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Armi bianche

Definizione

Categoria di armi che non utilizzano la polvere da sparo, come coltelli, pugnali e spade, il cui porto è regolamentato dalla legge.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Giustificato motivo armi: no a scuse tardive in tribunale
L'Imputato veniva sorpreso di notte in una zona in cui la caccia era vietata, a fari spenti. Alla vista delle forze dell'ordine, fuggiva a piedi abbandonando l'auto con dentro un fucile, un machete e un coltello. Successivamente, si giustificava sostenendo che gli strumenti servissero per lavori idraulici e il fucile per il poligono. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che per evitare la condanna per porto abusivo di strumenti atti a offendere, il giustificato motivo armi deve essere fornito immediatamente al momento del controllo e non elaborato a posteriori durante il processo. Inoltre, l'attività venatoria comprende anche la fase preparatoria. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Porto di armi: quando scatta la condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di porto di armi a carico di un soggetto trovato in possesso di due coltelli senza giustificato motivo. Il ricorso, volto a ottenere l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, è stato dichiarato inammissibile. I giudici hanno rilevato che la natura degli oggetti e i precedenti penali dell'imputato escludono l'occasionalità della condotta, rendendo legittimo il diniego dei benefici di legge.
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Porto abusivo di coltelli: ricorso generico inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per il porto abusivo di coltelli. La decisione si fonda sulla genericità delle motivazioni addotte dal ricorrente, che non hanno contestato specificamente il ragionamento della Corte d'Appello, limitandosi a proporre una valutazione alternativa dei fatti non consentita in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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