Definizione
Sono le azioni che precedono l'esecuzione di un reato, come la pianificazione o i sopralluoghi. Di norma non sono punibili, ma possono diventarlo se dimostrano chiaramente l'intenzione di commettere il crimine.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 40 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 47% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 31%
- Rigettato 22%
- Inammissibile 47%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 741%
- Penale Sez. 233%
- Penale Sez. 126%
Precedenti più richiamati
- Cass. 52189/2016in 5 provvedimenti
- Cass. 24302/2017in 9 provvedimenti
- Cass. 33344/2023in 4 provvedimenti
- Cass. 9638/2025in 3 provvedimenti
- Cass. 37091/2023in 4 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Alcuni proprietari terrieri hanno promosso un'azione di reintegrazione nel possesso per ripristinare il passaggio pedonale e carrabile su una stradina privata, sbarrata dai vicini mediante una nuova recinzione e un cancello. I resistenti hanno eccepito la decadenza annuale dal potere di agire, sostenendo che le opere erano iniziate molto prima della chiusura materiale del transito. Il Tribunale ha accertato che la picchettatura del terreno risaliva alla fine di gennaio 2025, mentre il ricorso era stato depositato solo a metà febbraio 2026. Anche se i picchetti in legno non bloccavano fisicamente il passaggio, essi manifestavano chiaramente la volontà lesiva di recintare l'area. Il Giudice ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso per decorso del termine perentorio di un anno, condannando i ricorrenti alle spese di lite.
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La Procura accusava l'Indagato di tentato omicidio aggravato per aver pianificato un agguato armato su mandato criminale. Secondo l'accusa, l'azione falliva solo per il tempestivo arrivo delle forze dell'ordine nella zona della vittima. Il Giudice per le Indagini Preliminari respingeva la custodia cautelare in carcere, considerando la condotta una mera fase preparatoria priva di uscita dall'abitazione. Il Tribunale dell'Appello Cautelare ribaltava la pronuncia, disponendo il carcere sul presupposto che gli esecutori fossero scesi in strada a bordo di uno scooter. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso difensivo, ravvisando una frattura logica e lacune probatorie nella ricostruzione dell'appello. La Suprema Corte ha dunque annullato l'ordinanza con rinvio, richiedendo un nuovo e rigoroso esame della reale esecuzione materiale dell'agguato.
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La Procura accusava un presunto sicario di tentato omicidio nell'ambito di una rivalità tra gruppi criminali. Secondo l'accusa, l'indagato e un complice si erano procurati armi e moto per uccidere un rivale, desollando solo per la presenza delle forze dell'ordine sul posto. Il Giudice per le indagini preliminari respingeva la custodia in carcere per carenza di atti esecutivi, ritenendo che i due non fossero mai usciti dall'abitazione. Il Tribunale del Riesame ribaltava l'esito, disponendo l'arresto sulla base di una breve telefonata intercettata. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza con rinvio. I giudici hanno chiarito che il ribaltamento cautelare sfavorevole richiede una motivazione rigorosa e non congetture indimostrate sulla dinamica degli spostamenti.
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La Procura contesta a un gruppo di indagati un violento assalto a un caveau blindato, chiedendo l'applicazione della custodia cautelare con l'aggravante del metodo mafioso e dell'agevolazione mafiosa. Il Tribunale del Riesame conferma il carcere ma esclude tali aggravanti, rilevando l'assenza di intimidazione tipicamente mafiosa percepibile dalle vittime. La Procura ricorre in Cassazione sostenendo che l'azione paramilitare e la contiguità a noti clan integrino automaticamente le aggravanti speciali. Anche uno degli indagati impugna la misura lamentando un travisamento sui tempi dell'azione. La Suprema Corte rigetta entrambi i ricorsi: un'azione armata ed eclatante dimostra un'elevata organizzazione criminale comune, ma non basta a configurare il metodo mafioso se manca un effettivo clima di assoggettamento derivante dalla specifica fama criminale mafiosa sul territorio.
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Un uomo e i suoi complici hanno suonato ripetutamente al citofono di una villa per accertarsi che fosse disabitata, provando subito dopo a forzare il cancello d'ingresso. L'arrivo imprevisto di una pattuglia della polizia locale a sirene spiegate ha interrotto l'azione, scatenando una fuga precipitosa. Gli agenti hanno bloccato uno dei fuggitivi, rinvenendo strumenti professionali da scasso. La difesa ha sostenuto l'impunibilità dell'azione, qualificandola come mero atto preparatorio interrotto da una presunta desistenza volontaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la sequenza delle azioni integra pienamente il tentato furto in abitazione e che la fuga provocata dall'arrivo delle forze dell'ordine esclude qualsiasi spontaneità nell'interruzione del reato.
