Un soggetto viene condannato per gestione di rifiuti non autorizzata dopo essere stato sorpreso a scaricare rifiuti speciali pericolosi in un locale. L'imputato ricorre in Cassazione, sostenendo che la condanna si basava su sue dichiarazioni spontanee non utilizzabili in processo. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che le dichiarazioni sono diventate prove valide perché la difesa stessa aveva acconsentito alla loro acquisizione. Inoltre, la grande quantità di rifiuti e l'uso di un autocarro dimostravano un'attività organizzata e non un episodio occasionale. La condanna a sei mesi di arresto e 3.000 euro di ammenda diventa così definitiva.
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