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Azione Revocatoria Ordinaria

Definizione

L'azione legale con cui un creditore può chiedere al giudice di dichiarare inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio compiuti dal debitore che rechino pregiudizio alle sue ragioni.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 197 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 51% dei casi il ricorso è stato rigettato.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 16%
  • Rigettato 51%
  • Inammissibile 24%
  • Estinto 3%
  • Altro 7%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Civile Sez. 361%
  • Civile Sez. 623%
  • Civile Sez. 115%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 2336/2018in 9 provvedimenti
  • Cass. 19515/2019in 10 provvedimenti
  • Cass. 26331/2008in 10 provvedimenti
  • Cass. 8931/2013in 6 provvedimenti
  • Cass. S.U. 29420/2008in 7 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Azione revocatoria ordinaria: chi cede il credito perde la tutela
Una società ha ceduto a un terzo un credito accertato con decreto ingiuntivo tramite atto notarile. In seguito, la stessa cedente ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro la vendita di un complesso immobiliare eseguita dalla debitrice, sostenendo che tale cessione patrimoniale ledesse la garanzia del credito ceduto. Nel giudizio è intervenuta anche la nuova titolare del credito. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda della società cedente per difetto di legittimazione attiva: chi cede un credito perde ogni potere di agire a tutela della garanzia patrimoniale, che spetta solo all'attuale titolare. I giudici hanno inoltre dichiarato inammissibile l'appello incidentale tardivo della cessionaria, condannando entrambe al pagamento delle spese.
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Azione revocatoria ordinaria: la curatela batte l’acquirente
Un creditore avviava un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la cessione di un ramo d'azienda tra due società. Nelle more del processo, la società venditrice falliva e il curatore fallimentare subentrava nella causa per conto di tutti i creditori. In seguito, l'originario creditore rinunciava agli atti e al credito. La società acquirente sosteneva la cessazione della lite e pretendeva che il curatore provasse l'ammissione al passivo di ulteriori crediti. I giudici di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto questa tesi. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della società acquirente, confermando che il curatore subentra nella medesima azione del creditore e giova delle prove già acquisite, condannando l'acquirente alle spese e a sanzioni pecuniarie.
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Azione revocatoria ordinaria: magazzino svuotato e condanna
La società debitrice, gravata da pesanti debiti fiscali, cedeva l'intero magazzino merci per trecentomila euro a un'altra impresa con identica sede e amministratori collegati. Il Fallimento della cedente promuoveva l'azione revocatoria ordinaria per sottrarre l'operazione al danno della massa dei creditori. L'acquirente sosteneva la legittimità della vendita, affermando di aver pagato un prezzo congruo impiegato per estinguere debiti scaduti. La Corte d'Appello ha confermato la revoca dell'atto: la sostituzione di beni materiali con denaro liquido rende più insicuro il recupero dei crediti e le parti erano pienamente consapevoli del dissesto. Accertata la parziale sparizione dei beni durante la causa, la Corte ha condannato l'acquirente a pagare il valore monetario sostitutivo, quantificato in trecentomila euro oltre interessi legali.
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Azione revocatoria ordinaria: inefficace la vendita al figlio
Due genitori avevano garantito i debiti di una società tramite una fideiussione bancaria. Successivamente, i garanti hanno venduto diversi immobili al proprio figlio per la somma di 260.000 euro. L'istituto di credito ha promosso un giudizio per far dichiarare la simulazione delle vendite o, in via subordinata, la loro inefficacia tramite azione revocatoria ordinaria. La Corte d'Appello ha escluso la simulazione ma ha accolto la revocatoria, ritenendo pregiudicata la garanzia patrimoniale della banca e provata la consapevolezza del danno anche in capo al figlio convivente. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando il ricorso dei debitori e condannandoli alle spese legali.
