Un uomo è stato condannato per la ricettazione di merce contraffatta, ovvero 117 magliette con marchi falsi. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, riducendo la pena. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la prova della contraffazione, la sua consapevolezza della provenienza illecita dei beni (dolo), e il mancato riconoscimento della non punibilità per tenuità del fatto. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la prova della contraffazione può derivare dalla testimonianza di esperti e che il dolo può essere desunto da elementi come la mancanza di documenti fiscali e la vendita a prezzi stracciati. La Corte ha così confermato la condanna per ricettazione di merce contraffatta.
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