione lavorativa e non può essere limitato da regolamenti aziendali che escludono i turnisti.
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