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Giurisprudenza Tributaria

Società di comodo: il test di operatività
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza il caso di una società di nuova costituzione ritenuta una 'società di comodo' dall'Agenzia delle Entrate. La questione centrale riguarda l'applicabilità del test di operatività a un'impresa che, pur non essendo al primo anno di attività, non ha ancora due esercizi contabili precedenti. La Corte ha ritenuto la questione di particolare importanza, data l'assenza di precedenti specifici, sospendendo la decisione finale.
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Notifica telematica: la prova della tempestività
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 17421/2024, interviene su un caso di notifica telematica di un atto di appello in materia tributaria. Al centro della controversia vi è la tempestività dell'impugnazione e l'applicazione del principio di scissione degli effetti della notifica. La Corte ha stabilito che, per verificare la corretta applicazione di tale principio, non è sufficiente l'affermazione del giudice, ma è necessario acquisire le prove documentali, in particolare la ricevuta di accettazione (RAC) della PEC. Pertanto, ha disposto l'acquisizione del fascicolo d'ufficio per accertare la data esatta di invio dell'atto, rinviando la decisione finale.
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Notifica ex socio: valida anche per ipoteca fiscale
La Corte di Cassazione ha stabilito la validità di un preavviso di iscrizione ipotecaria intestato a una società già cancellata dal registro delle imprese, ma notificato a un ex socio. La sentenza chiarisce che, con l'estinzione della società, si verifica un fenomeno successorio in cui i debiti si trasferiscono ai soci. Pertanto, la notifica all'ex socio è pienamente valida ed efficace, rendendolo il destinatario legittimo dell'obbligazione tributaria.
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Deposito tardivo: appello fiscale inammissibile
Un'ordinanza della Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un appello dell'Ente Fiscale a causa del deposito tardivo della prova di notifica. La Corte ha ribadito che il mancato deposito della ricevuta di spedizione o dell'avviso di ricevimento con data certa entro 30 giorni è un vizio insanabile, portando al rigetto del ricorso.
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Responsabilità soci società estinta: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17398/2024, ha stabilito che la responsabilità dei soci di una società estinta per i debiti fiscali pregressi deriva da un fenomeno successorio e non dipende dalla normativa del 2014 che ha introdotto una 'fictio iuris' sulla sopravvivenza quinquennale della società. Il caso riguardava un avviso di accertamento per fatture inesistenti notificato ai soci e al liquidatore dopo la cancellazione della società dal registro delle imprese. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva annullato l'atto solo sulla base della irretroattività della nuova legge, omettendo di valutare la responsabilità dei soci e del liquidatore secondo i principi generali dell'ordinamento (art. 2495 c.c. e art. 36 D.P.R. 600/1973).
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IMU immobile inagibile: la prova al Comune è cruciale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17397/2024, ha stabilito un principio fondamentale per la riduzione dell'IMU su un immobile inagibile. La Corte ha annullato una decisione di merito che aveva concesso lo sconto basandosi solo sulla prova dell'inagibilità emersa in giudizio. Secondo i giudici supremi, è indispensabile valutare se il Comune fosse già a conoscenza di tale stato al momento dell'imposizione fiscale, anche in assenza di una specifica richiesta da parte del contribuente. La sola presentazione di un progetto edilizio non è sufficiente, ma richiede una valutazione di merito che la Corte ha demandato al giudice del rinvio.
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Impugnabilità estratto di ruolo: la Cassazione decide
Un'associazione sportiva ha impugnato un estratto di ruolo relativo a un avviso di accertamento non notificato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, applicando la nuova normativa che limita l'impugnabilità dell'estratto di ruolo. La Corte ha chiarito che l'azione è consentita solo se il contribuente dimostra un pregiudizio specifico e concreto, come l'esclusione da appalti pubblici, requisito non provato nel caso di specie.
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Prescrizione quinquennale: Cassazione su sanzioni
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione quinquennale si applica sempre a sanzioni e interessi fiscali, anche quando derivano da una cartella di pagamento non impugnata. La Corte ha cassato la decisione precedente che applicava erroneamente il termine decennale, ribadendo che solo un titolo giudiziale passato in giudicato può estendere la prescrizione a dieci anni, ma non per sanzioni e interessi che hanno una loro autonomia.
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Deducibilità sconti: onere della prova per l’impresa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di marketing, confermando che la deducibilità sconti e costi promozionali richiede una prova rigorosa. Il contribuente deve dimostrare non solo l'esistenza del costo, ma anche la sua inerenza e coerenza economica, non essendo sufficiente la sola contabilizzazione. In assenza di documentazione adeguata, i costi sono considerati indeducibili.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Una società, coinvolta in un contenzioso per dazi antidumping non versati, ha utilizzato la procedura di definizione agevolata per saldare il proprio debito. La Corte di Cassazione, constatato il completamento del piano di pagamento rateale e l'assenza di opposizioni da parte dell'autorità fiscale, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. La decisione conferma che l'adesione a tali procedure risolve integralmente la controversia, comprese le sanzioni accessorie.
