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Azione avverso il silenzio

Definizione

Strumento giudiziario con cui si chiede al giudice di ordinare alla pubblica amministrazione di rispondere a una richiesta formale rimasta senza risposta.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Atto politico e sede diplomatica: il privato non decide la sede
Una società immobiliare acquista all'asta un palazzo occupato dall'ambasciata di uno Stato estero priva di titolo. La proprietaria chiede al Ministero degli Esteri di revocare il riconoscimento diplomatico della sede per recuperare il bene. Il Ministero rifiuta l'intervento in virtù degli accordi internazionali. La società ricorre quindi contro l'inerzia ministeriale. Le Sezioni Unite della Cassazione confermano il rigetto delle domande. La controversia affronta il rapporto tra atto politico e sede diplomatica. La gestione delle relazioni diplomatiche appartiene alla politica estera dello Stato e non a un procedimento amministrativo. Il Governo non ha alcun obbligo di agire a vantaggio del singolo proprietario. La società deve far valere le proprie ragioni creditorie davanti al giudice ordinario contro lo Stato straniero.
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Giurisdizione ordinaria: crediti protetti dal silenzio pubblico
Un Istituto di Credito, dopo aver ottenuto l'accertamento di un credito ipotecario su immobili confiscati alla criminalità organizzata, intimava all'Agenzia per i Beni Confiscati di avviare la procedura di liquidazione e pagamento prevista dalla legge. Di fronte al silenzio dell'Agenzia, la banca si rivolgeva al giudice amministrativo. Sia il TAR che il Consiglio di Stato dichiaravano il difetto di giurisdizione. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno confermato che la controversia spetta alla giurisdizione ordinaria. Il credito del terzo in buona fede sui beni confiscati costituisce infatti un diritto soggettivo indennitario. L'Agenzia opera come mero ausiliario tecnico del giudice ordinario, senza esercitare poteri discrezionali amministrativi. Di conseguenza, il ricorso della banca è stato rigettato.
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Impugnazione della CILA: dal lucernario alla multa in Cassazione
Una condomina ha contestato la realizzazione di un lucernario sul tetto condominiale da parte di una società, tentando l'impugnazione della CILA e del parere paesaggistico. Il Consiglio di Stato ha dichiarato inammissibile il ricorso, spiegando che l'unica tutela per i terzi è l'azione contro il silenzio del Comune. Successivamente, la condomina ha proposto ricorso per revocazione, anch'esso respinto. Infine, ha adito le Sezioni Unite della Cassazione lamentando un arretramento della giurisdizione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: contestare la valutazione di ammissibilità del Consiglio di Stato non riguarda i limiti esterni della giurisdizione. Inoltre, avendo insistito nel ricorso nonostante la proposta di inammissibilità del Presidente, la ricorrente è stata condannata a una sanzione di duemila euro per abuso del processo.
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