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Giurisprudenza Tributaria

Prescrizione cartelle: la Cassazione fa il punto

La Corte di Cassazione, con un’ordinanza interlocutoria, ha esaminato un caso relativo alla prescrizione di cartelle esattoriali. Un contribuente aveva impugnato sedici cartelle, ottenendo un annullamento parziale nei primi due gradi di giudizio per vizi di notifica, decadenza e prescrizione. La Corte, prima di decidere nel merito, ha ordinato l’integrazione del contraddittorio nei confronti dell’ente di riscossione e del Comune, parti nel giudizio di appello, sospendendo la decisione sulla questione centrale della prescrizione delle cartelle esattoriali.

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Onere della prova TARI: chi deve provare la riduzione?

Una società industriale ha impugnato un avviso di accertamento TARI, lamentando la mancata riduzione della tariffa nonostante un presunto disservizio e una precedente sentenza favorevole. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che l’onere della prova TARI per ottenere riduzioni o esenzioni grava sempre sul contribuente. Inoltre, ha ribadito che per far valere un giudicato esterno in Cassazione, è necessario trascrivere i passaggi salienti della sentenza nel ricorso, in ossequio al principio di autosufficienza.

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Estinzione processo tributario: la Cassazione decide

Una società contribuente, durante un giudizio pendente in Cassazione contro l’Agenzia delle Entrate, ha aderito a una definizione agevolata della controversia. L’Agenzia ha confermato la regolarità della procedura. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l’estinzione del processo tributario, stabilendo che le spese legali restano a carico della parte che le ha sostenute.

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Estinzione processo tributario per condono: il decreto

Una società operante nel settore del gioco aveva impugnato una decisione della Commissione Tributaria Regionale dinanzi alla Corte di Cassazione. Durante il giudizio, la società ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, versando le somme dovute. La Corte, preso atto dell’istanza e della mancata opposizione da parte dell’Amministrazione Finanziaria, ha dichiarato l’estinzione processo tributario, lasciando le spese a carico di chi le ha sostenute.

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Estinzione del giudizio: la rinuncia all'appello

La Corte di Cassazione dichiara l’estinzione del giudizio tributario a seguito della rinuncia all’appello presentata da un contribuente. La decisione, basata sull’art. 391 cod. proc. civ., stabilisce che le spese processuali restino a carico di ciascuna parte che le ha anticipate, chiudendo così la controversia contro l’amministrazione finanziaria.

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Estinzione processo tributario: il caso della tregua fiscale

Una società operante nel settore dei giochi aveva impugnato un atto impositivo dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli. Durante il giudizio in Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla L. 197/2022. Avendo presentato la domanda e versato le somme dovute, e in assenza di un diniego da parte dell’Agenzia, la Corte ha dichiarato l’estinzione del processo tributario, con spese a carico di chi le ha anticipate.

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Estinzione processo tributario: nuove regole spiegate

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’estinzione del processo tributario in un caso riguardante un contribuente e l’Agenzia delle Entrate. La decisione si basa su una nuova normativa (legge n. 130 del 2022) che prevede la definizione agevolata delle controversie. Poiché la lite era stata inserita in un apposito elenco e nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione del giudizio, il processo si è estinto automaticamente, con la regola che ogni parte sostiene le proprie spese legali.

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Definizione agevolata: processo estinto in Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’estinzione di un processo tributario tra un Comune e una Parrocchia. La decisione si basa sull’adesione del Comune alla definizione agevolata delle controversie tributarie, prevista dalla legge 197/2022. Avendo il Comune presentato la documentazione necessaria e in assenza di un diniego, il processo è stato dichiarato estinto, con spese a carico di chi le ha anticipate.

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Giurisdizione tributaria e onere della prova

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che liberava una società dal pagamento di canoni a un consorzio per l’installazione di cartelloni pubblicitari. Il giudice d’appello aveva erroneamente ignorato gli accordi di concessione esistenti tra le parti, un fatto decisivo per il giudizio. La Suprema Corte ha ribadito che, una volta stabilita la giurisdizione tributaria, il giudice del merito ha il dovere di esaminare tutte le prove fornite per decidere sulla fondatezza della pretesa.

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Termine dilatorio: Cassazione annulla accertamento

La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento per esterovestizione contro una società di noleggio veicoli. La decisione si fonda sulla violazione del termine dilatorio di 60 giorni, che deve intercorrere tra la fine della verifica fiscale e l’emissione dell’atto impositivo. La Corte ha ritenuto che la mera pendenza di un procedimento penale, addotta dall’Agenzia delle Entrate come motivo di urgenza, non fosse sufficiente a giustificare l’emissione anticipata dell’atto, rendendolo così illegittimo.

