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Abitualità Del Reato

Definizione

Condizione che si verifica quando un soggetto ha commesso più reati, indicando una tendenza a delinquere. Questa condizione può impedire l'applicazione di benefici, come la non punibilità per particolare tenuità del fatto.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 90 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 82% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 12%
  • Rigettato 6%
  • Inammissibile 82%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 781%
  • Penale Sez. 110%
  • Penale Sez. 49%

Precedenti più richiamati

  • Cass. S.U. 13861/2016in 3 provvedimenti
  • Cass. 6551/2020in 9 provvedimenti
  • Cass. 9858/2024in 3 provvedimenti
  • Cass. S.U. 18891/2022in 4 provvedimenti
  • Cass. S.U. 13681/2016in 16 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Abitualità nel reato: condanna valida ma status annullato
La Corte d'Appello confermava la colpevolezza di due imputati per vari reati contro il patrimonio, tra cui il furto in privata dimora. La corte dichiarava inoltre entrambi responsabili di abitualità nel reato e applicava la recidiva. Gli imputati impugnavano il verdetto dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando la violazione dei diritti di difesa. I giudici supremi hanno respinto le doglianze sul furto e sulla recidiva, accogliendo unicamente la questione procedurale. La Suprema Corte ha stabilito che la dichiarazione di abitualità nel reato richiede una contestazione esplicita e tempestiva nel capo di imputazione. L'accusa non può desumere tale qualifica dalla mera presenza della recidiva reiterata. I giudici hanno quindi annullato la sentenza limitatamente all'abitualità, confermando le condanne per i delitti contestati.
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Reato continuato escluso per truffe online seriali
Un uomo subiva undici condanne definitive per truffe commesse online lungo un arco di circa sette anni. Il giudice dell'esecuzione riconosceva in suo favore il vincolo del reato continuato, riducendo complessivamente la sanzione finale. La Procura impugnava tale decisione davanti alla Corte di Cassazione, evidenziando la totale mancanza di una pianificazione unitaria iniziale tra le condotte illecite. I Supremi Giudici hanno accolto il ricorso della pubblica accusa e hanno annullato l'ordinanza con rinvio per una nuova valutazione. La Suprema Corte ha stabilito che la reiterazione seriale di condotte simili per procurarsi da vivere non integra il reato continuato, ma rivela una vera e propria scelta di vita e un'abitualità criminosa, incompatibile con il trattamento di favore previsto dalla legge penale.
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Tentato furto e particolare tenuità del fatto con precedenti
Un uomo ha subito una condanna per il reato di tentato furto aggravato. L'imputato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici supremi hanno respinto la richiesta. La presenza di numerosi precedenti penali specifici e la natura organizzata del reato dimostrano una condotta abituale. Tale condizione impedisce l'accesso al beneficio della tenuità e all'adeguamento favorevole della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'imputato al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto negata ai recidivi
L'Imputata propone ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per i reati di minaccia e resistenza a pubblico ufficiale, contestando la gravità dei fatti e la misura della pena. Nei motivi aggiunti la difesa richiede l'applicazione della particolare tenuità del fatto a seguito delle recenti riforme legislative. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il beneficio della particolare tenuità del fatto non spetta a chi commette il illecito in modo abituale. Nel caso specifico, L'Imputata risulta gravata da plurimi precedenti penali specifici, elemento che preclude in modo assoluto la non punibilità. La condanna viene confermata e la ricorrente deve pagare le spese e la sanzione pecuniaria.
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Continuazione dei reati: esclusa per furti seriali nel tempo
Un uomo condannato con tre sentenze definitive per molteplici furti in abitazione ha chiesto l'unificazione delle pene. Il condannato ha invocato la continuazione dei reati dinanzi alla magistratura competente. I fatti illeciti si erano verificati tra l'ottobre 2015 e il settembre 2016. I giudici territoriali hanno respinto l'istanza per assenza di una preventiva pianificazione unitaria. L'interessato ha impugnato la decisione dinanzi ai giudici di legittimita. La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento e ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la semplice ripetizione di furti simili nel tempo manifesta un'abitudine di vita e non una programmazione anticipata. Il ricorrente deve pagare le spese del procedimento e una sanzione di tremila euro.
