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Appartenenza (ad associazione mafiosa)

Definizione

Una nozione giuridica, usata per le misure di prevenzione, più ampia della 'partecipazione' al reato. Include anche condotte di vicinanza e collaborazione stabile con un clan mafioso.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Misure di prevenzione: l’aiuto al clan supera l’assoluzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna contro l'applicazione delle misure di prevenzione della sorveglianza speciale e dell'obbligo di soggiorno. La ricorrente sosteneva di non appartenere alla consorteria criminale e di essere stata assolta dalle accuse più gravi. Tuttavia, i giudici hanno confermato la sua pericolosità sociale basandosi su condotte concrete, come l'occultamento di armi e la gestione di un'auto rubata per conto del clan del marito. La Suprema Corte ha ribadito che l'appartenenza a un'associazione mafiosa, utile per disporre le misure di prevenzione, non richiede un'affiliazione stabile, ma comprende qualsiasi comportamento che favorisca attivamente gli scopi del gruppo criminale.
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Pericolosità Sociale non è per sempre: Stop a Sorveglianza Speciale
La Corte di Cassazione ha annullato una misura di prevenzione personale (sorveglianza speciale) applicata a un uomo per passati legami con un clan mafioso. La decisione si fonda sulla mancanza di una prova concreta sull'attualità della pericolosità sociale. Secondo i giudici, il notevole tempo trascorso dai fatti (cessati nel 2017) e il periodo di detenzione scontato impongono una valutazione rigorosa e non una presunzione di pericolosità permanente. Il semplice fatto di aver avuto un ruolo fiduciario in un'associazione criminale non significa che tale legame persista oggi. La misura è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per una nuova e più approfondita analisi.
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Scambio elettorale mafioso: accusa grave ma prove troppo vecchie
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunto scambio elettorale politico mafioso. Un candidato sindaco e alcuni candidati consiglieri erano stati posti agli arresti domiciliari con l'accusa di aver stretto un patto con esponenti di un clan per ottenere voti. Il Tribunale del Riesame aveva annullato la misura, ritenendo le prove di un legame attuale tra gli intermediari e il clan troppo deboli e datate. La Procura ha fatto ricorso, ma la Cassazione lo ha dichiarato inammissibile. I giudici hanno stabilito che non basta una vecchia condanna per mafia per configurare il reato oggi; serve la prova concreta di un'appartenenza attuale al clan. L'accusa non ha fornito questi elementi, basando il ricorso su argomentazioni astratte. Di conseguenza, la decisione di annullare gli arresti è diventata definitiva.
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