Una donna condannata ha richiesto di scontare la sua pena tramite l'affidamento in prova ai servizi sociali. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta, concedendo solo la detenzione domiciliare. La motivazione del diniego si basava sulla 'chiusura culturale' e sulla mancanza di volontà di integrazione della donna. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che l'affidamento in prova negato era legittimo. Per ottenere il beneficio, infatti, non basta l'assenza di elementi negativi, ma serve la presenza di elementi positivi che dimostrino un reale percorso di reinserimento sociale. In questo caso, l'atteggiamento della condannata è stato ritenuto un ostacolo insormontabile a tale percorso.
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