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Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990

Definizione

Norma del Testo Unico sugli stupefacenti che punisce lo spaccio di droga, prevedendo una pena più mite per i casi considerati di 'lieve entità' in base ai mezzi, alla modalità e ad altre circostanze dell'azione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Condannato per spaccio, ma la prescrizione del reato lo salva
Un uomo, condannato per detenzione di marijuana a fini di spaccio, ha visto la sua condanna annullata dalla Corte di Cassazione. Il motivo è la prescrizione del reato. I giudici hanno stabilito che il tempo massimo previsto dalla legge per perseguire quel fatto, pari a sette anni e sei mesi, era già trascorso prima della sentenza della Corte d'Appello. Di conseguenza, il procedimento si è estinto e la condanna è stata cancellata definitivamente. La sentenza dimostra come il decorso del tempo possa avere un effetto estintivo sul reato, chiudendo il caso a favore dell'imputato.
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Spaccio Provato da Intercettazioni: Condanna Senza Droga in Mano
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un gruppo di persone per detenzione e spaccio di cocaina. L'indagine era partita dall'arresto di un soggetto trovato in possesso di quasi 400 grammi di droga. Le successive indagini, basate su registrazioni audio e video, hanno dimostrato che la sostanza era detenuta per conto di un altro individuo, vero organizzatore del traffico. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: lo spaccio provato da intercettazioni è sufficiente per una condanna, anche se la droga non viene fisicamente sequestrata a tutti i complici. I ricorsi degli imputati sono stati respinti perché la ricostruzione dei fatti basata sulle prove indirette è stata ritenuta logica e coerente.
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Ricorso inammissibile spaccio: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una condanna per spaccio di lieve entità. Il motivo del rigetto risiede nel fatto che il ricorso era manifestamente infondato, limitandosi a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. Questa decisione sottolinea l'importanza della specificità dei motivi di ricorso e conferma che un'attività di spaccio abituale, provata da intercettazioni e dal numero di dosi pronte alla vendita, giustifica la condanna. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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