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Atti Sessuali Con Minorenne

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Atti sessuali con minorenne: condanna confermata per l’educatore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e due mesi di reclusione per un educatore di convitto, colpevole del reato di atti sessuali con minorenne. L'uomo approfittava del proprio ruolo e dei colloqui serali riservati per baciare e toccare un ragazzo quindicenne nelle parti intime sopra i vestiti. L'imputato sosteneva l'assenza di un vero rapporto scolastico e la natura meramente affettiva dei gesti, allegando anche un messaggio di scuse del ragazzo. I giudici hanno invece ritenuto pienamente credibile la testimonianza della vittima, confermata da familiari e responsabili della struttura. La Corte ha chiarito che l'affidamento non riguarda solo gli insegnanti scolastici, ma qualsiasi figura investita di autorità morale. Il ricorso dell'imputato è stato interamente respinto con condanna alle spese.
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Atti sessuali con minorenne: confermata la misura cautelare
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per un insegnante accusato del reato di Atti sessuali con minorenne affidatogli per motivi di istruzione e di prostituzione minorile. L'indagato aveva proposto ricorso lamentando un travisamento delle prove fotografiche e contestando la credibilità della persona offesa sulla base del proprio registro di presenze scolastiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il primo motivo e infondato il secondo. I giudici hanno chiarito che, nella fase cautelare, la valutazione riguarda la presenza di gravi indizi di colpevolezza e non richiede il medesimo rigore della prova dibattimentale. Il quadro indiziario a carico del docente si fonda in modo solido e coerente sulle dichiarazioni concordanti del minore, sui messaggi di testo estratti dalle chat e sulle testimonianze dei colleghi.
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Atti sessuali con minorenne: condannato l’amico di famiglia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per atti sessuali con minorenne. La vittima, una quattordicenne, era stata affidata a lui in via informale dalla madre. I giudici hanno stabilito che il concetto di 'affidamento' non richiede un atto formale, ma si basa su qualsiasi rapporto di fiducia, anche occasionale. L'uomo, che la ragazza vedeva come una figura paterna, ha tradito questa fiducia. È stata inoltre respinta la richiesta di attenuante per la 'minore gravità' del fatto, a causa della ripetizione degli abusi e del profondo trauma psicologico inflitto alla vittima. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Atti sessuali con minorenne: condanna anche senza violenza
Un uomo viene condannato per abusi sulla figlia minorenne della sua compagna. In sua difesa, sostiene che le accuse siano una vendetta della madre e che la testimonianza della ragazza sia inattendibile. La Corte di Cassazione, però, rigetta il ricorso. I giudici confermano la credibilità della minore, pur riconoscendo che le sue piccole incertezze sono giustificate dall'età e dal trauma. Il reato viene definitivamente qualificato come 'atti sessuali con minorenne' (art. 609-quater c.p.), perché l'imputato ha approfittato della curiosità e della fiducia della vittima, senza ricorrere a violenza fisica o minacce. La condanna a quattro anni, quattro mesi e venti giorni di reclusione diventa definitiva.
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Atti sessuali con minorenne: carcere confermato
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di atti sessuali con minorenne infraquattordicenne. Nonostante il ricorso della difesa puntasse sull'errore scusabile riguardo all'età della vittima e sulla mancanza di esigenze cautelari, i giudici hanno ritenuto legittima la decisione del Tribunale del Riesame. La sentenza ribadisce che il consenso della vittima tredicenne è irrilevante e che la gravità della condotta, unita al rischio di recidiva desunto dalla personalità dell'indagato, giustifica la massima misura restrittiva. La parola_chiave atti sessuali con minorenne emerge come fulcro della decisione, specialmente in relazione alla vulnerabilità della persona offesa.
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