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Cedere casa alla moglie non blocca l’azione revocatoria ordinaria
Un datore di lavoro, a fronte di una causa avviata da una dipendente per stipendi arretrati, ha ceduto quasi tutti i suoi immobili ai familiari. Nello specifico, ha trasferito la casa coniugale all'ex moglie tramite l'accordo di separazione e ha ceduto altri fabbricati ai figli e alla moglie a titolo di compensazione per il lavoro svolto nell'azienda di famiglia. La lavoratrice ha quindi promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci tali atti elusivi. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento dei trasferimenti patrimoniali. I giudici hanno chiarito che né gli accordi di separazione omologati né i pagamenti con compensazioni anomale proteggono i beni dal creditore, se tali operazioni impoveriscono la garanzia patrimoniale e i parenti erano a conoscenza del debito.
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Azione revocatoria ordinaria valida contro conferimenti all’estero
Due debitori garantiti da fideiussione hanno conferito i loro beni immobili in una società estera per liberare un aumento di capitale. La società creditrice ha quindi promosso un'azione revocatoria ordinaria davanti al giudice italiano per far dichiarare inefficace quel trasferimento. I debitori e la società estera hanno contestato la giurisdizione italiana, sostenendo la competenza esclusiva del giudice dello Stato estero dove ha sede l'impresa. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha respinto l'eccezione e ha confermato la giurisdizione italiana. La Corte ha chiarito che l'azione revocatoria ordinaria non mette in discussione la validità delle delibere societarie o l'organizzazione dell'ente, ma attacca solo il trasferimento patrimoniale a danno del creditore. Pertanto, la causa resta radicata in Italia per la residenza dei debitori.
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Azione revocatoria ordinaria: debiti fiscali e vendita simulata
Una società fortemente indebitata verso il fisco per oltre ottantaquattro milioni di euro ha venduto un consistente compendio immobiliare a un'altra impresa riconducibile al medesimo gruppo. L'ente di riscossione ha promosso l'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la vendita. Durante il giudizio di secondo grado la venditrice è fallita e il curatore è subentrato nella causa a tutela dell'intera massa dei creditori. L'acquirente ha contestato l'intervento della curatela e la decisione di merito. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso dell'acquirente, confermando l'inefficacia dell'atto di vendita e la legittimità del subentro del curatore.
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Azione revocatoria ordinaria: casa donata o credito prescritto
Una società creditrice promuoveva un'azione revocatoria ordinaria contro un genitore e la figlia per annullare la donazione di un immobile. Il padre aveva donato la casa dopo aver sottoscritto una ricognizione di debito. In giudizio, la figlia eccepiva la prescrizione del credito paterno. I giudici di merito respingevano la difesa della donna, ritenendola non legittimata a sollevare tale eccezione poiché non direttamente obbligata e considerando il debito confermato da un decreto ingiuntivo non opposto dal genitore. La donataria ricorreva quindi in Cassazione, sostenendo il diritto di ogni terzo interessato di far valere l'estinzione del credito originario. Rilevata l'importanza della questione di diritto, la Corte Suprema ha rimesso la decisione alla pubblica udienza.
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Azione revocatoria ordinaria: inefficace il trust del garante
Una società creditrice ha contestato la costituzione di un trust immobiliare eseguita da un garante per sottrarre i propri beni alle pretese creditorie. I giudici di merito hanno accolto la domanda e reso inefficace il vincolo patrimoniale tramite l'azione revocatoria ordinaria. Il debitore, i familiari e l'amministratore del trust hanno proposto ricorso in Cassazione sostenendo la piena validità dello strumento di tutela patrimoniale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile a causa della notifica tardiva oltre il termine semestrale e della carenza di autosufficienza nell'esposizione dei fatti. La decisione ha confermato in via definitiva l'inefficacia del trust a favore della società creditrice, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese legali.
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Azione revocatoria ordinaria e vendita ai figli dei garanti
Due garanti di una società debitrice hanno trasferito la proprietà di alcuni immobili ai propri figli mediante contratti definitivi di compravendita, preceduti da accordi preliminari. L'istituto di credito creditore ha promosso l'azione revocatoria ordinaria per dichiarare tali cessioni inefficaci nei propri confronti. I garanti hanno eccepito la presunta nullità della fideiussione omnibus per violazione delle norme antitrust e hanno contestato l'anteriorità del credito rispetto ai trasferimenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei garanti. I giudici hanno chiarito che l'azione revocatoria richiede solo l'esistenza del debito e non la sua esigibilità. Inoltre, l'intento fraudolento si valuta al momento del contratto preliminare, mentre il danno economico si concretizza con il rogito definitivo. La banca ha così confermato la piena inefficacia degli atti di trasferimento immobiliare.
