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Art. 1526 c.c.

Definizione

Norma che regola la risoluzione dei contratti di vendita con riserva di proprietà. In caso di risoluzione per inadempimento del compratore, il venditore deve restituire le rate riscosse, salvo il diritto a un equo compenso per l'uso della cosa, oltre al risarcimento del danno.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Penale Eccessiva Leasing: Azienda Vince e Ottiene Maxi Rimborso
Una società di leasing risolve un contratto per mancato pagamento dei canoni da parte dell'utilizzatore. Una clausola contrattuale le permetteva di riprendere l'immobile, trattenere tutti i canoni già pagati e chiedere anche i canoni futuri. L'utilizzatore si oppone, lamentando un ingiusto arricchimento. La Corte di Cassazione conferma che una simile clausola configura una **penale eccessiva leasing**. I giudici hanno il potere di ridurla per ristabilire l'equilibrio tra le parti, impedendo alla società concedente di ottenere un vantaggio economico superiore a quello che avrebbe avuto con la normale esecuzione del contratto. La società di leasing è stata quindi condannata a restituire all'utilizzatore le somme percepite in eccesso.
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Risoluzione Contratto di Leasing: Canoni Pagati Persi per Clausola
Una società finanziaria chiede la risoluzione contratto di leasing immobiliare per mancato pagamento di undici canoni da parte dell'azienda utilizzatrice. Quest'ultima si oppone, chiedendo la restituzione delle somme già versate. La Corte di Cassazione dà ragione alla società finanziaria. Stabilisce che la clausola contrattuale, specificamente firmata dall'utilizzatore, che permette alla concedente di trattenere i canoni già pagati in caso di inadempimento è valida. Tale patto costituisce una legittima deroga (eccezione) alla regola generale dell'art. 1526 del Codice Civile, che prevedrebbe invece la restituzione. Di conseguenza, l'azienda utilizzatrice perde la causa, non ottiene la restituzione dei canoni e deve rilasciare l'immobile.
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Leasing traslativo e risoluzione: restituzione rate o penale?
Una società di leasing ha impugnato la sentenza che la condannava a restituire oltre 120.000 euro a una curatela fallimentare. La disputa riguardava un contratto di leasing traslativo e risoluzione avvenuta prima della legge del 2017. La banca sosteneva di poter trattenere i canoni in base a una penale contrattuale. Tuttavia, la Corte d'Appello ha applicato l'articolo 1526 del Codice Civile, riducendo la penale perché eccessiva. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la nuova legge sul leasing non è retroattiva. Pertanto, per i contratti risolti prima del 2017, resta valida la distinzione tra leasing di godimento e traslativo, con l'obbligo di restituire le rate riscosse per evitare arricchimenti ingiustificati del concedente.
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Leasing traslativo: no a domande nuove in appello
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7893/2024, ha confermato la decisione di merito che applicava l'art. 1526 c.c. a un contratto di leasing traslativo risolto per inadempimento. La Corte ha stabilito che la società concedente non può introdurre per la prima volta in appello una domanda di risarcimento del danno o un'eccezione basata su una clausola penale, se in primo grado si era limitata a chiedere la restituzione del bene, riservandosi di agire per i danni in separata sede. Tali richieste costituiscono domande ed eccezioni nuove, inammissibili ai sensi dell'art. 345 c.p.c.
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