Definizione
Valutazione compiuta dal giudice su una questione specifica, come l'esistenza di un credito, al solo fine di poter decidere sulla domanda principale (es. l'apertura della liquidazione), senza che tale valutazione diventi definitiva e vincolante in altri giudizi.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 73 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 35% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 35%
- Rigettato 35%
- Inammissibile 23%
- Altro 6%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 161%
- Civile Sez. 622%
- Civile Sez. 217%
Precedenti più richiamati
- Cass. 11531/2020in 3 provvedimenti
- Cass. 1887/2020in 5 provvedimenti
- Cass. 21734/2018in 3 provvedimenti
- Cass. 17649/2020in 3 provvedimenti
- Cass. 11421/2014in 7 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un candidato politico riceve una condanna definitiva per corruzione elettorale per aver promesso posti di lavoro in cambio di voti. La decisione si fonda sulla confessione del complice, su registrazioni audio e su testimonianze. Successivamente, il condannato promuove la revisione della sentenza di condanna, sostenendo che le registrazioni audio erano false e manipolate, come ipotizzato da una perizia informatica. La Corte di Cassazione respinge definitivamente il ricorso. I giudici evidenziano che la perizia formula solo dubbi astratti senza provare la reale alterazione dei file. Inoltre, la falsità contestata non possiede valore decisivo: la colpevolezza rimane pienamente confermata dalle dichiarazioni dei testimoni, le quali forniscono autonomi riscontri individualizzanti all'accusa.
Continua »
Una società impugna la sentenza che ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale a suo carico su istanza di un fornitore creditore. La debitrice sostiene di non poter fallire: contesta la legittimità del creditore per via di una causa pendente in Cassazione, dichiara la qualifica di impresa minore non fallibile e afferma di aver rateizzato i debiti fiscali. La Corte di Appello respinge il reclamo. I giudici chiariscono che per chiedere la liquidazione giudiziale basta un credito accertabile in via incidentale. Inoltre, la società supera la soglia di 500.000 euro di debiti e i bilanci depositati in ritardo risultano inattendibili. La semplice rateizzazione del debito fiscale, infine, non cancella l'insolvenza se mancano i flussi per pagare le rate.
Continua »
Un condominio citava in giudizio una condomina per ottenere il passaggio attraverso la sua proprietà privata, al fine di installare prese di ventilazione destinate alle cantinole comuni affette da umidità. La proprietaria rifiutava l'ingresso, sostenendo che l'atrio fosse di sua esclusiva titolarità e che l'opera avrebbe costituito un'imposizione permanente illegittima. La Corte d'Appello accordava il passaggio, giudicando irrilevante verificare la proprietà dell'atrio. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato tale decisione, accogliendo il ricorso della condomina. I giudici hanno chiarito che l'accesso al fondo altrui previsto dalla legge consente unicamente transiti provvisori per riparare beni altrui, non l'installazione di impianti stabili su spazi privati. La causa torna quindi ai giudici di merito per verificare preventivamente la natura pubblica o esclusiva dell'atrio.
Continua »
Un lavoratore ha agito contro l'ente previdenziale per ottenere il TFR e le ultime tre retribuzioni non pagate dalla società datrice di lavoro tramite il Fondo di Garanzia INPS. Dopo un pignoramento mobiliare negativo e l'assenza di beni immobili, i giudici territoriali hanno accolto la domanda, ritenendo non fallibile l'azienda solo perché il singolo credito del dipendente era inferiore alla soglia legale di trentamila euro. L'ente ha impugnato la decisione contestando l'assenza di prova dell'effettiva non fallibilità dell'impresa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'istituto, stabilendo che il dipendente deve provare la reale assenza dei presupposti di fallibilità dell'azienda e non può basarsi unicamente sull'esiguità del proprio credito individuale.
Continua »
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una Società dichiarata fallita a causa di un presunto debito erariale. La Società aveva contestato la decisione, sostenendo che non era stato effettuato un adeguato accertamento incidentale fallimento sulla fondatezza del credito. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice deve sempre verificare, anche se in via incidentale, la validità del credito contestato dal debitore prima di dichiarare il fallimento. La sentenza di appello è stata cassata e la causa rinviata per un nuovo giudizio, dando ragione alla Società sulla necessità di un'indagine più approfondita.
Continua »
Una società a responsabilità limitata in liquidazione subiva la dichiarazione di fallimento su istanza di due creditori entro un anno dalla sua formale cancellazione dal Registro delle Imprese. L'azienda ha contestato la legittimazione dei creditori e ha sostenuto che l'insolvenza dovesse manifestarsi con ulteriori fatti esteriori dopo la cancellazione. La Suprema Corte ha confermato il fallimento della società cancellata, chiarendo che i creditori non necessitano di titoli esecutivi definitivi per agire e che l'insolvenza manifestata prima della cancellazione è pienamente sufficiente per giustificare la procedura fallimentare entro i dodici mesi previsti dalla legge.
