Definizione
Una circostanza che può ridurre la pena, concessa se l'imputato ha integralmente risarcito il danno alla vittima prima del giudizio, dimostrando una volontà concreta di riparare alle conseguenze del reato.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 48 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 75% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 15%
- Rigettato 10%
- Inammissibile 75%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 757%
- Penale Sez. 229%
- Penale Sez. 514%
Precedenti più richiamati
- Cass. 21517/2018in 5 provvedimenti
- Cass. 46588/2011in 3 provvedimenti
- Cass. 46758/2021in 3 provvedimenti
- Cass. 6405/2015in 3 provvedimenti
- Cass. 51192/2019in 5 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
L'Imputato, condannato per tentato omicidio, aveva versato quattromila euro alla Persona Offesa prima del giudizio. La vittima aveva accettato l'importo rilasciando quietanza liberatoria e rinunciando a costituirsi parte civile. Ciononostante, i giudici hanno negato l'attenuante del risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso. Il collegio ha chiarito un principio fondamentale: l'accordo economico tra le parti non vincola il magistrato penale. Il giudice deve verificare in autonomia l'effettività e l'integralità della riparazione economica. Nel caso di specie, la somma versata risultava ampiamente insufficiente rispetto alla reale entità delle lesioni fisiche, morali e dinamico-relazionali subite dalla vittima, calcolate secondo le tabelle del Tribunale di Milano. L'Imputato deve quindi scontare la pena senza beneficiare dello sconto previsto.
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Due imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contro la condanna per rapine a mano armata. I ricorrenti contestavano la validità del riconoscimento fotografico e chiedevano l'attenuante del risarcimento del danno. Lamentavano inoltre la mancata prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti contestate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici hanno confermato la piena attendibilità del riconoscimento delle persone offese, confermato anche di persona. La Corte ha escluso l'attenuante del risarcimento del danno perché la somma versata copriva solo parzialmente il danno economico, trascurando il grave danno morale derivante dalla minaccia armata. I giudici di merito hanno legittimamente valorizzato l'estrema gravità dei reati e la pluralità di aggravanti. Ciascun ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato condannato per tentato furto aggravato. L'imputato aveva cercato di ottenere l'attenuante risarcimento del danno, offrendo 200 euro per i danni causati a un veicolo. Tuttavia, la Corte ha stabilito che l'offerta non era né 'reale' (non formalmente messa a disposizione) né 'integrale' (troppo esigua rispetto al danno effettivo). Di conseguenza, l'attenuante non è stata riconosciuta. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna e l'esclusione dell'attenuante.
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La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato da un imputato condannato per rapina e porto abusivo di armi. L'imputato richiedeva il riconoscimento dell'attenuante del risarcimento del danno, sostenendo di aver raggiunto un accordo economico con la persona offesa. I giudici hanno chiarito che un accordo transattivo non garantisce automaticamente l'applicazione dell'attenuante. La transazione, prevedendo concessioni reciproche, ammette implicitamente che il danno non ha ricevuto una riparazione totale. L'attenuante richiede l'integrale riparazione del pregiudizio prima del giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un imputato, condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti, ha proposto ricorso per ottenere l'attenuante del risarcimento del danno offrendo una somma di denaro. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta per la cifra irrisoria rispetto alla gravità della lesione della salute pubblica. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per tentata rapina e lesioni personali aggravate. L'autore dell'aggressione ha impugnato la sentenza di secondo grado contestando la valutazione delle prove e il mancato riconoscimento della speciale circostanza attenuante per aver risarcito la vittima. I giudici di legittimità hanno rigettato ogni doglianza, confermando che l'attenuante del risarcimento del danno richiede l'integrale riparazione prima dell'inizio del dibattimento di primo grado. L'imputato ha corrisposto l'indennizzo in un momento successivo, rendendo tardivo l'adempimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un imputato, condannato per rapina e lesioni personali, ha presentato ricorso in Cassazione. Lamentava il mancato riconoscimento dell'attenuante risarcimento danno, sostenendo un'errata valutazione della sua capacità economica e una motivazione insufficiente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la riproposizione di argomentazioni già esaminate in appello rende il ricorso non valido. Inoltre, ha confermato che l'attenuante risarcimento danno richiede un risarcimento integrale del danno, non solo parziale, e che il giudice ha il potere di valutarne l'adeguatezza.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per rapina aggravata e lesioni personali. L'imputato aveva risarcito le vittime, chiedendo il riconoscimento dell'attenuante risarcimento danno. La Suprema Corte ha chiarito che per la rapina, l'attenuante non si applica se il bene rubato viene recuperato dalle forze dell'ordine e non restituito spontaneamente dall'autore del reato. Per le lesioni, invece, la Corte ha annullato la sentenza, richiedendo una nuova valutazione sull'effettività del risarcimento. La decisione sottolinea l'importanza della spontaneità e dell'integralità del risarcimento.