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Azione revocatoria ordinaria: immobili alla ex e debiti con la banca
Un fideiussore garantisce un debito societario milionario verso una banca. A seguito della crisi aziendale, il garante trasferisce l'intero patrimonio immobiliare all'ex moglie tramite gli accordi di una separazione consensuale. L'istituto di credito avvia l'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la cessione dei beni. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito e rigetta il ricorso del debitore. Il trasferimento immobiliare in favore della consorte costituisce un atto a titolo prevalentemente gratuito che azzera la garanzia patrimoniale del creditore. Il fideiussore conosceva lo stato di dissesto della società e il debito bancario preesistente. La cessione dei beni in sede di separazione resta dunque inefficace verso la banca.
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Azione revocatoria ordinaria su immobili ceduti per quote
Una società debitrice ha trasferito il proprio intero patrimonio immobiliare a una nuova società e a un'associazione mediante vincoli di destinazione e cessioni a familiari. La Curatela del fallimento ha esercitato con successo l'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficaci tali operazioni. I beneficiari dei trasferimenti hanno fatto ricorso in Cassazione sostenendo l'onerosità e la legittimità degli accordi. La Suprema Corte ha respinto il ricorso confermando che anche una semplice modifica qualitativa del patrimonio, come la sostituzione di solidi immobili con quote societarie ad alta volatilità, integra il pregiudizio per i creditori. L'ente fallimentare ottiene la definitiva inefficacia degli atti a protezione dei crediti.
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Azione revocatoria ordinaria: credito modesto e vendita globale
Un professionista ha promosso una azione revocatoria ordinaria contro la società debitrice e la società acquirente per ottenere l'inefficacia della vendita di diversi beni immobili, a fronte di un credito professionale non saldato di circa 17.688 euro. Le società hanno contestato la decisione dei giudici di merito, lamentando la forte sproporzione tra l'importo del debito e l'ingente valore complessivo degli immobili ceduti con un unico atto notarile. La Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di precedenti specifici sulla possibilità di frazionare gli effetti della revoca rispetto a un atto dispositivo unitario, ha qualificato la questione come di rilevanza nomofilattica e ha rimesso la trattazione della causa alla pubblica udienza della Terza Sezione Civile.
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Azione revocatoria ordinaria: donare immobili non cancella i debiti
La creditrice ha agito in giudizio per tutelare il proprio credito, originato dall'indebita appropriazione di quote di indennità di esproprio da parte della debitrice. Quest'ultima, per sottrarre i beni immobili alla garanzia patrimoniale, ha stipulato plurimi atti di donazione e di rinuncia all'usufrutto in favore del figlio. I giudici di merito hanno accolto la domanda dichiarando l'inefficacia degli atti di disposizione patrimoniale. La Suprema Corte ha confermato integralmente la pronuncia di secondo grado, rigettando il ricorso dei debitori. I giudici di legittimità hanno accertato la piena legittimità dell'azione revocatoria ordinaria a presidio del diritto di credito sorto anteriormente agli atti dispositivi fraudolenti, condannando i ricorrenti alle spese processuali.
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Azione revocatoria ordinaria: vendita immobile e rinuncia
Una società finanziaria ha promosso una azione revocatoria ordinaria contro un debitore. L'uomo aveva venduto un proprio immobile a un professionista e aveva poi ceduto in pegno a una banca il credito derivante dal prezzo della compravendita. I giudici di merito hanno accolto la domanda del creditore e hanno dichiarato inefficace l'atto di cessione e costituzione in pegno del credito, ritenendolo lesivo della garanzia patrimoniale. Il debitore ha quindi impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Prima dell'udienza, il ricorrente ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso con l'adesione della controparte costituita. I giudici supremi hanno accertato la regolarità della dichiarazione e hanno decretato la definitiva estinzione del processo, confermando l'assetto stabilito nei precedenti gradi di merito e disponendo l'integrale compensazione delle spese legali.