Continua »
Un lavoratore ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia TFR all'INPS dopo la cessazione del rapporto e l'infruttuoso pignoramento dei beni aziendali. La società datrice di lavoro risultava già cancellata dal registro delle imprese da oltre un anno e non era più fallibile. L'INPS ha negato il pagamento sostenendo che il giudice ordinario non potesse accertare la non fallibilità dell'impresa. I giudici di merito hanno condannato l'ente previdenziale a saldare il credito. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'INPS e ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente. Il giudice civile può accertare in via incidentale l'impossibilità di fallimento dovuta al decorso di un anno dalla cancellazione societaria.
Continua »
Un istituto di credito ha richiesto la dichiarazione di fallimento e sede effettiva di una società commerciale a causa di un conto corrente rimasto in negativo per circa novecentomila euro. Il debito deriva dallo storno legittimo di un accredito provvisorio tramite addebito diretto europeo, prelevato immediatamente dalla società prima della revoca da parte della banca estera. La società ha contestato la competenza del tribunale locale sostenendo di avere la propria sede legale altrove. La Corte di Cassazione ha confermato il fallimento, stabilendo che prevale la sede effettiva dove la società opera e gestisce gli affari rispetto a quella legale formale oramai chiusa. Inoltre, i giudici hanno ribadito la piena legittimità dello storno bancario nei termini pattuiti.
Continua »
Un'Azienda è stata dichiarata fallita su richiesta di una Banca. L'Azienda ha contestato la Dichiarazione di fallimento, sostenendo che il credito della Banca derivava da tassi usurari su conto corrente e mutui, e che essa vantava un controcredito superiore. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo, ritenendo insufficienti le prove dell'Azienda. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che per la Dichiarazione di fallimento è sufficiente un accertamento incidentale del credito e che le perizie di parte sull'usura non hanno valore probatorio autonomo. Il ricorso dell'Azienda è stato rigettato.
Continua »
Un'Azienda Agricola ha notificato un decreto ingiuntivo (un ordine di pagamento) a un'altra Azienda Agricola. Quest'ultima ha proposto opposizione, eccependo un controcredito basato su un accordo commerciale che prevedeva una percentuale sul fatturato di un fondo, includendo l'affitto. La Sezione Specializzata Agraria del Tribunale ha declinato la propria `competenza giurisdizionale`, ritenendo la controversia di natura commerciale. La Cassazione ha confermato questa decisione. La Corte ha stabilito che la questione principale riguardava l'accordo commerciale sul controcredito, mentre il rapporto agrario era solo un presupposto. La `competenza giurisdizionale` spetta quindi al Tribunale ordinario.
Continua »
I Proprietari di un'azienda alberghiera chiedono il fallimento della Società affittuaria per il mancato pagamento dei canoni. Durante la fase preliminare, la Società versa ampie somme, riducendo il debito principale a 29.140 euro. Il Tribunale dichiara comunque il fallimento. La Società ricorre sostenendo che l'importo residuo non supera la soglia di fallibilità di 30.000 euro. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. I giudici chiariscono che il giudice può stimare incidentalmente i debiti emersi nell'istruttoria prefallimentare, includendo gli interessi e il valore dei beni aziendali non restituiti. Tali somme fanno superare la soglia di fallibilità. Inoltre, lo stato di insolvenza sussiste anche per un solo inadempimento se il passivo supera nettamente l'attivo. La Società perde la causa ed è condannata al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Un'azienda fornitrice ha presentato un'istanza di fallimento contro una società debitrice per oltre 121.000 euro, documentati da vaglia cambiari insoluti emessi a saldo di forniture. La società debitrice ha contestato la legittimazione della creditrice, sostenendo di aver saldato ogni fornitura tramite bonifici anticipati e contestando le causali dei titoli. I giudici di merito hanno confermato il fallimento, rilevando l'assenza di riscontri oggettivi del pagamento da parte del debitore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della debitrice, ribadendo che per l'istanza di fallimento non serve una sentenza definitiva sul credito, ma basta un accertamento incidentale della pretesa.
Continua »
Una società creditrice in concordato preventivo ha ottenuto la dichiarazione di fallimento di una società debitrice per un debito insoluto di oltre 1,6 milioni di euro. L'impresa debitrice ha impugnato la sentenza contestando i poteri del liquidatore creditore e sostenendo che il mancato pagamento di una singola pretesa non potesse dimostrare l'insolvenza. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che il liquidatore giudiziale possiede piena legittimazione ad agire per recuperare i crediti sociali. Inoltre, anche l'inadempimento verso un solo creditore evidenzia lo stato di insolvenza quando assume importi rilevanti e manifesta una strutturale incapacità finanziaria dell'impresa, rendendo legittima la dichiarazione di fallimento.