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L'Imputato, condannato per omicidio colposo, propone ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della circostanza attenuante risarcimento del danno. Secondo la difesa, l'accordo siglato dall'assicurazione con i familiari della vittima avrebbe dovuto ridurre la pena. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. La Corte chiarisce che l'attenuante risarcimento del danno richiede la volontà diretta dell'imputato e la prova del versamento effettivo delle somme. Nel caso specifico, il pagamento derivava solo dall'iniziativa dell'assicuratore ed era inferiore ai parametri tabellari. L'inammissibilità del motivo principale impedisce anche la correzione di un errore materiale sulla sanzione. L'Imputato viene condannato al pagamento delle spese e alla Cassa delle Ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un imputato condannato per rapina aggravata. L'imputato contestava la sussistenza di due condotte distinte e il mancato riconoscimento dell'attenuante del risarcimento del danno. La Suprema Corte ha ritenuto manifestamente infondate le doglianze sulle condotte, confermando la pluralità degli atti criminosi. Ha inoltre giudicato inammissibile la questione sul risarcimento, poiché la valutazione della sua congruità spetta ai giudici di merito. L'imputato è stato condannato alle spese processuali e al versamento di 3000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Tre imputati sono stati condannati per concorso in tentata estorsione e tentato incendio. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione contestando la ricostruzione probatoria e denunciando la totale mancanza di motivazione sul mancato riconoscimento della circostanza attenuante del risarcimento del danno. I giudici supremi hanno respinto le doglianze sul merito dei fatti, confermando la responsabilità penale degli accusati in modo definitivo. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso sul mancato esame della richiesta difensiva relativa all'attenuante, disponendo l'annullamento parziale della sentenza e rinviando gli atti alla Corte di appello per un nuovo esame limitato a tale profilo.
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L'Imputato, condannato per il reato di danneggiamento, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento della circostanza attenuante del risarcimento del danno. A sostegno della richiesta, ha affermato di aver proposto un pagamento alla Vittima, la quale non aveva risposto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che un'offerta informale e non riscontrata non è sufficiente. Quando la persona offesa rifiuta o ignora la proposta, l'imputato deve effettuare un'offerta reale secondo le norme civili per rendere effettivo il risarcimento. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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L'Imputato ha commesso un tentativo di furto e, per ottenere uno sconto di pena, ha offerto una somma di denaro alla persona offesa a titolo di riparazione. I giudici di merito hanno però negato l'attenuante del risarcimento del danno, considerando l'importo economico del tutto inadeguato e irrisorio rispetto ai danni complessivi causati alla vittima. L'Imputato ha quindi presentato ricorso in Cassazione contestando la mancata concessione del beneficio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità delle censure difensive, confermando che una somma minima non garantisce alcuna riduzione di pena e condannando il ricorrente al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Datore di Lavoro per un infortunio sul lavoro. Un Lavoratore si è ferito gravemente all'avambraccio usando una motosega per tagliare rami, poiché il Datore di Lavoro non aveva fornito adeguata formazione sull'uso dello strumento. Il Datore di Lavoro ha sostenuto che il comportamento del Lavoratore fosse abnorme e che non fosse necessaria una formazione specifica, ma la Cassazione ha ribadito l'obbligo di istruire il dipendente e di assicurare condizioni di lavoro sicure. La richiesta di attenuante per il risarcimento del danno è stata respinta.