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La Cassazione ha esaminato il caso di un individuo che, con un complice, ha tentato di ottenere una patente di guida fraudolentemente. Il Ricorrente ha falsificato la propria carta d'identità, permettendo al Complice di sostenere l'esame teorico al suo posto. Il funzionario della Motorizzazione ha attestato il superamento della prova. La Corte ha confermato le condanne per *tentativo di falsità ideologica* e falsa attestazione di identità. Ha stabilito che l'attestazione del superamento dell'esame è un atto esecutivo del reato, non un mero atto preparatorio. Inoltre, ha escluso il concorso apparente di norme, ritenendo i due reati distinti. Il ricorso è stato rigettato.
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Alcuni candidati si sono presentati alla prova teorica della Motorizzazione muniti di microauricolari esame patente, telefoni e microtelecamere per ricevere le risposte dall'esterno. Prima dell'inizio dell'esame, le forze dell'ordine hanno scoperto l'attrezzatura. La Procura ha contestato il reato di tentata falsa attribuzione di lavori altrui. Tuttavia, i giudici hanno assolto gli imputati perché il fatto non sussiste. La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione: portare gli strumenti in aula costituisce un mero atto preparatorio e non un tentativo punibile. Il reato si configura soltanto con la consegna o la presentazione dello svolgimento dell'esame elaborato da terzi, evento non avvenuto poiché la prova non era ancora iniziata.
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La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva disposto la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di tentato omicidio. La Procura sosteneva che gli esecutori avessero avviato l'agguato in moto, interrompendolo solo per la presenza delle forze dell'ordine. Il Giudice per le Indagini Preliminari aveva escluso i gravi indizi, qualificando i fatti come meri atti preparatori non punibili. La Suprema Corte ha accolto il ricorso difensivo, evidenziando come l'ipotesi dell'avvio dell'azione si fondasse su illogiche congetture e su un'interpretazione parziale delle intercettazioni. La mancanza di riscontri oggettivi, come i dati GPS o i tempi di percorrenza, rende nullo il provvedimento. Il Tribunale dovrà riesaminare la vicenda valutando l'intero compendio indiziario.
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La Corte di Cassazione ha annullato la misura della custodia cautelare in carcere disposta nei confronti del Presunto Mandante per l'ipotesi di tentato omicidio. Inizialmente, il Giudice per le Indagini Preliminari aveva escluso il reato tentato, qualificando la condotta dei presunti sicari come semplice fase preparatoria non punibile, poiché l'agguato non era mai iniziato per la presenza delle Forze dell'Ordine. Successivamente, il Tribunale del Riesame aveva ribaltato la decisione accogliendo l'appello del Pubblico Ministero, sostenendo che gli esecutori fossero usciti di casa avviando l'azione criminosa. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della difesa, rilevando che l'ipotesi di tentato omicidio si fondava su ricostruzioni congetturali e intercettazioni equivoche. La decisione è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Un uomo ha chiesto la riparazione per ingiusta detenzione dopo essere stato assolto dall'accusa di tentata rapina. Le forze dell'ordine lo avevano sorpreso in auto davanti a una banca con taglierino, scaldacollo e occhiali scuri, mentre il complice occultava un coltello e nel veicolo si trovavano manette e guanti. La Corte di Appello ha respinto l'istanza di indennizzo per colpa grave dell'indagato. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'insussistenza di una sua colpa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Chi crea colposamente una falsa apparenza di reato perde il diritto a ottenere l'indennizzo statale.