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Attenuanti generiche negate: 33 condanne e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato con ben trentatré condanne pregresse, per lo più legate a reati contro il patrimonio. L'uomo contestava la decisione dei giudici di merito che avevano negato il riconoscimento delle attenuanti generiche, confermato l'entità della pena e disposto l'assegnazione a una casa di lavoro quale delinquente abituale. I giudici di legittimità hanno ribadito che la presenza di numerosi e gravi precedenti penali giustifica pienamente il diniego dei benefici e fonda la pericolosità sociale del soggetto. Il ricorso non ha evidenziato vizi logici nella sentenza impugnata, limitandosi a riproporre censure di merito. La Suprema Corte ha confermato la condanna dell'imputato, disponendo anche il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Dichiarazione di abitualità nel reato: undici reati senza lavoro
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello contestando l'applicazione della recidiva e la dichiarazione di abitualità nel reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'uomo ha accumulato ben undici precedenti penali, mostrando una costante progressione nel delinquere nel tempo e l'assenza di qualsiasi attività lavorativa lecita. Questi elementi, uniti a un recente periodo di detenzione, confermano una chiara propensione criminale e una concreta pericolosità sociale attuale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la decisione precedente, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto in ospitalità: no alla particolare tenuità del fatto
L'Imputato è stato condannato per il furto di una carta bancomat commesso all'interno dell'abitazione di amici che lo ospitavano. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il diniego della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la presenza di precedenti penali specifici configura un'abitualità nel reato che impedisce l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Inoltre, la concessione delle attenuanti generiche richiede elementi positivi di meritevolezza, non riscontrabili nel caso di specie. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva nei reati: la Cassazione conferma la condanna per furto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per furto in abitazione in concorso. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti e l'applicazione della recidiva e della dichiarazione di abitualità. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta solo ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione. Inoltre, la Corte ha stabilito un importante principio sulla recidiva nei reati: quando questa circostanza aggravante è contestata per più reati di diversa indole, essa si riferisce a ciascuno di essi. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Molestie telefoniche: l’invio di foto intime costa caro
L'Imputata è stata condannata per il reato di molestia o disturbo alle persone per aver inviato ripetutamente messaggi e foto intime, ritraenti se stessa con il marito della persona offesa, tramite un'applicazione di messaggistica. L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le molestie telefoniche, quando si sviluppano attraverso una condotta reiterata nel tempo, assumono carattere di abitualità. Di conseguenza, la particolare tenuità del fatto non può trovare applicazione per espressa disposizione di legge. L'Imputata perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato e furti seriali: la Cassazione nega lo sconto
Il Tribunale di Cremona ha respinto la richiesta di un condannato volta a ottenere il riconoscimento del reato continuato tra i furti di pannelli fotovoltaici già giudicati con patteggiamento e un furto successivo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la semplice somiglianza dei furti e l'identità della refurtiva non dimostrano un unico disegno criminoso. Al contrario, l'ampio intervallo temporale di cinque mesi tra gli episodi e la probabile inesistenza del secondo impianto fotovoltaico al momento dei primi furti indicano una mera abitualità nel reato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata al ladro recidivo
Il Tribunale aveva prosciolto l'imputato per tentato furto applicando la particolare tenuità del fatto. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, evidenziando che l'imputato non era incensurato, ma gravato da ben cinque precedenti penali per reati contro il patrimonio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la presenza di precedenti specifici configura l'abitualità nel reato, elemento ostativo al beneficio. Inoltre, trattandosi di ricorso per saltum, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata e ha rinviato gli atti alla Corte d'Appello di Venezia per un nuovo giudizio.