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La Corte d'Appello ha confermato la condanna per tre episodi di **estorsione aggravata**, uno consumato e due tentati. Gli imputati avevano minacciato i gestori di un locale, anche con spari, per ottenere denaro destinato a sostenere persone in carcere, riconoscendo l'aggravante del metodo mafioso. I ricorrenti hanno impugnato la sentenza, sostenendo che si trattava di un unico reato continuato e contestando il mancato riconoscimento di attenuanti e la credibilità delle vittime. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ribadendo che le condotte erano distinte e che le dichiarazioni delle persone offese erano attendibili.
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Due individui sono stati condannati per il delitto di rapina aggravata e lesioni personali, dopo essere stati identificati grazie a filmati di videosorveglianza, alle loro stesse ammissioni e al possesso della refurtiva sottratta alla vittima. I condannati hanno proposto ricorso per cassazione contestando la valutazione delle prove e il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del risarcimento del danno. Tale somma era stata versata a un ente benefico anziché alla vittima irreperibile. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, evidenziando la piena solidità logica del quadro probatorio e confermando che una donazione parziale a terzi non equivale a un risarcimento integrale del danno subito dalla persona offesa. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva con obbligo di pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un uomo condannato per rapina ha richiesto l'applicazione dello sconto di pena previsto per chi ripara le conseguenze del reato prima del giudizio. I giudici di merito avevano negato l'attenuante del risarcimento del danno perché la somma alla vittima era stata materialmente versata dalla madre dell'imputato, mentre questi si trovava agli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che il pagamento eseguito da un familiare o da un terzo non impedisce l'applicazione del beneficio se l'accusato è consapevole del versamento e lo fa proprio. I Supremi Giudici hanno quindi annullato la sentenza limitatamente a questo punto, ordinando un nuovo giudizio per valutare la riduzione della pena.
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La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un individuo condannato per il furto pluriaggravato di un motociclo. I giudici di merito avevano negato l'attenuante del risarcimento del danno perché l'imputato aveva fatto ritrovare il veicolo solo dopo l'identificazione da parte delle forze dell'ordine, ritenendo la condotta priva di spontaneità. La Suprema Corte ha chiarito che la legge richiede solo la volontarietà della restituzione e non la sua spontaneità. Sapere di essere indagati non esclude il beneficio penale, a meno che il reo non sia stato materialmente costretto alla consegna durante un atto imminente come una perquisizione. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza limitatamente al calcolo della pena, rinviando gli atti per un nuovo esame sulla volontarietà del gesto.
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Un uomo, condannato per il reato di riciclaggio di un veicolo, ha proposto ricorso in Cassazione. L'imputato contestava la qualificazione del reato e lamentava il mancato riconoscimento dell'attenuante del risarcimento del danno. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile la contestazione sul reato di riciclaggio, confermando la decisione dei giudici di merito. Tuttavia, ha accolto il ricorso sul secondo punto. La Corte d'appello aveva infatti negato l'attenuante sul presupposto errato che la vittima non avesse avuto la concreta disponibilità della somma. Al contrario, i documenti dimostravano che la persona offesa era stata interamente risarcita e si era dichiarata pienamente soddisfatta. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza limitatamente alla mancata concessione dell'attenuante, rinviando il caso per un nuovo giudizio sulla pena.
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Tre imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'attenuante del risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che il risarcimento del danno, per poter configurare l'attenuante, deve avvenire prima dell'apertura del dibattimento o, nel caso di rito abbreviato, prima dell'ordinanza di ammissione al rito stesso. Poiché il pagamento è avvenuto successivamente a tale momento, l'attenuante è stata legittimamente negata, sebbene la condotta riparatoria sia stata valutata per concedere le attenuanti generiche. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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