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Quattro persone sostavano di notte vicino a una banca con bombole a gas, fiamma ossidrica, passamontagna e piedi di porco. Le forze dell'ordine li hanno bloccati prima dell'assalto allo sportello automatico. Gli imputati hanno sostenuto che stessero solo dormendo o eseguendo semplici verifiche preliminari. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna per tentato furto aggravato. I giudici hanno stabilito che anche gli atti preparatori integrano il reato quando manifestano chiaramente e oggettivamente un piano delittuoso pronto per l'esecuzione. L'attesa dell'orario notturno più favorevole non costituisce un ripensamento, ma dimostra la ferma intenzione di compiere il furto con scasso.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a custodia in carcere per un pianificato assalto a una villa. La difesa sosteneva che l'intervento della polizia avesse bloccato l'azione prima della fase esecutiva, configurando solo atti preparatori non punibili. La Suprema Corte ha invece confermato la sussistenza del **tentativo di rapina**, poiché la banda aveva già effettuato sopralluoghi, reperito armi, passamontagna e veicoli, e si era riunita per colpire. Tali atti dimostravano un piano ormai definitivo e prossimo alla realizzazione. Inoltre, i giudici hanno ribadito che l'esclusione degli arresti domiciliari motivata dalla gravità del pericolo di recidiva comporta implicitamente il rifiuto del braccialetto elettronico. Il ricorrente perde il ricorso e resta in carcere, oltre a dover pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto in abitazione a carico di un soggetto sorpreso a compiere atti preparatori idonei e diretti in modo inequivocabile a svaligiare una casa. L'imputato aveva contestato la qualificazione del fatto come tentativo, ritenendo i propri atti solo preparatori e non esecutivi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per la configurabilità del tentativo rilevano anche gli atti preparatori quando dimostrano che l'agente ha pianificato l'azione nei dettagli e ha iniziato ad attuarla con elevata probabilità di successo. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Due Militari sono stati accusati di tentativo di truffa ai danni dell'Amministrazione Militare per aver chiesto a un benzinaio di rilasciare una ricevuta falsa. L'obiettivo era far figurare una spesa di carburante superiore a quella reale per intascare la differenza in contanti. Il gestore del distributore ha rifiutato la proposta. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna inflitta nei gradi precedenti. I giudici di legittimità hanno stabilito che la condotta dei Militari costituisce una semplice istigazione non accolta, che per legge non è punibile. Non si configura quindi il tentativo di truffa, poiché l'azione non ha superato la fase della mera ideazione e non era idonea a ingannare l'amministrazione senza la complicità del benzinaio. Di conseguenza, il fatto non sussiste e i Militari sono stati assolti.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per tentato furto aggravato. L'uomo aveva forzato la saracinesca di un garage adiacente alla sua abitazione, lasciandola parzialmente aperta e danneggiata, ed era stato trovato in possesso di un passepartout. La difesa sosteneva si trattasse di semplici atti preparatori non punibili. I giudici hanno invece chiarito che forzare la serranda dimostra in modo univoco l'intenzione di entrare per rubare i beni all'interno, superando la soglia del mero danneggiamento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha inflitto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tre soggetti sono stati condannati per il reato di tentata rapina aggravata ai danni di un ufficio postale e per il furto aggravato di un'autovettura. Gli imputati sono stati sorpresi dalle forze dell'ordine nei pressi dell'ufficio postale con un'auto rubata con motore acceso, travisati, armati di coltello e privi di documenti e cellulari. La difesa sosteneva si trattasse di semplici atti preparatori non punibili. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che la condotta aveva superato la soglia della semplice preparazione, configurando un tentativo punibile, poiché gli atti erano idonei e univocamente diretti a compiere la rapina, e che tutti i complici rispondono anche del furto dell'auto concordato per la fuga.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per tentato furto in abitazione e false dichiarazioni sulla propria identità. L'imputato, sorpreso con dei complici all'interno di un garage privato mentre tentava di forzarne l'apertura con appositi strumenti, sosteneva che si trattasse di semplici atti preparatori non punibili. La Suprema Corte ha invece confermato la sussistenza del reato, evidenziando che l'azione era già giunta a uno stadio esecutivo avanzato prima dell'intervento delle forze dell'ordine. Inoltre, i giudici hanno confermato la condanna per aver fornito false generalità ai poliziotti, escludendo che la successiva correzione in commissariato potesse cancellare il reato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per tentato furto pluriaggravato. L'uomo era stato sorpreso dopo aver forzato il portone di un condominio insieme a dei complici, poi fuggiti. Nella sua auto le forze dell'ordine hanno rinvenuto diversi arnesi atti allo scasso. La difesa sosteneva che si trattasse di semplici atti preparatori non punibili. I giudici hanno invece stabilito che la forzatura del portone, unita al possesso degli attrezzi e alla fuga dei complici, dimostra in modo inequivocabile l'inizio dell'azione criminosa. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un uomo, sorpreso all'interno di una casa altrui, è stato condannato per tentato furto in abitazione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la sua condotta rappresentasse solo una fase preparatoria non punibile. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'essere sorpresi dentro l'abitazione costituisce un atto idoneo e diretto in modo non equivoco a commettere il furto, superando la soglia della mera preparazione. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per tentativo di estorsione a carico di alcuni membri di un'associazione criminale. Due affiliati si erano recati a casa della vittima designata senza trovarla. Per i giudici, questo non è sufficiente a configurare un reato punibile. La richiesta estorsiva, infatti, non è mai giunta a conoscenza della vittima, e l'azione si è fermata allo stadio degli atti preparatori, non punibili. La Corte ha stabilito che, per un tentativo di estorsione, la minaccia deve essere proiettata concretamente verso il destinatario, un passaggio logico e fattuale che in questo caso mancava. La decisione favorevole è stata estesa anche agli altri co-imputati.
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