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Abitualità del reato e non punibilità: evasore seriale condannato
Un imputato, già condannato quattro volte per evasione, ha tentato di ottenere l'assoluzione per un nuovo reato invocando la 'particolare tenuità del fatto'. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio chiaro: l'abitualità del reato e non punibilità sono concetti incompatibili. Le precedenti condanne dimostrano una tendenza a delinquere che osta all'applicazione del beneficio, riservato solo a condotte occasionali. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'imputato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: la condanna scatta anche per 15 episodi
Una persona è stata condannata per ripetuti episodi di spaccio di lieve entità di hashish e cocaina, spesso in collaborazione con un complice. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che le cessioni fossero gratuite e che i fatti fossero di minima importanza. La Corte ha respinto tutte le argomentazioni, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che lo spaccio è reato anche senza guadagno e che la natura abituale della condotta, con circa quindici episodi, esclude la possibilità di considerare il fatto di lieve entità o di concedere benefici. L'appello è stato dichiarato inammissibile e la pena confermata.
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Abitualità del reato: niente sconti per furto, anche se lieve
Una persona con sette precedenti per furto viene condannata per un nuovo tentativo. In Cassazione, la difesa sostiene che l'atto sia di lieve entità e quindi non punibile. La Corte Suprema respinge il ricorso, stabilendo un principio chiave: la non punibilità per 'particolare tenuità del fatto' non si applica in caso di 'abitualità del reato'. Avere numerosi precedenti specifici dimostra una tendenza a delinquere che rende il comportamento non più 'occasionale' e quindi meritevole di sanzione, a prescindere dal valore del singolo furto. La condanna viene quindi confermata.
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Usura a una sola famiglia: scatta la pericolosità sociale abituale
Un soggetto, accusato di usura ed estorsione continuate per cinque anni ai danni di un unico gruppo familiare, viene sottoposto a misure di prevenzione. L'uomo si difende sostenendo che l'episodio, pur prolungato, era occasionale e non abituale. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio importante: la durata e la costanza di un'attività criminale sono sufficienti a dimostrare la **pericolosità sociale abituale**, anche se le vittime sono poche. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la condotta protratta nel tempo rivela una stabile tendenza a delinquere, giustificando le misure applicate.
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Spaccio abituale: no alla non punibilità per tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio importante in tema di non punibilità. Il caso riguardava due persone condannate per spaccio di droga, commesso ripetutamente nell'arco di un anno. Uno degli imputati ha chiesto l'applicazione della causa di non punibilità per 'particolare tenuità del fatto'. La Corte ha respinto la richiesta, chiarendo che il beneficio non può essere concesso in caso di reato abituale. La ripetizione costante delle cessioni, anche se considerate un 'reato continuato', dimostra un'abitualità che è incompatibile con la 'tenuità'. La condanna è stata quindi confermata, ribadendo la netta distinzione tra particolare tenuità del fatto e reato abituale.
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Evasione e Tenuità del Fatto: No Sconto per il Recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per evasione. L'imputato sperava di ottenere la non punibilità invocando la 'particolare tenuità del fatto'. Tuttavia, i giudici hanno respinto la sua richiesta. La decisione si basa su un principio chiaro: l'abitualità del reato e tenuità del fatto sono incompatibili. Avendo l'uomo già commesso reati simili in passato, il suo comportamento non può essere considerato un episodio isolato e di lieve entità. Di conseguenza, la condanna è stata confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali.
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Abitualità del reato: la Cassazione nega sconti di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la decisione precedente, negando il beneficio a causa dei precedenti penali dell'imputato. La Corte ha stabilito che l'abitualità del reato, dimostrata dalle passate condanne per reati della stessa natura, è un ostacolo insuperabile per ottenere sconti di pena. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e di una multa.
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Particolare tenuità del fatto: Fedina Penale Sporca Non Basta
Un uomo condannato per la detenzione di una modesta quantità di hashish si è visto negare la non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa di precedenti per furto ed estorsione. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: non basta avere una fedina penale 'sporca' per essere considerati delinquenti abituali. Il giudice deve analizzare in concreto se i reati passati e quello attuale sono 'della stessa indole', cioè se condividono caratteristiche fondamentali. Una semplice valutazione automatica basata sui precedenti non è sufficiente per escludere la particolare tenuità del fatto. La causa è stata quindi rinviata per una nuova valutazione.
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