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Definizione agevolata: processo estinto in Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto un processo tributario pendente a seguito dell’adesione di un Comune alla definizione agevolata prevista dalla Legge n. 197/2022. La decisione conferma che l’accesso a questa procedura, in assenza di diniego della controparte, comporta la chiusura automatica del contenzioso, con le spese legali che restano a carico di ciascuna parte per la quota anticipata.

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Estinzione processo tributario: il decreto decisivo

Un recente decreto della Corte di Cassazione chiarisce le modalità di estinzione del processo tributario a seguito di definizione agevolata della controversia. La Corte ha dichiarato estinto un giudizio pendente dopo che l’Agenzia delle Entrate ha comunicato l’avvenuta regolarizzazione del debito da parte di una società, ai sensi della L. 197/2022. Il provvedimento stabilisce che, in questi casi, le spese processuali restano a carico della parte che le ha anticipate.

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Motivazione cartella di pagamento: guida alla Cassazione

La Corte di Cassazione ha stabilito i criteri per una corretta motivazione della cartella di pagamento. Se la cartella segue un atto impositivo precedente già divenuto definitivo, è sufficiente il richiamo a tale atto e la quantificazione degli importi accessori. Il ricorso dell’Agenzia delle Entrate è stato accolto, mentre quello del contribuente è stato rigettato per inammissibilità, e la causa rinviata alla corte territoriale per un nuovo esame.

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Estinzione del giudizio di cassazione: il caso

Un decreto della Corte di Cassazione dichiara l’estinzione del giudizio di cassazione in materia tributaria. La decisione segue la mancata richiesta di trattazione da parte del contribuente ricorrente entro il termine di quaranta giorni dalla comunicazione della proposta di definizione agevolata del giudizio, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. Tale inerzia viene interpretata come una rinuncia al ricorso, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali a favore dell’Agenzia delle Entrate.

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Estinzione processo tributario: guida alla sentenza

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’estinzione di un processo tributario a seguito dell’adesione del contribuente a una procedura di definizione agevolata. L’inserimento della controversia in un elenco trasmesso dall’ente impositore è stato ritenuto prova sufficiente della regolarizzazione, portando alla chiusura del giudizio. Per l’estinzione processo tributario con questa modalità, le spese legali restano a carico della parte che le ha anticipate.

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Utili extra-contabili: la Cassazione sulla tassazione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio di una s.r.l. contro un avviso di accertamento per utili extra-contabili. La Corte ha confermato la validità della notifica dell’atto presupposto alla società, anche se ricevuto da un semplice “collaboratore” presso la sede. Ha ribadito la presunzione di distribuzione dei profitti non dichiarati ai soci e la loro tassazione integrale (100%), non parziale. Infine, ha dichiarato inammissibili le censure sollevate per la prima volta in sede di legittimità.

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Estinzione processo tributario: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’estinzione di un processo tributario tra l’Agenzia delle Entrate e una società contribuente. La decisione si fonda sull’adesione della società a una procedura di definizione agevolata della lite, come previsto dalla normativa sulla tregua fiscale. Il decreto chiarisce che l’inserimento della controversia in un apposito elenco da parte dell’Agenzia costituisce prova della regolarizzazione, portando all’estinzione automatica del giudizio. Le spese legali restano a carico di ciascuna parte.

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Estinzione processo tributario: la definizione agevolata

Una società impugnava in Cassazione una sentenza della Commissione Tributaria Regionale. Nel corso del giudizio, il Comune creditore aderiva alla definizione agevolata prevista dalla Legge 197/2022. La società presentava la documentazione necessaria, portando la Corte a dichiarare l’estinzione del processo tributario, con spese legali a carico di chi le aveva sostenute.

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Definizione agevolata: estinzione del processo

La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto un processo tributario poiché il contribuente ricorrente aveva perfezionato la definizione agevolata dei debiti oggetto della controversia. La prova del perfezionamento, fornita dall’Avvocatura dello Stato, ha fatto venir meno la materia del contendere, portando alla chiusura del giudizio, pur lasciando alle parti la facoltà di richiedere un’udienza.

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Onere della prova redditometro: redditi passati non bastano

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 20486/2025, ha stabilito che per contestare un accertamento basato sul redditometro, non è sufficiente per il contribuente dimostrare di aver percepito redditi in passato. È necessario adempiere a un preciso onere della prova redditometro, documentando che tali somme fossero ancora disponibili e siano state utilizzate per coprire le spese nell’anno di imposta contestato. La mera affermazione di possedere risparmi pregressi, senza prove concrete sulla loro permanenza, non è sufficiente a superare la presunzione dell’amministrazione finanziaria.

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