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Accertamento Tecnico Preventivo

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Provvedimenti

Spese di lite: se l’ente paga solo dopo il ricorso
Una cittadina avvia un'azione legale contro un istituto previdenziale per ottenere una prestazione. L'istituto riconosce il diritto e paga solo dopo l'inizio della causa. La Corte di Cassazione stabilisce che le spese di lite devono essere interamente a carico dell'istituto, applicando il principio di causalità, poiché il suo ritardo ha reso necessario il ricorso al giudice.
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Principio dell’apparenza: come impugnare un atto?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino, confermando che il mezzo di impugnazione di un provvedimento si determina in base al principio dell'apparenza. Anche se il giudice qualifica erroneamente l'azione (in questo caso, come accertamento tecnico preventivo anziché come causa di merito per una pensione), la parte è tenuta a utilizzare il mezzo di impugnazione previsto per quella qualificazione, pena l'inammissibilità.
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Risarcimento danni appalto: i rimedi alternativi
Un condominio ha citato in giudizio un'impresa edile per difetti nei lavori di impermeabilizzazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la condanna dell'impresa al pagamento dei costi di riparazione. La Suprema Corte ha chiarito che la richiesta di pagamento di tali costi costituisce una valida domanda di risarcimento danni appalto, che rappresenta un rimedio alternativo e non subordinato alla richiesta di eliminazione diretta dei vizi. Inoltre, l'importo del risarcimento non è limitato dal prezzo originale del contratto.
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Prova atipica: perizia usata contro chi non c’era
Un professionista è stato condannato per vizi in un immobile. La condanna si basava su una perizia svolta in un procedimento a cui non aveva partecipato. La Cassazione ha confermato la decisione, specificando che tale perizia, pur non essendo direttamente opponibile, può essere utilizzata come prova atipica e valutata liberamente dal giudice insieme agli altri elementi probatori.
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Credito sopravvenuto fallimento: i termini per agire
Una società presenta una domanda di insinuazione per un credito sopravvenuto al fallimento dopo 15 mesi dal suo sorgere, attendendo una perizia tecnica. La Corte di Cassazione conferma l'inammissibilità della domanda, stabilendo che anche per i crediti post-fallimentari, il creditore deve agire con ragionevole diligenza. L'attesa ingiustificata della perizia costituisce un ritardo colpevole, non essendo una causa esterna non imputabile.
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Ricorso in Cassazione: i limiti del riesame dei fatti
Una società industriale ha citato in giudizio un ente comunale per i danni subiti da un terreno a seguito della posa di una condotta fognaria. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, la società ha presentato un ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, sottolineando che il suo compito non è quello di rivalutare le prove o i fatti della causa (quaestio facti), ma solo di verificare la corretta applicazione della legge. Tutti i motivi di ricorso sono stati giudicati inammissibili perché miravano, in sostanza, a ottenere una nuova valutazione del merito della vicenda, compito che esula dalle competenze del giudice di legittimità.
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Rappresentanza società: prova del contratto con socio
Un committente cita in giudizio un'impresa di costruzioni per lavori edili difettosi. L'impresa nega di essere la controparte contrattuale, sostenendo che l'accordo fosse stato preso personalmente da un suo socio. La Corte di Cassazione, confermando le sentenze precedenti, rigetta il ricorso del committente. Si sottolinea che spetta a chi agisce in giudizio l'onere di provare la cosiddetta "spendita del nome", ovvero dimostrare che il socio agiva in nome e per conto della società. In assenza di una prova chiara sulla rappresentanza società, la domanda viene respinta.
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Vizi costruttivi: accettazione e garanzia del venditore
Un acquirente cita in giudizio la società costruttrice per gravi vizi costruttivi in un immobile di nuova costruzione, come infiltrazioni d'acqua. La Corte d'Appello aveva ridotto il risarcimento, ritenendo che l'acquirente avesse accettato le 'scelte progettuali' che hanno causato i problemi. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la conoscenza del progetto da parte dell'acquirente non costituisce accettazione dei vizi costruttivi che compromettono la funzionalità del bene. Il costruttore è sempre responsabile per i difetti derivanti da una progettazione errata, a meno di un'accettazione esplicita successiva alla realizzazione dell'opera.
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Responsabilità sanitaria: esclusa per infezione rara
Un paziente ha citato in giudizio una struttura sanitaria per i danni subiti a causa di una rara infezione contratta durante un intervento cardiochirurgico nel 2016. Il Tribunale di Venezia ha rigettato la domanda. Nonostante sia stato provato il nesso causale tra l'intervento e l'infezione, il giudice ha escluso la colpa della struttura sanitaria, ritenendo la sua condotta adeguata alle conoscenze scientifiche disponibili all'epoca dei fatti. La rarità dell'infezione e l'incertezza dei protocolli di sanificazione hanno portato a considerare l'evento non imputabile all'ospedale, escludendo così la sua responsabilità sanitaria.
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