Continua »
Un lavoratore ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per ottenere il pagamento del TFR dopo il mancato incasso tramite pignoramenti infruttuosi contro il datore di lavoro. L'azienda datrice risultava ormai cancellata dal registro delle imprese da oltre un anno e non era più fallibile. L'ente previdenziale ha rifiutato l'erogazione sostenendo contestazioni sulla prova della non fallibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente. I giudici hanno confermato che il giudice ordinario può accertare in via incidentale l'impossibilità di fallire per decorso dell'anno dalla cancellazione societaria. Il lavoratore ottiene la conferma del diritto alla liquidazione a carico del fondo pubblico con condanna dell'ente alle spese legali.
Continua »
La Corte di Cassazione ha confermato la `dichiarazione di fallimento` di un'azienda e dei suoi soci. L'azienda contestava il credito della parte avversa e presentava nuovi documenti di pagamento. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che un credito, anche se contestato, può giustificare lo stato di insolvenza. Ha inoltre ritenuto irrilevanti i nuovi documenti, poiché il credito era già stato oggetto di un giudicato definitivo in un altro procedimento. Il ricorso dell'azienda è stato dichiarato inammissibile, con condanna alle spese.
Continua »
L'Imputato è stato condannato per il reato di riciclaggio per aver movimentato 44.000 euro derivanti dalla bancarotta di due società, eseguendo bonifici verso conti esteri e aziendali per ostacolarne l'origine illecita. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato. I giudici hanno chiarito un principio fondamentale sul tema riciclaggio e reato presupposto: per condannare per riciclaggio non occorre una sentenza di condanna passata in giudicato per il delitto originario. È sufficiente che il giudice accerti incidentalmente la provenienza illecita del denaro e che il fatto non sia stato escluso in via definitiva. La Cassazione non può riesaminare le prove già valutate nei due gradi di merito. L'Imputato deve pagare le spese processuali, la sanzione alla Cassa delle Ammende e rifondere i danni alla Curatela Fallimentare.
Continua »
Un cittadino, condannato in via definitiva a tre anni di reclusione per il reato di bancarotta fraudolenta, ha chiesto la revisione della decisione sostenendo di essere stato vittima di patrocinio infedele da parte del proprio difensore. L'assistito ha lamentato che il legale ha taciuto una sospensione dall'albo professionale e ha omesso di presentare appello contro la condanna di primo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che non è possibile riaprire il processo penale senza una preventiva condanna irrevocabile dell'avvocato per il presunto reato professionale. Inoltre, le omissioni del difensore non dimostrano l'innocenza dell'assistito rispetto al reato fallimentare. La condanna resta definitiva e il ricorrente deve pagare una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Una società cessionaria di un ramo d'azienda ha impugnato la decisione che disponeva la sua liquidazione giudiziale su ricorso di un creditore. La debitrice sosteneva che il credito fosse incerto perché legato a un contratto con condizione non avverata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che per avviare la liquidazione giudiziale è sufficiente un accertamento sommaria e incidentale del credito. Inoltre, l'impossibilità di avverare la condizione contrattuale è risultata imputabile alla condotta colposa della stessa debitrice. I giudici hanno condannato al pagamento delle spese processuali la società e, in solido, il suo legale rappresentante per aver agito senza la normale prudenza.
Continua »
Un detenuto, condannato per associazione di tipo mafioso, ha presentato un'istanza autonoma al Tribunale di sorveglianza per ottenere l'accertamento della collaborazione impossibile con la giustizia. Il richiedente puntava ad acquisire preventivamente questa condizione senza domandare un contestuale beneficio penitenziario. Il Tribunale di sorveglianza ha accolto la richiesta. La Corte di Cassazione ha successivamente annullato l'ordinanza senza rinvio. I giudici di legittimità hanno ribadito che la collaborazione impossibile con la giustizia non costituisce uno status autonomo richiedibile preventivamente. La relativa verifica ha unicamente carattere incidentale e deve integrarsi necessariamente all'interno della domanda di una specifica misura alternativa o di un permesso premio.
Continua »
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato l'applicazione della misura dell'affidamento in prova al servizio sociale a un condannato. I giudici territoriali hanno fondato il rifiuto su una relazione di polizia relativa a un episodio recente ancora privo di riscontro processuale, trascurando l'avvio di un'attività lavorativa stabile e il percorso riabilitativo avviato. Il condannato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando un difetto di motivazione sulla pericolosità sociale attuale e la mancata considerazione dei progressi educativi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e annullato l'ordinanza con rinvio. I giudici di legittimità hanno ribadito che il diniego della misura alternativa non può basarsi su mere informative di polizia senza una verifica concreta e autonoma dei fatti.
Continua »