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argini

L’argine è un’opera di difesa passiva del territorio atta ad impedire lo straripamento dei corsi d’acqua. Esso è generalmente costituito da un rilevato impermeabile in terra simile ad una diga che può raggiungere altezze anche considerevoli (in Italia sia il Fiume Po che il Fiume Adige hanno argini che superano i 10 metri di altezza). Gli argini possono essere disposti in froldo, ovvero a diretto contatto con il flusso idrico, oppure posti a una certa distanza da questo. In questo secondo caso, la fascia di terreno compresa tra l’alveo attivo e l’argine prende il nome di golena. L’argine si dispone in froldo quando manca spazio per la sua edificazione più arretrata o l’area da difendere ha un valore troppo elevato per sacrificarla destinandola a golena. La disposizione in froldo sottopone l’argine ad azioni erosive molto più spiccate rispetto ad un argine in golena. Infatti il suo piede è direttamente a contatto con la parte inferiore della sezione liquida del corso d’acqua, quella cioè caratterizzata da maggiore pressione idrostatica ed attività cinetica. La presenza delle golene, inoltre, consente su di esse l’espansione dei volumi di piena, con conseguenti benefici sia sui livelli idrometrici che sulla propagazione dell’onda di piena a valle. L’altezza degli argini di un corso d’acqua è dimensionata in base all’entità degli eventi di piena previsti in un arco di tempo pluriennale (definito “tempo di ritorno”). Per definire la quota di massima piena a una determinata sezione è necessario conoscere la portata del corso d’acqua in corrispondenza di essa. Questa è calcolata in base alla superficie del bacino sotteso ed alla piovosità ad esso specifica. Il calcolo della massima piena viene elaborato, per corsi d’acqua di una certa entità o di elevata pericolosità intrinseca (pensilità dell’alveo) o di contesto (caratteristiche del territorio da difendere), per tempi di ritorno di 100 anni. La quota di sommità arginale viene determinata integrando il livello di massima piena, calcolato come sopra indicato, di un ulteriore margine di sicurezza detto franco arginale. Esso ha entità variabile, tanto maggiore quanto più elevato è il grado di pericolosità idraulica del corso d’acqua e del suo contesto territoriale. Di norma, per corsi d’acqua primari, si adotta un franco di 1,00 m. – 1,20 m sulla massima piena. Nella regimazione dei corsi d’acqua è necessario porre particolare attenzione alle preesistenti opere d’arte, in particolare ai ponti stradali e ferroviari che sono spesso collocati in corrispondenza di un restringimento d’alveo che può provocare un innalzamento dei livelli idrometrici a monte.

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