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Azione revocatoria ordinaria: tutela debiti e fondo patrimoniale
Un professionista creditore ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci la costituzione di un fondo patrimoniale e la successiva donazione immobiliare eseguite dal proprio debitore a favore della consorte. I giudici di merito hanno accertato il danno economico per il creditore e la consapevolezza del debitore, dichiarando l'inefficacia degli atti dispositivi e condannando il debitore per lite temeraria. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia della donazione e del fondo patrimoniale, tutelando pienamente il credito professionale. Tuttavia, la Suprema Corte ha cancellato la sanzione pecuniaria per responsabilità processuale aggravata, chiarendo che la semplice riproposizione in appello delle proprie tesi difensive non basta a dimostrare la colpa grave o la malafede.
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Azione revocatoria ordinaria: inefficace la donazione alla moglie
Un garante aveva prestato fideiussione a favore di un istituto bancario per i debiti di una società. Successivamente, l'uomo aveva donato la propria abitazione alla moglie. Di fronte all'inadempimento societario, la banca ha azionato i decreti ingiuntivi e ha promosso l'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace il trasferimento immobiliare. Il debitore ha sostenuto che la cessione rientrasse negli accordi patrimoniali della separazione coniugale, qualificandola come atto a titolo oneroso. I giudici di merito hanno accolto la domanda dell'istituto di credito per assenza di riferimenti alla donazione negli atti formali di separazione. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia della donazione verso la banca creditrice, rigettando il ricorso del garante e condannandolo alle spese di lite.
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Trust e fideiussione: revocata la protezione patrimoniale
Due garanti di una società hanno costituito un fondo patrimoniale e un trust familiare trasferendovi i propri beni immobili mentre la società versava in difficoltà economica. La banca creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci tali atti di protezione patrimoniale. I debitori sostenevano che la banca non avesse ancora revocato i fidi e che l'atto istitutivo del trust non potesse essere revocato, ma solo gli atti traslativi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei debitori, confermando l'inefficacia dell'operazione. I giudici hanno chiarito che per agire in revocatoria basta l'esistenza del debito, anche se non ancora scaduto, e che l'impugnazione dell'atto istitutivo del trust travolge anche i trasferimenti immobiliari contestualmente eseguiti.
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Azione revocatoria ordinaria: donazione nulla e notifica valida
Un creditore ha agito in giudizio per tutelare le proprie ragioni economiche derivanti da risarcimenti per reati subiti, promuovendo l'azione revocatoria ordinaria contro la donazione immobiliare stipulata dal debitore a favore dei propri fratelli. I giudici di merito hanno dichiarato l'inefficacia dell'atto di donazione. I fratelli beneficiari hanno impugnato tardivamente la decisione in appello, sostenendo di non aver ricevuto correttamente la notifica della sentenza per mancata identificazione di chi aveva rifiutato il plico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei donatari, confermando che il rifiuto dell'atto equivale a notificazione valida e fa decorrere i termini di decadenza per l'impugnazione.
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Azione revocatoria ordinaria e vendita di immobili del debitore
Una banca creditrice agisce contro due debitrici e una società acquirente per ottenere l'inefficacia della vendita di due immobili. La banca dimostra il tentativo di sottrarre il patrimonio ai creditori. I giudici di primo e secondo grado accolgono la domanda tramite azione revocatoria ordinaria, rilevando anomalie significative: cessione di tutti i beni, canoni di affitto ancora riscossi dalle venditrici e aperture di conti bancari collegati. La società acquirente propone ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Nel corso del giudizio di legittimità, le parti formulano richiesta congiunta di rinvio per formalizzare una transazione amichevole. La Suprema Corte accoglie l'istanza e dispone il rinvio della causa a nuovo ruolo.
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