Un impiegato postale, accusato del reato di peculato, è stato condannato nei primi gradi di giudizio per essersi appropriato di somme di denaro durante operazioni di prelievo allo sportello ai danni di un'anziana cliente. La difesa ha impugnato la condanna contestando l'attendibilità della persona offesa, la quale mostrava gravi incertezze e vuoti di memoria dovuti all'età avanzata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che i giudici di merito non hanno motivato adeguatamente sulle evidenti contraddizioni della testimone e sul clima di ostilità nell'ufficio postale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di condanna, rinviando il caso alla Corte di appello di Perugia per un nuovo esame dei fatti.
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