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Accomandante

Definizione

In una società in accomandita semplice, è il socio che risponde limitatamente al capitale che ha conferito e non partecipa alla gestione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Società ricorre, ma la Legittimazione ad agire manca: chi paga?
Una società ha presentato ricorso in Cassazione contro una condanna che imponeva al suo amministratore, un socio accomandatario, di restituire somme a un socio accomandante. La Corte d'Appello aveva qualificato i versamenti come un prestito tra i soci, non un conferimento alla società. La Cassazione ha dichiarato il ricorso della società inammissibile per carenza di `legittimazione ad agire`. La condanna riguardava l'amministratore personalmente, non la società. Pertanto, solo l'amministratore avrebbe potuto impugnare la sentenza. La società è stata condannata a pagare le spese legali.
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Socio accomandante: limiti responsabilità debiti
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della responsabilità del socio accomandante in una società in accomandita semplice (S.A.S.) coinvolta in una procedura fallimentare. Un socio accomandatario, dopo aver subito un'azione di regresso da parte di un terzo espromittente che aveva pagato i debiti sociali, ha cercato di rivalersi sul socio accomandante. La Suprema Corte ha confermato che, ai sensi dell'art. 2313 c.c., il socio accomandante risponde delle obbligazioni sociali esclusivamente nei limiti della quota conferita. Tale limite opera sia nei confronti dei creditori esterni sia nei rapporti interni tra i soci, impedendo al socio accomandatario di pretendere somme superiori alla quota di capitale sottoscritta dall'accomandante.
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Ricorso per Cassazione: guida all’ammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il Ricorso per Cassazione proposto dai soci di una società di consulenza contro avvisi di accertamento per redditi non dichiarati. La decisione si fonda sulla mancata chiarezza dei motivi esposti, che mescolavano vizi eterogenei, e sulla violazione del principio di autosufficienza, non avendo i ricorrenti riportato i passaggi essenziali degli atti contestati. La Corte ha inoltre ribadito che il vizio di insufficiente motivazione non è più censurabile se non nei casi di totale assenza di logica.
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