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Aliunde Perceptum

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Provvedimenti

Ritardata assunzione: il calcolo del danno
Un lavoratore, cui era stato riconosciuto il diritto all'assunzione in un ente pubblico, ha agito per ottenere il risarcimento per il ritardo con cui è stato effettivamente assunto. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, liquidando il danno patrimoniale in via equitativa al 50% delle retribuzioni nette non percepite. La motivazione si fonda sul fatto che il danno da ritardata assunzione non corrisponde automaticamente all'intero stipendio, ma deve tenere conto dei vantaggi che il lavoratore ha conseguito nel periodo, come la possibilità di svolgere altri incarichi retribuiti. Le domande di danno biologico e relazionale sono state respinte per carenza di prova.
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Risarcimento danno ritardata assunzione: limiti
Una docente, dopo aver atteso 14 anni per una nomina in ruolo illegittimamente ritardata dall'Amministrazione, ottiene in via definitiva il pieno risarcimento del danno per la ritardata assunzione. La Corte di Cassazione, e per essa la Corte d'Appello in sede di rinvio, ha stabilito che non si può pretendere dal lavoratore di compiere sacrifici "gravosi o eccezionali", come trasferirsi in un'altra regione per un lavoro precario, al solo fine di mitigare il danno causato dall'ente. La sentenza condanna quindi l'Amministrazione a versare tutte le retribuzioni perse, detratto solo quanto effettivamente guadagnato altrove dalla lavoratrice.
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Obbligo di repêchage: onere della prova del datore
Il Tribunale di Milano ha dichiarato illegittimo un licenziamento per giustificato motivo oggettivo a causa della violazione dell'obbligo di repêchage. La sentenza ribadisce che spetta esclusivamente al datore di lavoro l'onere di provare, in modo specifico e non generico, l'impossibilità di ricollocare il lavoratore in altre mansioni all'interno dell'azienda.
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