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Tempestività ricorso tributario: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17391/2024, ha ribadito un principio fondamentale nel contenzioso fiscale: la prova della tempestività del ricorso tributario spetta esclusivamente al contribuente. Nel caso di specie, un ricorso è stato dichiarato inammissibile perché il ricorrente non aveva depositato la documentazione attestante la data di notifica dell'atto impugnato, non permettendo al giudice di verificare il rispetto del termine di decadenza di 60 giorni. La Corte ha sottolineato che tale onere non può essere trasferito al giudice né si può ritenere superato da presunte ammissioni della controparte.
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Danno da svalutazione: risarcimento per ritardi IVA
Una società automobilistica, dopo aver ricevuto in ritardo un rimborso IVA, ha chiesto all'Amministrazione Finanziaria il risarcimento del danno da svalutazione monetaria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, rigettando il ricorso dell'Agenzia. Ha stabilito che tale danno è riconoscibile in via presuntiva, calcolato come la differenza tra il rendimento dei titoli di Stato e il saggio degli interessi legali in materia tributaria, senza che il creditore debba fornire una prova specifica, salvo che richieda un danno superiore.
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Società consortile: la gestione fiscale dei costi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17388/2024, interviene sul tema della fiscalità della società consortile. Il caso riguarda la contestazione dell'Agenzia delle Entrate a un consorzio per la mancata fatturazione di ricavi trattenuti per coprire costi di gestione e per la deduzione di quote di ammortamento per sponsorizzazioni. La Corte ha cassato la decisione del giudice di secondo grado, che aveva dato ragione al consorzio, ravvisando una 'motivazione apparente' e la violazione delle norme fiscali inderogabili sul mandato senza rappresentanza. È stato ribadito che spetta al consorzio l'onere di provare che le somme trattenute corrispondano a costi effettivi e non a ricavi occulti.
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Responsabilità socio Srl: prova del pagamento decisiva
Un ex socio di una Srl cancellata è stato ritenuto responsabile per i debiti IVA della società. La Cassazione ha stabilito che il verbale di approvazione del bilancio di liquidazione, contenente una quietanza firmata dal socio, è prova sufficiente della riscossione delle somme, fondando così la sua responsabilità socio Srl. Il disconoscimento della firma da parte del socio è stato giudicato generico e inefficace.
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Società consortile: oneri fiscali e ribaltamento costi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17386/2024, ha annullato la decisione di secondo grado che aveva dato ragione a una società consortile in una disputa con l'Amministrazione Finanziaria. Il caso riguarda la mancata fatturazione, da parte del consorzio alle proprie consorziate, di una quota dei ricavi ottenuti da terzi. La Corte ha stabilito che la sentenza d'appello è viziata da 'motivazione apparente', poiché non ha indagato sulla natura effettiva dei rapporti tra consorzio e consorziate, un accertamento indispensabile per determinare se il consorzio avesse diritto a trattenere quelle somme per coprire i costi di gestione o se dovesse 'ribaltarle' interamente. La parola_chiave del caso è società consortile.
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Onere della prova fondo pensione: la Cassazione decide
Un ex dipendente ha richiesto un rimborso fiscale su una somma ricevuta da un fondo pensione integrativo, sostenendo di avere diritto a un'aliquota agevolata sulla quota di rendimento. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che l'onere della prova fondo pensione spetta al contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare che il rendimento dichiarato proviene da effettivi investimenti sul mercato effettuati dal fondo. La mancata presentazione di tale prova ha comportato il rigetto definitivo del ricorso.
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Omesso esame fatto decisivo: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza tributaria che aveva dato ragione a un contribuente. Il motivo è l'omesso esame di un fatto decisivo: i giudici d'appello avevano ignorato la prova che i beni aziendali, precedentemente sequestrati, erano stati restituiti al contribuente prima dell'anno fiscale in questione. Tale fatto, se considerato, avrebbe potuto portare a una decisione completamente diversa riguardo la tassazione dei redditi da partecipazione.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e sanzioni
In un caso di accertamento fiscale per operazioni inesistenti a carico di una società fallita, la Corte di Cassazione ha chiarito due principi fondamentali. Per le operazioni oggettivamente inesistenti, ai fini della detrazione IVA, è irrilevante la buona fede del contribuente; l'Amministrazione finanziaria deve solo provare che la transazione non è mai avvenuta. Inoltre, i giudici hanno l'obbligo di applicare la normativa sanzionatoria più favorevole al contribuente (favor rei), anche se sopravvenuta. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione su questi punti.
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Agevolazioni fiscali ASD: quando sono legittime?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la decisione di merito che riconosceva a una società sportiva dilettantistica il diritto alle agevolazioni fiscali. L'Agenzia contestava la natura dilettantistica dell'ente, ma la Corte ha ritenuto che le presunte violazioni, come errori contabili o clausole sulla distribuzione di utili, fossero solo errori materiali non sufficienti a provare la commercialità dell'attività e a negare i benefici fiscali previsti dalla legge.
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Raddoppio dei termini: obbligo di denuncia e reati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17380/2024, ha chiarito che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale si applica quando sussistono seri indizi di un reato tributario che impongono un obbligo di denuncia. Questa condizione opera indipendentemente dalla presentazione effettiva della denuncia o dall'esito del successivo procedimento penale. Il caso riguardava un professionista che contestava avvisi di accertamento per costi indeducibili derivanti da fatture per operazioni inesistenti.
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